Dall’era costantiniana in poi la storia della Prima Chiesa cambiò e venne introdotta una nuova veduta. Il pacifismo da quel momento fu considerato demoniaco come dimostrato dalla seguente citazione: ““Quando le persone affermano erroneamente che non è lecito prendere la spada fisica o andare in battaglia per combattere i nemici della chiesa, questo non è altro che il diavolo che cerca di attaccare il cuore del vostro Ordine”, (Giacomo de Vitry, vescovo). “Non vergognarti mai di prendere la spada o sposa celeste contro gli eretici perché il Dio che ha santificato le azioni compiute dalle braccia del re Davide vive ancora”: (Giovanni di Mantova) Quello che si trova in gran parte degli scritti di quell’epoca è che la focalizzazione si spostò dagli insegnamenti di Cristo e dal Suo esempio a quello di altre figure dell’Antico Testamento dove la violenza veniva utilizzata per stabilire il regno fisico di Israele e per difenderlo. Perciò personaggi dal calibro del re Davide, Giosuè ed altri personaggi biblici come loro, divennero gli eroi della fede e Gesù…. fu lasciato da parte.

Papa Innocente IV disse: “Si è riscontrato che la tortura fisica sia il mezzo più salutare ed efficiente per condurre ad un pentimento spirituale”. Come si è potuto arrivare a quel punto?

 L’imperatore Costantino desiderava che il cristianesimo venisse diffuso ma comprendeva anche, che ciò avrebbe comportato la fine dell’impero romano. In cerca di una soluzione convocò per l’appunto le menti più brillanti chiedendo loro una risposta. Sant’Agostino, uno dei più grandi pensatori di quel tempo concluse: “Infatti non si cerca la pace per provocare la guerra, ma si fa la guerra per ottenere la pace!”. Lui sapeva bene che i cristiani desideravano la pace e lui fu il primo ad esprimere un concetto tale. E’ stata la prima volta che il concetto della pace fu diviso in due categorie diverse: la pace come “mezzo” e la pace come “obiettivo finale” da raggiungere a tutti costi.

“Anche facendo la guerra sii dunque ispirato dalla pace in modo che, vincendo la guerra, tu possa condurre al bene della pace coloro che sconfiggi” (Sant’Agostino). Quindi secondo lui gli si stava facendo un favore.

“Cosa infatti si biasima nella guerra? Forse il fatto che muoiano quelli che sono destinati a morire, perché i destinati a vivere siano sottomessi alla pace? Obiettare questo è proprio dei paurosi, non dei religiosi.” (Dalla lettera di Contro Fausto – 22.74). Sfortunatamente aveva ragione. “Chi potrebbe dubitare ch’è certo meglio condurre gli uomini all’amore di Dio con l’istruzione e la persuasione, piuttosto che costringerli col timore o col dolore del castigo? Ma per il fatto che gli uni sono migliori, non ne segue che gli altri debbano essere abbandonati a se stessi, perché l’esperienza ci ha dimostrato e ci dimostra ch’è utile a molti essere prima scossi dal timore e dal dolore, per poi esser disposti a essere istruiti oppure a praticare ciò che avevano già appreso a parole”. (Sant’Agostino 185 6.21).

Nei suoi scritti Sant’Agostino iniziò a citare l’Antico Testamento sempre di più perché quella parte delle Scritture era consone alla teoria della guerra giusta. In un intento disperato di trovare qualcosa che la rinforzasse negli insegnamenti di Cristo, Sant’Agostino citò una parabola nel vangelo di Luca. La parabola parlava di un re che aveva preparato un grande banchetto al quale diversi dei suoi invitati non si presentarono; il re allora comandò al suo servo di andare fuori a invitare tutti e di costringerli ad entrare, voleva che partecipassero alla sua grande cena. Il passo dice: “Allora il signore disse al servo: “Va’ fuori per le vie e lungo le siepi e costringili ad entrare, affinché la mia casa sia piena” (Luca 14:23). Sant’Agostino interpretò questo passo dicendo che il comando del re di “costringerli ad entrare” significasse che il re avesse costretto tutti a partecipare alla sua festa sotto minaccia di morte, di tortura o di violenza. Questo non è altro che una dimostrazione di disperazione esegetica. Tristemente, interpretazioni del genere divennero la norma della base logica del pensiero agostiniano.

E’ il nostro desiderio che tutti noi che proclamiamo di seguire Gesù lo facciamo veramente dichiarandolo e considerandolo il nostro Signore e non soltanto il nostro Salvatore. Vorremmo chiamare il corpo di Cristo al pentimento. Il mondo cristiano di oggi è influenzato grandemente dal cambiamento costantiniano. Dovremmo lavorare per poter acquisire la prospettiva giusta cercando di scrollare via l’influenza di un pensiero che è stato protratto per secoli; un pensiero che ha eclissato gli insegnamenti di Gesù. Invitiamo tutti i cristiani a rifiutare il cristianesimo costantiniano, in particolare è un invito rivolto ai nostri fratelli protestanti che dichiarano di voler seguire la Bibbia. Questa chiamata non consiste nell’allontanarsi da una denominazione per unirsi ad un’altra o di lasciare la propria chiesa per unirsi alla nostra ma di rigettare un’ideologia che purtroppo ha invaso gran parte del mondo cristiano: l’ideologia della guerra giusta.

Molti dei principi che elencherò di seguito sono stati presi da Martin Luther King Jr, un uomo eccezionale e un grande personaggio dell’ultimo secolo che diede un’applicazione pratica agli insegnamenti di Gesù sul come raggiungere gli altri. Quando gli fu presentato di lasciar stare i metodi pacifisti ed adottare una riforma più aggressiva lui non lo fece. Martin Luther King Jr. modellò qualcosa di bellissimo seguendo la via di Cristo particolarmente il principio di amare i nemici contenuto nel Sermone del Monte nel Vangelo di Matteo 5. Un principio che lui considerava talmente controculturale e pungente che spesso lo ribadiva come un principio di discepolato chiedendo: “Siamo pronti a metterlo in pratica?” “Siamo pronti ad offrire la nostra vita e seguire la via della croce praticando l’amare i nostri nemici?”. Lui diceva che se si mettesse in pratica veramente il sermone del Monte tanti aspetti del discepolato si sarebbero risolti facilmente perché le persone avrebbero agito in modo naturale dal cuore essendo generosi, servendo le loro comunità, perdonando, offrendo la loro vita, amando i loro nemici e tante altre cose positive. Bisogna abbattere il proprio istinto di autoconservazione. Martin Luther King Jr. disse: “Se qualcuno ti odia, prima di reagire fermati e dichiara: “Signore, anche se ciò che sta accadendo è palesemente sbagliato, c’è qualcosa che io possa imparare da questa situazione? Non evitare mai l’opportunità di imparare qualcosa riguardo te stesso e di crescere spiritualmente. Valuta la tua vita prima, togli la trave del tuo proprio occhio prima di cercare di rimuovere la pagliuzza dall’occhio del tuo vicino. Abbiate una disposizione umile. Chiedete scusa se possibile in modo personale, razziale, nazionale e religioso”.

Pensiamo al contesto di questo sermone…nella folla erano presenti più che altro delle persone di colore dove era ovvio a tutti che fossero oppressi, in una posizione di estrema debolezza. Avrebbe potuto benissimo utilizzare la sua popolarità per incoraggiare le persone a combattere; ma le prime parole che pronunciava nei suoi sermoni erano sempre: “C’è qualcosa che abbiamo fatto di sbagliato? C’è per caso un’abitudine o qualcosa che possa accendere una risposta violenta e di odio nei confronti degli altri?” “C’è qualcosa che possiamo cambiare in noi come comunità? Prima impariamo come migliorare e poi possiamo andare oltre”. Lui stava cercando di insegnare che nella nostra vita, dovremmo sempre chiederci se c’è qualcosa che possiamo imparare. Quando si adotta questo tipo di approccio verso un potenziale conflitto, si vince sempre.  “Impara a vedere le persone come Dio le vede. Prima di iniziare a cercare di relazionarti con loro ricorda che hai guardato te stesso e hai realizzato come Dio ti contempla perciò fa lo stesso con gli altri. Loro non sono il tuo nemico, loro sono delle persone create ad immagine di Dio di valore infinito; sono delle persone per cui Cristo diede la Sua vita. Da questa consapevolezza andiamo avanti” (Martin Luther King Jr.). “Sono dei peccatori infranti in bisogno dell’aiuto divino. Sono malati in bisogno di guarigione, sono schiavi in bisogno di un riscatto”, tutte metafore bibliche. “Quando ci relazioniamo con i nostri nemici, cerchiamo di relazionarci con il bene in loro mentre confrontiamo il male”(Martin Luther King Jr.). 

Martin Luther King Jr. espresse queste parole mentre era circondato, da persone che lo odiavano. Perciò quando guardiamo negli occhi chi ci odia dovremmo pregare che Gesù ci aiuti a vedere e a richiamare il bene in loro mentre si confronta il male.

Quando qualcuno ci ferisce non dovremmo confondere l’amore con il sentimento. La cosa giusta sarebbe confrontarlo in un modo che si dimostri interesse per la persona. Amare non significa lasciare che qualcuno ti faccia del male, senza dirgli nulla,  a volte bisogna confrontarsi con lui o con lei, rendendoli responsabili delle loro azioni.

Cosa fare quando siamo stati noi a ferire qualcuno e capiamo di aver sbagliato? “Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta” (Matteo 5:23,24). Ciò che è più importante in questo caso è mettere al primo posto le relazioni, lasciando da parte la pratica religiosa, in un secondo momento. Se avessimo bisogno di chiedere scusa a qualcuno per qualsiasi cosa, dovremmo farlo immediatamente. Gesù è consapevole del bisogno umano che abbiamo di ragionare, di teorizzare, di discutere e di verbalizzare la teologia che si sta studiando; tuttavia essa,  rimane nelle parole spesso e non nella messa in pratica. Gesù sa che potremmo perderci in un’infinità di parole, ed ecco come Lui, ci ha indicato, nei versi precedenti, il modo per riconciliarsi. In quei casi, è più importante che facciamo la pace gli uni con gli altri, che iniziare qualsiasi pratica spirituale.

Cosa bisogna fare se qualcuno fa del male ad un’altra persona? Come dovremmo intervenire? “E se invece di stabilire ciò che non dovremmo fare, decidessimo cosa fare? Che ne pensate se i cristiani si allenassero a fare del bene, nello stesso modo in cui un atleta si allena? Che ne pensi se i cristiani si autofinanziassero per giungere in uno dei luoghi di conflitto come “agenti” di riconciliazione e di pace?” (Ron Sider).

So che molti di noi abbiamo il desiderio di contribuire quando ci sono dei conflitti armati, possiamo farlo come agenti di pace. La nostra comunità collabora con un gruppo di chiese che hanno deciso di formare un corpo di operatori di pace che sono presenti in zone di conflitto. Loro vanno in quei luoghi disposti ad offrire la loro vita al servizio degli altri e tutto questo, senza prendere le armi. Come sarebbe se i cristiani dimostrassero lo stesso spirito di sacrificio e di dedizione dei soldati in guerra alla non-violenza attiva?

Vorrei proporre di rinnovare la nostra gratitudine a Cristo per aver dato la Sua vita per noi aprendo le porte al Nuovo Patto non solo a parole o nel cuore ma con la nostra vita. Riconosciamo ciò che Gesù ha fatto per noi come dimostrazione del Suo amore. Ora Gesù ci chiama a rispondere nello stesso modo dando la nostra vita per gli altri, amandoli come Lui ci ha amati. Per chi non credesse in Dio, forse questa è una buona occasione per dire di sì a Gesù, volendolo seguire. Prendiamo questo momento per rinnovare la nostra dedizione a Cristo. Riflettiamo chiedendo a Gesù cosa dovremmo cambiare nella nostra vita per poter essere liberi di fare un prossimo passo e diventare degli operatori di pace.