SINTESI: Leggi questo e salta il resto (se vuoi)
- Questa preghiera per l’avvento del regno di Dio è una preghiera per il cambiamento divino, affinché Dio interferisca con il normale corso delle cose nel nostro mondo.
- La preghiera per l’avvento del regno di Dio era una preghiera ebraica comune al tempo di Cristo; Gesù infuse un nuovo significato al concetto del regno di Dio.
- Il regno di Dio è lo stile di vita in cui regnano la volontà e la via di Dio.
- Spesso ci chiediamo quale sia la volontà di Dio per la nostra vita, ma ciò trascura il fatto che Gesù ci stia già insegnando la volontà di Dio. La volontà di Dio è che seguiamo Gesù, il che include vivere il Discorso della Montagna.
- L’obiettivo del Vangelo non è l’andare in paradiso, ma piuttosto che il paradiso venga a noi.
- Pregare affinché venga il regno di Dio ci dà un senso di scopo come cittadini, soldati e ambasciatori in questa vita.
- La preghiera è più simile a un walkie-talkie in tempo di guerra per chiamare rinforzi che a un citofono domestico per chiamare il maggiordomo.
- Il discorso della montagna è la costituzione del Regno dei Cieli sulla terra; rappresenta i nostri diritti e doveri come cittadini del Regno di Cristo.
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IL NUCLEO
(Il cuore del messaggio)
La preghiera è più simile a un walkie-talkie in tempo di guerra per richiedere rinforzi che a un interfono domestico per chiedere al maggiordomo di portarci un altro comodo cuscino.
CONTESTO
(Cosa succede prima e dopo questo passaggio)
La storia è stata percepita in svariati modi da culture e religioni diverse nel corso dei secoli: ad esempio, come un processo privo di significato, ciclico o con una direzione precisa.
- La storia è priva di significato. Shakespeare lo esprime nel Macbeth quando dice:
Domani, e domani e domani striscia a piccoli passi, di giorno in giorno, fino all’ultima sillaba del tempo prescritto; e tutti i nostri ieri hanno illuminato a dei pazzi il cammino verso la polverosa morte. Spegniti, spegniti, breve candela! La vita non è che un’ombra che cammina; un povero attore, che s’agita e si pavoneggia per un’ora sul palcoscenico e del quale poi non si sa più nulla. E’ un racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e di furore, e senza alcun significato.”
(Macbeth, Atto 5, Scena 5)
- La storia è ciclica. Molti filosofi dell’antica Grecia, dell’India e della Cina insegnavano che la storia si ripete in cicli infiniti. Platone parlava del “Grande Anno”, (o Anno Perfetto) quando la storia sarebbe giunta alla fine per poi ricominciare da capo. Analogamente, gli stoici credevano in un ciclo cosmico ricorrente in cui l’universo subisce periodicamente distruzione e rinascita. Tale filosofia è rappresentata anche in Battlestar Galactica, la migliore serie TV di tutti i tempi, punto e basta, senza se e senza ma.
- La storia ha una direzione precisa. Il punto di vista ebraico e poi cristiano è che Dio stia intenzionalmente muovendo la storia verso il suo telos, il suo obiettivo. Come una freccia, la storia è diretta verso il bersaglio del “Giorno del Signore” (Amos 5:18) o del “Regno di Dio” (Marco 1:15).
Quindi pregare per l’avvento del regno di Dio era una preghiera comune nel giudaismo. Il Kaddish, un’antica preghiera ebraica, recita:
“Possa Egli stabilire il Suo Regno nella vostra vita e nei vostri giorni, e nella vita dell’intera casa d’Israele, presto e in un prossimo futuro.” –Kaddish
La differenza sta nella comprensione che Gesù aveva del “regno”. Gesù non inventò un nuovo concetto, ma reinventò il suo significato. Le idee ebraiche sulla venuta del regno di Dio erano geografiche, nazionalistiche e militaristiche, mentre Gesù inaugurò un Regno che è relazionale, inclusivo e non violento.
Si trattava di un cambiamento di mentalità talmente radicale che, anche dopo tre anni di insegnamenti diretti da parte di Gesù, i suoi discepoli ebrei non riuscivano ancora a comprenderlo. Poco prima dell’ascensione, mentre Gesù stava insegnando ai suoi discepoli il battesimo dello Spirito Santo, essi lo interruppero per chiedergli:
“Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?” ~ I discepoli (Atti 1:6)
Si dice che non esistono domande stupide. Tranne, beh, questa. I ragazzi erano dei veri sostenitori del MIGA (Make Israel Great Again, Rendiamo grande Israele).
Gesù risponde dicendo, in sostanza: «Non avete ancora capito. Il mio regno non è solo per Israele. È per tutti» (vedi Atti 1:8).
Gesù pose l’idea del Regno di Dio che sta per venire al centro del suo messaggio di Buona Novella (Matteo 4:17, 23; 10:7; 24:14; Marco 1:15; Luca 4:34). Quindi tale argomento merita il nostro tempo e la nostra attenzione. Parafrasando Stanley Hauerwas, teologo anabattista, la preghiera per la venuta del regno di Dio è una preghiera per il disturbo divino, affinché Dio interferisca con il normale corso delle cose nel nostro mondo. Il nostro mondo ha bisogno del “disturbo divino” come mai prima d’ora.
Per chi come noi si ritiene un cittadino, un soldato e un ambasciatore del Regno di Cristo, pregare “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà” costituisce il nostro quotidiano giuramento di fedeltà.
DA PONDERARE (Osservazioni sul brano)
Venga il tuo regno. Proprio come in italiano, i termini greci per regno e re sono intrecciati. La parola greca per “regno” (basileia) deriva da “re” (basileus). Parlare di un regno significa parlare del regno di un re. Il dominio di un re, e le qualità del regno saranno determinate dalla qualità del re. Il termine “regno” è attivo, come quando si parla dell’amore di Dio e di come Egli ama attivamente, non è un riferimento ad uno stato statico o ad un concetto astratto. Il regno di Dio, come l’amore di Dio, è una cosa che Dio fa, esprime e manifesta. Quindi, potremmo pregare “Venga la tua guida e il tuo regno” o “Venga il tuo governo” o meglio “Venga il tuo regnare”. Qualunque traduzione usiamo, il Regno di Dio è il regno in cui regnano la volontà e la via di Dio. Il regno si trova dove i credenti vivono come cittadini del cielo mentre sono sulla terra. Il Regno di Dio è sia presente ora tra noi e dentro di noi, sia ancora da venire. È una realtà già iniziata ma non ancora pienamente realizzata. La frase elegante per esprimere questo concetto è “escatologia inaugurata” (o escatologia “già e non ancora”): il futuro compimento di tutte le cose e la consumazione della storia (escatologia) è già iniziato e noi siamo invitati a vivere in quella realtà (inaugurata). Un giorno Dio perfezionerà tutta la creazione e asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi (Apocalisse 11:15; 21:4). In quel momento, ogni ginocchio si piegherà davanti al Re Gesù e ogni lingua confesserà che Egli è il Signore (Filippesi 2:9-11). Quindi preghiamo affinché quel giorno arrivi, affinché il regno venga, affinché tutti gli altri regni siano sottomessi a Dio, affinché la storia alla fine attraversi quel traguardo e sperimenti la perfezione ricreativa di Dio. E preghiamo affinché Dio ci usi qui e ora per creare scorci di quella realtà del regno tra di noi. Dio risponderà a questa preghiera affinché il regno venga completamente alla fine dei tempi e parzialmente ogni singolo giorno in cui onoriamo Gesù come nostro Signore. Questo è il motivo per cui Gesù e i primi cristiani potevano parlare del Regno dei Cieli come di una realtà futura e presente (Matteo 4:17; 10:7; 11:11-12; 12:28; 16:28; Luca 7:28; 16:16; 17:20-21; Romani 14:17; 1 Corinzi 4:20; Colossesi 1:13; 4:11). Questo regno non è statico. I suoi confini non sono fissi. Arriva in modo dinamico attraverso l’evangelizzazione e il discepolato. Tuttavia, in ultima analisi, è Dio che ci porta il suo regno, ed è per questo che preghiamo affinché il suo regno “venga” e non affinché noi lo “edifichiamo”, lo ‘diffondiamo’ o lo “facciamo crescere”. Noi possiamo riceverlo, entrarvi, invitarlo e cercarlo (Luca 12:32), ma non siamo noi a creare il Regno. Il verbo qui – venire – ci spinge sia all’azione che alla piena dipendenza da Dio. In definitiva, desideriamo che sempre più persone immigrino nel regno come cittadini per poi aiutarli a diventare soldati che combattono contro regni alternativi, nonché ambasciatori che rappresentano il regno di Cristo presso i popoli di questo mondo. (Maggiori informazioni su questo argomento più avanti).
DIGRESSIONE: MARANATHA! La Chiesa primitiva pregava ogni giorno per l’avvento del Regno di Cristo nel Padre Nostro, ma anche con quella che sembra essere stata un’espressione comune: Maranatha! La parola composta in aramaico forma una preghiera che ha un doppio significato: “Signore, vieni!” e/o “Il Signore è venuto!”. La troviamo in 1 Corinzi 16:22, dove Paolo lascia l’espressione nell’originale aramaico senza tradurla per i suoi ascoltatori greci, suggerendo che fosse una frase nota a tutti i primi cristiani (simile alla parola aramaica Abba). Quindi, i seguaci di Cristo pregano affinché il Regno di Dio venga e metta a posto tutto ciò che è sbagliato (1 Corinzi 15:20-28), e noi dichiariamo che fino a quel giorno non siamo soli: Gesù è già qui con noi e possiamo intravedere il suo Regno nella nostra vita e attraverso di essa (Matteo 18:20; 20:28; Luca 17:20-21; vedere anche Giovanni 14:16-18 dove il contesto suggerisce che Gesù viene a noi attraverso lo Spirito Santo). “Maranatha” è la nostra preghiera per avere più Gesù cercandolo però già tra noi nei panni di “il fantasma del 1820”.
“Il regno di Dio è la portata della sua volontà efficace: cioè, è il dominio in cui ciò che egli preferisce è effettivamente ciò che accade”. ~ Dallas Willard (Divine Conspiracy)
“Per Gesù, ‘regno’ avrebbe significato la società del popolo di Dio che prospera in questo mondo sotto Cristo come Re”. ~ Scot McKnight (Sermon on the Mount)
“Il Regno di Dio è il mondo celeste che irrompe nella nostra esistenza terrena. Non pensate al regno come a un regno verso cui stiamo andando, ma piuttosto come a una realtà che sta venendo a noi”. ~ Kevin DeYoung (Il Padre Nostro)
“Il Regno di Dio invade il dominio di Satana ogni volta che le persone giungono alla fede in Gesù Cristo. Il Regno viene quando i discepoli di Gesù crescono nel loro rapporto con Dio e con il prossimo. Il Regno non è solo futuro, e la speranza dei discepoli non è una fuga dalla realtà: essi non cercano di lasciare la terra per un’esistenza celeste eterea. Cercano piuttosto un’esistenza concreta in cui il cielo scenda sulla terra, e si adoperano per promuovere gli interessi celesti già nel presente”. ~ David L. Turner (Il Vangelo di Matteo)
[A proposito, mi viene in mente che gli alieni invasori nella serie Netflix “Il problema dei 3 corpi” sono l’immagine speculare del Regno di Cristo che sta per arrivare. Per chi di voi ha visto la serie, mi piacerebbe discuterne. (Fine del momento nerd).]
Sia fatta la tua volontà. Questa frase è una riaffermazione, una chiarificazione e un’estensione di «venga il tuo regno». Quando preghiamo affinché venga il regno, preghiamo affinché la volontà e la via di Dio prevalgano. La volontà di Dio non è sempre facile o sicura, ma è sempre «buona, accettevole e perfetta» (Romani 12:2). E qual è la volontà di Dio per la nostra vita? Quando poniamo questa domanda, spesso trascuriamo l’ovvio. Nel contesto, Gesù sta insegnandoci la volontà di Dio in tre capitoli del Vangelo di Matteo. Ecco la volontà di Dio: imparate e vivete il Discorso della Montagna. Secondo il teologo Frederick Dale Bruner (The Christbook), pregare “sia fatta la tua volontà” significa pregare “sia fatto il tuo Discorso della Montagna”. Sì, la volontà di Dio per la nostra vita può essere più di questo, ma non sarà meno di questo. L’insegnamento di Gesù nei Vangeli è il nostro punto di partenza per discernere la volontà di Dio per la nostra vita. Ora, a volte ci rendiamo conto che la nostra volontà non è in linea con quella di Dio. In dette occasioni, quando forse non vogliamo fare la volontà di Dio, ma almeno desideriamo volerla fare, recitiamo questa preghiera. Chiediamo a Dio di ammorbidire la nostra volontà forte e di piegarla alla sua. Questo è il cuore del discepolato cristiano. Se vogliamo che la volontà e la via di Dio prevalgano in questo mondo, dobbiamo sapere che ciò deve iniziare da noi. Infatti, siamo stati salvati dal nostro peccato perché una notte nel giardino del Getsemani Gesù ha recitato proprio questa preghiera (Matteo 26:39, 42, 44). Pregandola regolarmente con il cuore, ci salveremo dal precipitare in spirali discendenti che portano a un peccato sempre maggiore. Detta richiesta è anche un promemoria quotidiano che c’è del lavoro da fare, perché non tutto in questo mondo è un riflesso della volontà e della via di Dio. Ciò ha un significato per le nostre teodicee (spiegazioni del perché esiste il male). Altri regni sono in conflitto con il Regno di Dio, e altre volontà resistono alla volontà di Dio (Luca 13:34), e quindi abbiamo una guerra da combattere. (Il rovescio della medaglia di questa idea si trova in Efesini 1:11. Maggiori informazioni su questo argomento più avanti).
“Qui (nel Padre Nostro) più che in qualsiasi altro luogo, lo scopo della preghiera diventa chiaro: non è quello di costringere Dio a fare la mia volontà, ma di allineare la mia volontà alla sua.”~ J.I. Packer (Praying)
“La volontà del Padre è che viviamo la vita del regno. La volontà del Padre è, quindi, che viviamo il Discorso della Montagna.” ~ Darrell Johnson (Fifty-Seven Words that Change the World)
Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere l’opera sua. ~ GESÙ (Giovanni 4:34)
Poiché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, mi è fratello, sorella e madre. ~ GESÙ (Matteo 12:50)
Come in cielo. Qui abbiamo uno dei pochi esempi nel Discorso della Montagna in cui la parola “cielo” è usata al singolare. In ogni esempio (5:18; 5:34; 6:10; 6:20; 6:26), il singolare è usato per enfatizzare il cielo come luogo specifico (sia la città celeste dove Dio siede sul suo trono, sia il cielo dove volano gli uccelli). Il plurale “cieli” si riferisce invece a tutte le dimensioni del creato e delle nostre vite dove Dio regna. Singolare: un luogo specifico. Plurale: la presenza immanente di Dio che ci circonda. Ogni volta che la parola “cielo” è associata a ‘regno’, come in “il regno dei cieli”, è al plurale. Finora, nella preghiera del Signore, Gesù l’ha usata in entrambi i modi, insegnandoci a pregare “Padre nostro che sei nei cieli” (plurale) e poi chiedendo che la sua volontà sia fatta “come in cielo” (singolare) così sulla terra. Questo ci ricorda che ciò che vediamo e percepiamo intorno a noi è solo una dimensione della realtà. C’è una realtà più grande e invisibile che ci circonda, dove il nome di Dio è onorato, il suo regno è indiscusso e la sua volontà è fatta. (Pensate a 2 Re 6, in particolare al versetto 17).
“In cielo la volontà di Dio è perfettamente fatta ora perché non c’è nulla in cielo che la ostacoli; la preghiera mira a replicare una condizione analoga qui sulla terra”. ~ Leon Morris (Il Vangelo secondo Matteo)
In 2 Re 6, il profeta Elia prega Dio affinché aiuti il suo assistente a vedere la realtà più grande che li circonda
Così in terra. Questa frase riassume il senso delle tre richieste precedenti: che il nome di Dio sia magnificato, che venga il suo regno e che sia fatta la sua volontà “in terra”. Si tratta di concetti sociali. Non si prega affinché il nome di Dio sia onorato, il suo regno venga e la sua volontà sia fatta «nel proprio cuore». Sono anche concetti globali. Non si prega affinché il nome di Dio sia onorato, il suo regno venga e la sua volontà sia fatta «nella nostra nazione» (Ebrei 13:14) o anche solo «nella nostra chiesa», ma in tutta la terra. Questa è la nostra preghiera affinché Dio ripari il mondo. Possa Dio riparare ciò che è rotto, rimuovere ciò che è sbagliato e trasformare ogni storia tragica in una storia di redenzione. L’ordine delle parole greche (“come in cielo, così in terra”) ha un flusso direzionale, che porta la volontà di Dio e la via di Dio dall’alto verso il basso. (Le traduzioni inglesi e della Diodati invertono l’ordine delle parole greche). Questo è il flusso redentore dell’intera metanarrativa biblica. A differenza di alcuni dei nostri inni cristiani – come la versione della canzone “Lontano in una mangiatoia” in inglese che dice: “Benedici tutti i cari bambini nella tua tenera cura, e rendici adatti al cielo per vivere lì con Te” – l’obiettivo di Dio non è quello di “renderci adatti al cielo”. Noi non siamo destinati al cielo, ma è il cielo che viene sulla terra. Alla fine dei tempi, il libro dell’Apocalisse non descrive noi che saliamo al cielo come spiriti disincarnati, ma la città del cielo, chiamata Nuova Gerusalemme, che finalmente scende sulla terra (Apocalisse 3:12; 21:1-5). Le realtà spirituali e fisiche si fondono in un tutto unico e Dio rende nuove tutte le cose. Nel frattempo, preghiamo affinché la volontà e la via di Dio in cielo vengano sempre più sulla terra.
“‘Come in cielo così in terra’ circonda il globo; ci ricorda ancora una volta che il Padre Nostro è cosmico.” ~ Frederick Dale Bruner (The Christbook)
“Venga il tuo regno come in cielo così in terra. Noi che recitiamo questa preghiera siamo noi stessi frammenti di terra, grumi di argilla. Se vogliamo davvero che il regno di Dio venga sulla terra, dovremmo naturalmente aspettarci che la terra in questione includa questa terra, questa argilla, questo corpo fisico presente.” ~ N.T. Wright (The Lord and His Prayer)
ESEMPIO DI PREGHIERA: Padre, ti prego di espandere il tuo regno dei cieli sulla terra, qui e ora. Aiutami a vedere oggi le prove della tua presenza e aiutami a lavorare con anziché contro la tua volontà e il tuo modo di agire che domina in questo mondo. Grazie per aver riempito la mia vita di significato e scopo come partecipante e rappresentante del tuo regno. Aiutami a partecipare pienamente alla vita della chiesa e al discepolato reciproco come un buon cittadino, a oppormi a tutte le forze oscure che mi distraggono come un soldato coraggioso e a condividere la tua verità come un ambasciatore informato. (Poi fai una pausa e pensa ai modi in cui Dio potrebbe volere che tu partecipi oggi a ciascun ruolo del regno).
COMMENTO (Riflessioni sul significato e sull’applicazione)
Una delle più grandi epidemie del nostro tempo (e di tutti i tempi) è quella dell’isolamento e della solitudine. (Per ulteriori informazioni al riguardo, consultare il nostro ultimo studio). Il nostro senso di solitudine è esacerbato dal senso di mancanza di scopo e di significato. Se solo riuscissimo a capire perché siamo qui e cosa siamo chiamati a fare in questa vita, potremmo unire le forze con altri che si sono riconosciuti nella medesima vocazione.
COSA DA’ SENSO ALLA TUA VITA?
Ottima domanda! E Gesù ci offre la risposta migliore.
La chiamata di Cristo nel suo Regno risponde alle esigenze profonde di significato e di solitudine, perché sono necessità reali e Gesù offre una soluzione reale. L’insegnamento di Gesù sul Regno dei cieli sulla terra soddisfa proprio quei bisogni, dandoci uno scopo quotidiano e chiamandoci a esprimerlo insieme.
Il Regno dei cieli sulla terra ci offre una nuova esperienza di intimità, connessione, appartenenza e scopo come cittadini del cielo qui e ora. Possiamo svegliarci ogni mattina sapendo che non siamo soli, ma parte di qualcosa di più grande di noi stessi e il nostro obiettivo diventa chiaro:
Il nostro scopo ogni giorno è vivere come cittadini, soldati e ambasciatori del Regno dei cieli sulla Terra.
- CITTADINI: partecipanti a pieno titolo alla vita comunitaria di Dio.
- SOLDATI: combattono per l’amore in un mondo pieno di odio e contro regni falsi e distrazioni inutili.
- AMBASCIATORI: rappresentano il nostro vero Re e la nostra nazione in terra straniera, creando ambasciate dove le persone possono sperimentare un assaggio di Paradiso in terra.
Il dono del regno e del governo di Dio non giunge per mezzo di eserciti o elezioni, ma dallo Spirito di Dio che opera attraverso i suoi cittadini, soldati e ambasciatori.
Essere cittadini del Regno…
Voi dunque non siete più forestieri né ospiti, ma concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio. ~ L’apostolo Paolo (Efesini 2:19)
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli. ~ L’apostolo Paolo (Filippesi 3:20)
I bravi cittadini sono persone positive che contribuiscono attivamente alla società. Noi iniziamo da qui. Dedichiamo il nostro tempo e la nostra attenzione gli uni agli altri. Ci riuniamo regolarmente per incoraggiarci e motivarci a vicenda secondo l’esempio di Gesù.
Siamo stati creati per lavorare insieme per far risplendere la luce di Dio, diffondere l’amore di Dio e condividere il Vangelo di Dio.
E consideriamo gli uni gli altri, per incitarci ad amore e a buone opere, non abbandonando il radunarsi assieme di noi come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortandoci a vicenda, tanto più che vedete approssimarsi il giorno. (Ebrei 10:24-25)
Questa è la visione di Cristo del discepolato reciproco, un adempimento del Grande Mandato (Matteo 28:18-20). Il significato del termine “chiesa” è: un raduno di persone con uno scopo, una società fondata sull’amore incondizionato e onnicomprensivo.
Quando Gesù radunò i suoi primi discepoli, ne scelse dodici, a simboleggiare le dodici tribù di Israele. Il messaggio di Gesù era chiaro: “Ecco! Sto fondando una nuova nazione del popolo di Dio!” Lui fece ciò che la gente pensava impossibile: riunì un pubblicano insieme a dei zeloti (Matteo insieme a Simone lo Zelota e Giuda Iscariota) rendendoli amici.
Gli antichi Greci e Romani parlavano del “corpo politico”, una metafora dello stato come un corpo, con l’imperatore come capo e ogni membro che svolgeva il proprio ruolo per il bene di tutti. La Chiesa primitiva vedeva se stessa allo stesso modo (1 Corinzi 12; Efesini 4:15; 5:23). Parlare della Chiesa come “corpo di Cristo” con Gesù come capo non è solo una metafora relazionale o biologica, è una metafora politica, che dichiara Gesù come re e noi come suoi cittadini.
A proposito dell’essere soldati del Regno…
Tu dunque sopporta sofferenze, come un buon soldato di Gesù Cristo. Nessuno che presta servizio come soldato s’immischia nelle faccende della vita, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. ~ L’apostolo Paolo (2 Timoteo 2:3-4)
In alcuni ambienti cristiani, questa metafora biblica viene evitata perché sembra troppo violenta. La chiave sta nell’identificare chi si combatte e come. Non si combatte contro le persone, ma contro le idee sbagliate e le forze oscure che manipolano e imprigionano le persone.
Infatti anche se camminiamo nella carne, non guerreggiamo secondo la carne, perché le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere le fortezze, affinché distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo. ~ L’apostolo Paolo (2 Corinzi 10:3-5)
DA DISCUTERE: Quali sono alcune idee sbagliate che hanno messo radici nella nostra società e contro cui dobbiamo combattere come soldati del Regno? Quali armi dovremmo usare per questa lotta? Fate un brainstorming di esempi.
Ogni epoca storica è stata testimone di conflitti tra regni. Al tempo in cui Gesù pronunciò il suo Discorso sul Monte, la tensione tra romani ed ebrei rappresentava il conflitto tra i poteri dominanti dell’epoca che faceva da sfondo alla vita di Gesù e dei suoi discepoli.
I nostri giorni non sono diversi. Basta pensare ai regni rivali che oggi combattono per il territorio in tutto il mondo; ai “regni” interni che si scontrano all’interno delle nostre nazioni attraverso guerre culturali e gruppi di potere che cercano di imporre una particolare visione della realtà su un’altra. Le armi della loro guerra potrebbero non essere spade, pistole, bombe o droni, ma piuttosto armi più “soft” come i media, il marketing, la legislazione, la protesta, la gogna pubblica e i giochi di potere politico.
Per fortuna, Dio ci ha dato armi più potenti per combattere, non contro le persone, ma contro le forze dell’inganno che tengono prigionieri gli uomini. Ecco le ultime parole di istruzione dell’apostolo Paolo in una delle sue lettere ai cristiani:
Del resto, fratelli miei, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Rivestitevi dell’intera armatura di Dio per poter rimanere ritti e saldi contro le insidie del diavolo, poiché il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori del mondo di tenebre di questa età, contro gli spiriti malvagi nei luoghi celesti. Perciò prendete l’intera armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare ritti in piedi dopo aver compiuto ogni cosa. State dunque saldi, avendo ai lombi la cintura della verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo i piedi calzati con la prontezza dell’evangelo della pace, soprattutto prendendo lo scudo della fede, con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, pregando in ogni tempo con ogni sorta di preghiera e di supplica nello Spirito, vegliando a questo scopo con ogni perseveranza e preghiera per tutti i santi, e anche per me affinché, quando apro la mia bocca, mi sia dato di esprimermi con franchezza per far conoscere il mistero dell’evangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, affinché lo possa annunziare con franchezza, come è mio dovere fare. ~ L’apostolo Paolo (Efesini 6:10-20)
Notate il ruolo centrale che la preghiera svolge nel pensiero di Paolo sulla guerra spirituale. Preghiamo, in collaborazione con lo Spirito Santo, per avere audacia e coraggio nel diffondere il Vangelo.
Questo è ciò che si proclama quando si prega: “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”.
Il teologo John Piper usa l’analogia di un walkie-talkie rispetto a un interfono. Egli dice che la preghiera è più simile a un walkie-talkie usato in tempo di guerra per chiamare rinforzi sul campo di battaglia piuttosto che a un interfono domestico per chiamare il maggiordomo affinché ci porti ciò che desideriamo in quel momento. La preghiera non serve tanto per ottenere cose che migliorano la nostra vita, quanto per collaborare con Dio nella missione che ci ha affidato.
“Il regno di Dio è ingaggiato in un conflitto cosmico con i regni transitori e fugaci di questo mondo. Il mondo è in guerra e una delle nostre armi più potenti in questa battaglia è la preghiera. Una preghiera di combattimento che dovremmo rivolgere ogni giorno al nostro Padre celeste è: ‘Venga il tuo regno’”. ~ Daniel L. Akin (Exalting Jesus in The Sermon on the Mount, Esaltare Gesù nel Discorso della Montagna).
La preghiera è più simile a un walkie-talkie in tempo di guerra per chiamare rinforzi che a un interfono domestico per chiamare il maggiordomo.
“Qualcuno ha la più pallida idea del potere che invochiamo con tanta disinvoltura?” ~ Annie Dillard (Teaching a Stone to Talk, Insegnare a parlare a una pietra)
A proposito dell’essere Ambasciatori del Regno…
In questa prospettiva, l’evangelizzazione consiste nel rappresentare il nostro re e il nostro regno davanti ai cittadini di una terra straniera.
Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; e noi vi esortiamo per amore di Cristo: Siate riconciliati con Dio. ~ L’apostolo Paolo (2 Corinzi 5:20; vedi anche Efesini 6:20)
Ciò significa che le comunità ecclesiali dovrebbero funzionare come ambasciate del Regno dei cieli all’interno di qualsiasi nazione terrena in cui si trovano. Un’ambasciata esiste non per promuovere gli interessi della nazione in cui si trova, ma per promuovere gli interessi, la cultura e la politica di una nazione straniera. Le chiese italiane, ad esempio, non esistono per aiutare l’Italia a diventare una grande nazione. Esistono per rappresentare, educare e promuovere gli interessi della nazione di Gesù presso il popolo italiano.
Le chiese sono quindi destinate ad essere avamposti del Regno; luoghi dove le persone possono venire e sperimentare la cultura del regno di Cristo, un assaggio di paradiso in terra. Ogni volta che qualcuno entra in un cerchio di credenti in comunione, entra in un’ambasciata relazionale che rappresenta il nostro Re e il nostro Regno.
Ciò che ci distingue da qualsiasi ambasciatore terreno è che noi rappresentiamo il nostro Regno non solo per ragioni relazionali, educative e diplomatiche, ma anche per la causa dell’evangelizzazione. Vogliamo che sempre più persone immigrino, cioè naturalizzino nella piena cittadinanza della Nazione di Gesù (Matteo 28:18-20).
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La legge e i profeti arrivano fino a Giovanni; da allora in poi il regno di Dio è annunziato e ognuno si sforza di entrarvi. ~ GESÙ (Luca 16:16)
Ogni volta che scegliamo la via di Cristo invece delle vie della cultura, della critica abituale, dell’autoindulgenza o del giudizio divisivo, diventiamo la risposta alle nostre stesse preghiere. Ogni volta che scegliamo l’amore invece dell’odio, il perdono invece del giudizio e la riconciliazione invece della divisione, il Regno “viene”.
Si sperimenta la venuta del Regno in ogni atteggiamento e azione che si allinea con la nostra costituzione del Regno – il Discorso della Montagna.
«Pregare la seconda richiesta del Padre Nostro, “Venga il tuo regno: sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”, è una delle cose più radicali, se non la più radicale, che un essere umano possa fare, perché si sta chiedendo a Dio di realizzare la rivoluzione più grande che si possa immaginare». ~ Darrell Johnson (Fifty-Seven Words that Change the World, Cinquantasette parole che cambiano il mondo).
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