Un Regno di Mendicanti

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli… 

~ GESÙ (Matteo 5:3).

 Gesù inizia il suo sermone della montagna, indirizzandolo a persone che stanno in una valle —verso coloro che si sentono spiritualmente inadeguati. La versione di Luca dice semplicemente “Beati voi che siete poveri” e non aggiunge la parola “in spirito”. La povertà economica potrebbe avere somiglianze con la povertà spirituale, entrambe implicano una percezione di perdita di auto-sufficienza.

La parola che viene qui tradotta con “poveri” (dal greco ptochoi) è la parola più forte per esprimere povertà che Matteo potesse usare. Significa letteralmente essere rannicchiati o accovacciati, e di solito si riferiva ai mendicanti. Questi poveri, i poveri mendicanti, sopravvivono solo grazie alla gentilezza degli altri. Gesù presenta lo stesso concetto usando un’analogia diversa quando dice: “In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Matteo 18:3). I bambini non sono autosufficienti. Come i poveri mendicanti, i bambini devono affidarsi alla cura degli altri per sopravvivere. Quindi, alcuni di noi potrebbero aver bisogno di convertirsi, di cambiare il nostro modo di pensare e diventare come bambini. Altri potrebbero essere già in quello stato a causa delle circostanze della vita.

Confesso che ho sempre avuto difficoltà a capire questa beatitudine perché da quando ho intrapreso questo cammino di fede mi sentivo non povero, ma ricco di spirito. Per la maggior parte della mia vita, sono stato spiritualmente ricco, privilegiato, e sicuro. Durante quegli anni, queste beatitudini mi sembravano delle sdolcinatezze poetiche, che non riverberavano in me. Erano, in parole povere, noiose.

La vita con le sue rotture e fallimenti mi ha aiutato a guardare me stesso un po’ più attentamente per scoprire le mie miserie interiori, la mia ipocrisia ed il mio Ego che cerca sempre di essere nutrito in maniera abbondante.

La nostra vita è un affascinante viaggio e se stai avendo difficoltà a vedere la propria povertà di spirito, non preoccuparti, andiamo avanti.

Continua a leggere il Sermone della Montagna e Dio lo potrà usare per aiutarci a cambiare e diventare come un bambino, svuotato da qualsiasi autosufficienza morale o religiosa. Continuando a leggere saremo confrontati col nostro senso di colpa per omicidio (quando odiamo o ci arrabbiamo), per adulterio (quando bramiamo) e orgoglio (quando preghiamo o facciamo cose buone per essere visti) e idolatria (quando ci teniamo stretta la nostra ricchezza) e mancanza di fede (quando ci preoccupiamo) e sentenzialismo (quando ignoriamo la trave nel nostro occhio). Poi, quando i nostri occhi saranno aperti per vedere la nostra povertà in spirito, potremo ricordarci che il Regno dei Cieli ci viene offerto come un dono gratuito della grazia.

Gesù comincia i suoi insegnamenti con pura grazia. Le Beatitudini sono pura benedizione. Non sono requisiti, comandamenti o richieste; vale a dire, non sono una lista spirituale di cose “da fare” e di “come farle”. Non dovremmo leggerle come se dicessero: “se fate X, sarete ricompensati con Y”. Non c’è pressione da performance qui.

Possiamo leggere le Beatitudini come un invito a collaborare con l’opera dello Spirito nella nostra vita. Come il Frutto dello Spirito descritto in Galati 5:22-23, (amore, pace, gentilezza, autocontrollo, mitezza, ecc) le Beatitudini dicono “questo è quello che lo Spirito di Dio vuole fare in te” piuttosto che “questo è quello che devi fare se vuoi avere lo Spirito di Dio in te”. Una volta che riconosciamo che tipo di opera Dio sta compiendo nel nostro cuore, possiamo percepire con più chiarezza le sue spintarelle e seguire lo Spirito, piuttosto che remargli contro. Anche questa è grazia.

Se cercate nella Bibbia, troverete che Gesù non pronuncia mai la parola “grazia”, e tuttavia la insegna costantemente. Nelle parabole come il Servo Ingiusto (Matteo 18:21-27), il Padrone Generoso (Matteo 20:1-16), e il Figlio Prodigo (Luca 15:11-27), Dio cancella i debiti, ci da più di quello che potremmo guadagnare, ignora le offese, ed organizza una festa quando ritorniamo a casa, senza puntare il dito con dei: “te-lo-avevo-detto-io” oppure “ecco-la-lista-delle-cose-che-ora-devi-fare”.

Alla sfida su: “come parlare sempre di grazia senza parlare sempre di grazia”, Gesù risponde con le Beatitudini.

Questo mi ricorda della parabola di Gesù del Fariseo e dell’Esattore delle Tasse (Luca 18:9-14). Il Fariseo si sentiva ricco in spirito mentre l’esattore delle tasse povero in spirito, e così fu l’esattore delle tasse a ricevere le benedizioni di Dio. Per citare ancora Frederick Dale Bruner, un teologo contemporaneo:

Gesù è dalla parte di coloro che falliscono e che portano addosso questo fallimento. Per cui le parole iniziali del Sermone della Montagna sono piene di grazia. Sono coloro che hanno la consapevolezza della propria fragilità, con dolore e un cuore contrito, che sono veramente giusti, e sono invece coloro che sono sicuri di essere giusti e di non avere bisogno di pentirsi che sono i veri peccatori.Frederick Dale Bruner (The Christbook, A Commentary on Matthew)

Come nel primo passo del programma degli Alcolisti Anonimi, iniziamo con l’ammettere che siamo fallibili. Questa ammissione ci apre al secondo passo: arrivare a credere che esiste un Potere fuori da noi stessi che può sanarci. I poveri in spirito sono pronti a ricevere perché hanno smesso di credere a qualunque illusione di autosufficienza.

Quindi, forse c’è qualcosa che possiamo fare in partnership con questa prima Beatitudine. Possiamo aprire i nostri occhi e ammettere quello che è già vero — non siamo spiritualmente autosufficienti. Non dobbiamo diventare poveri in spirito perché, se abbiamo occhi per vedere, siamo già poveri in spirito. Abbiamo bisogno di Dio, abbiamo bisogno di Gesù.

[Per inciso: Da notare quanto ampia e inclusiva sia la Grazia di Dio nelle Beatitudini. Benché Gesù stesse insegnando ai suoi discepoli, non dice loro che queste benedizioni sono solo per i discepoli.

In altre parole Gesù non dice “benedetti sono i credenti che sono poveri in spirito”; no, egli pronuncia queste benedizioni su chiunque sia povero in spirito, nel senso di essere consapevole della propria fragilità e del bisogno di Dio, o che sia mansueto e misericordioso. Gesù parla a candidati per il suo regno. Queste sono promesse universali, e non possiamo impedire alla grazia di Dio di andare dove Dio vuole. Questa ampiezza della misericordia di Dio si incastra bene con l’insegnamento di Gesù nel vangelo di Matteo riguardo le Pecore e le Capre (Matteo 25:31-46; vedi anche Giovanni 5:28-29). In quella storia, Gesù descrive un giorno del giudizio nel quale egli va oltre la comunità dei credenti per raggiungere persone che, attraverso le loro azioni senza rendersene conto, lo hanno servito o si sono rifiutati di farlo. Le pecore e le capre non sono delle sottocategorie di credenti (da notare infatti che ne le pecore che le capre avevano mai sentito prima la “Parabola delle Pecore e delle Capre”) e qui nelle Beatitudini troviamo la stessa verità rivelata. La grazia di Dio è enorme e il suo regno è inclusivo].

Quindi, ti stai chiedendo se sei abbastanza povero in spirito? Non preoccuparti. Non devi fabbricarlo. Verrà il tempo quando le tue circostanze cambieranno e toccherai il fondo, oppure ti sentirai mancare le forze, e quando quello accadrà ricordati di questa beatitudine. Gesù sarà li ad aspettarti e tu sarai circondato dal suo amore.

I punti di riferimento della tua identità ti sono stati rimossi? Stato sociale, relazioni, apparenza, capacità? Assomiglia a una sorta di morte? Bene. Lascia che il vecchio muoia così che il nuovo te, un cittadino a pieno merito del regno dei Cieli sulla Terra, può emergere.

Questa Beatitudine potrebbe spiegare perché molte persone fanno più piena esperienza di Dio durante momenti di transizione importante, di crisi, o di sconvolgimento: quando passiamo dall’essere ragazzi a divenire adulti, quando perdiamo il lavoro o una persona cara, quando le speranze e i sogni e i punti di riferimento della nostra identità stanno sparendo.

A volte sembra che le persone anziane siano più sintonizzate sulla frequenza del cielo, quando le cose di questa terra stranamente sbiadiscono. Visto da fuori, potremmo criticare la tendenza delle persone anziane ad avvicinarsi alla fede, ritenendola una stampella a cui si aggrappano per l’indebolirsi della loro mente e delle loro forze. Ma nella realtà, queste persone anziane stanno diventando sempre più povere in spirito. La loro identità di tutta una vita sta cambiando. Potrebbero aver perso parte del loro status sociale, ricchezza, relazioni, apparenza e le capacità che erano la fonte della loro autostima per la maggior parte della loro vita. Adesso sono più aperti al regno che è sempre stato loro.

Amici, invecchiare è duro e perdiamo molto. La nostra carriera finisce, le risorse economiche diminuiscono, delle persone a noi care potrebbero non esserci più, la nostra apparenza cambia, la nostra salute si indebolisce, le nostre abilità diminuiscono, il nostro senso generale di stato o stima di noi stessi potrebbe diminuire. E tuttavia quello è precisamente dove Gesù ci aspetta con entusiasmo in una misura ancora più grande. Nella nostra debolezza diventiamo più aperti alla forza di Gesù (2 Corinzi 12:1-10).

Alcuni di noi potrebbero sperimentare questa povertà in spirito prima di invecchiare. Alcune circostanze che hanno coinvolto il nostro corpo o mente o le nostre relazioni, potrebbero già aver diminuito le nostre forze, il nostro status, o la nostra autostima e averci tenuto poveri in spirito. Gesù ci invita a vederne i vantaggi e ad aprire i nostri occhi alla sua presenza. Il regno dei Cieli è nostro qui e adesso.

 Il Regno dei Cieli è inevitabilmente il nostro tema per tutte le Beatitudini e, in verità, per tutto il Sermone della Montagna.

Questa è l’affermazione principale con la quale Gesù comincia il suo ministero. La parola “cieli”, può assumere diversi significati.

Può riferirsi al paradiso oltre questa vita dov’è la dimora di Dio, ma può anche riferirsi semplicemente alla volta celeste (il cielo stellato), e anche al cielo dove volano gli uccelli, e persino all’atmosfera che ci circonda. La nostra idea di una dimora celeste nello spazio dove Dio risiede, così come anche il nostro concetto di spazio, cielo, atmosfera – è tutto in quella parola: ouranos. Infatti, quando Gesù dice il regno DEI cieli, è sempre al plurale.

Quando Gesù parla del regno dei cieli, dovremmo pensare al Regno di Dio tutto intorno a noi. Un regno che ha origine nella dimensione celeste, ma che esiste e si esprime nella vita adesso, ma in maniera capovolta. Il più grande in questo regno si deve fare piccolo ed al servizio degli altri.

 Quando Gesù risponde a Pilato dicendo: “il mio regno non è di questo mondo” (Giovanni 18:36), non sta dicendo che il suo regno è lontano da qualche parte, ma che il suo regno non ha origine e non è alimentato dai sistemi di questo mondo. Il Regno dei Cieli che Gesù proclama è la realtà del cielo che trasforma la terra, una relazione alla volta, con la fede, la speranza e l’amore.

Il regno dei cieli è qui adesso ed è aperto a tutti. È molto più probabile che ne sperimentiamo la sua accogliente presenza e il suo potere di guarigione quando le nostre altre fonti di sicurezza ci vengono strappate via.

Parlando del Regno in un’altra occasione Gesù ci dice nel vangelo di Luca 17-21 che “ecco, il regno di Dio è dentro di voi”. Quindi questa dimensione del Regno si sperimenta prima dentro di noi, accogliendo il Re di questo Regno (Gesù), per poi condividere questa realtà d’amore con coloro che ne fanno parte e con coloro che troviamo nel nostro cammino. Questo Regno che è già esistente, è destinato a crescere e quando vi entriamo troveremo molte persone che sono nel processo di scoprire la loro” povertà di Spirito” … se non lo hai ancora scoperto, non ti preoccupare. Vai avanti seguendo la Via, (così erano chiamati i primi cristiani) che porta a salire sul monte. Siamo tutti noi apprendisti e studenti.

Mentre saliamo, impariamo, cresciamo e con l’aiuto della Sua Grazia saremo trasformati.