Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano,

fatele anche voi a loro; perché questa è la legge e i profeti.

~ GESÙ (Matteo 7:12)

NUCLEO: (Il cuore del messaggio)

Nella Regola d’Oro, Gesù confida che saremo in grado di usare le nostre osservazioni, la nostra immaginazione e le nostre intuizioni per capire il modo migliore per relazionarci gli uni con gli altri. Questo ci libera dalla co-dipendenza dai leader religiosi o dai testi sacri per capire la cosa giusta da fare.

Come discepoli di Gesù, riponiamo la nostra fede in colui che ripone la sua fede in noi.

DILEMMA: (Proveremo a sollevare domande che gli scettici potrebbero porsi)

Ehi Gesù,

Non capisco questa faccenda della Regola d’Oro. Quindi, se voglio ubriacarmi da mattina a sera, dovrei incoraggiare altre persone a ubriacarsi con me? O se fossi un sadomasochista? Come masochista, vorrei che qualcun altro mi causasse dolore, quindi dovrei infliggere dolore agli altri? Questa “regola d’oro”  è poetica e sta bene in un quadretto appeso al muro, ma non vedo come possa essere utile nel mondo reale.

Come la mettiamo Gesù?

CONTESTO: (Cosa succede prima e dopo questo passaggio)

Questa sezione di contesto è così lunga che dovremo dividerla in sottotitoli…

RADICI E GERMOGLI

La Regola d’Oro non è un principio distaccato che fluttua nello spazio. La Regola d’Oro è associata ad altri insegnamenti del Discorso della Montagna e, di fatto, a tutta la Scrittura.

Conosciamo tutti molte massime morali generalizzate e luoghi comuni poetici che possono avere senso indipendentemente dal contesto. Ad esempio, ecco una lista di alcuni proverbi popolari.

  1. È sempre meglio essere onesti
  1. Rifletti prima di agire
  2. Due torti non fanno una ragione
  3. L’abito non fa il monaco
  4. Predica bene e razzola male
  1. Il fine giustifica I mezzi
  2. Ci vuole un villaggio per crescere un bambino
  3. Non approfittare della sventura altrui
  4. meglio un uovo oggi che una gallina domani
  5. Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco
  6. Il mattino ha l’oro in bocca
  7. non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca
  8. L’erba del vicino è sempre più verde
  9. Non puntare tutto su una carta sola
  10. Un punto in tempo ne risparmia cento
  11. Un grammo di prevenzione vale un chilo di cure
  12. Un centesimo risparmiato è un centesimo guadagnato
  13. Se non è rotto, non ripararlo
  1. Roma non è stata costruita in un giorno
  2. Non piangere sul latte versato
  3. Meglio tardi che mai
  4. Non tutti i mali vengono per nuocere
  5. Ogni rosa ha la sua spina
  6. Tutto fumo e niente arrosto
  7. Chi semina raccoglie
  8. Piove sul bagnato
  9. Balla come se nessuno ti guardasse
  10. Non è tutto oro quello che luccica

Non possiamo certo dire che questi proverbi siano proprio oro che luccica.

A differenza di questi altri proverbi, la Regola d’Oro è una forza vitale, viva e pulsante che cresce dal suolo della Bibbia ed è energizzata dalla “Luce del Figlio” tramite lo Spirito Santo. Per Gesù, la Regola d’Oro ha senso solo nel contesto dell’amore appreso nel Discorso della Montagna e in tutta la Scrittura.

Vi invito a porre attenzione alla parola “dunque” contenuta nella Regola d’Oro (la seconda parola nel testo greco). E quando vediamo la parola “dunque” dovremmo chiederci sempre: a cosa serve? Quella parola ci fa comprendere che La Regola d’Oro affonda le sue radici in ciò che viene prima, vale a dire l’insegnamento di Gesù sul perseguimento di una connessione spirituale più profonda con lo Spirito Santo.

E non pone solo questo “dunque” ma termina con Gesù che afferma che la Regola d’Oro esprime l’essenza della “Legge e dei Profeti”. Quindi la Regola d’Oro ha due radici principali, una che la collega all’intero Antico Testamento (la radice finale) e l’altra che la collega all’insegnamento di Gesù nel Nuovo Testamento (la radice iniziale). Una radice la incorpora nella guida esterna (Scrittura) e l’altra nella guida interna (lo Spirito Santo). Una è tangibile, l’altra è mistica. Entrambi sono importanti per vivere la vita di Gesù.

Ricordarlo ci aiuterà a comprenderne il significato e ad applicarne il potere. (Maggiori informazioni di seguito.)

“Questo semplice principio rivitalizzerebbe di per sé le relazioni umane se le persone di tutto il mondo iniziassero a viverlo.” ~ Grant R. Osborne

La Regola d’Oro è una pianta con due radici principali: “Dunque” e “La Legge e i Profeti”.

LA VIA DELL’AMORE

Più avanti nel Vangelo di Matteo, Gesù tornerà su questo argomento in una forma diversa. Quando gli viene chiesto di nominare la più grande legge di Mosè, il comandamento supremo della Torah, egli dice:

Gesù gli disse: «”Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge

e i profeti». ~ GESÙ (Matteo 22:37-40)

A Gesù fu chiesto quale fosse IL comandamento più grande, ma egli non poteva citare solo l’amore per Dio senza legarlo all’amore per il prossimo. Gesù così mette insieme Deuteronomio 6:5 con Levitico 19:18. Tuttavia nella Regola d’Oro, Gesù pone l’enfasi su quel secondo comando, rendendolo prioritario e spiegandoci come applicarlo.

È vero, la Regola d’Oro espressa in Matteo 7:12/Luca 6:31 non usa la parola “amore”. Ma quando lo studiamo nel suo contesto nel Sermone della Montagna e confrontandolo ad altri passaggi paralleli, allora una cosa diventa chiara:

La Regola d’Oro descrive come amare.

Quindi, “Ama il prossimo tuo come te stesso” e “Fai agli altri quello che vorresti che facessero a te” sono due facce della stessa medaglia, due modi di verbalizzare lo stesso principio.

Ancora una volta, il Vangelo di Luca contribuisce a fornirci ancora più contesto. Egli colloca la Regola d’Oro al centro dell’insegnamento di Gesù sull’amore per i nemici. Sarebbe quindi giusto intendere la Regola d’Oro come un invito all’amore proattivo e al dono di sé incentrato sull’altro, anche quando gli altri non ricambiano. Non pratichiamo la Regola d’Oro come una sorta di accordo commerciale (ti gratterò la schiena se gratti la mia). Pratichiamo la Regola d’Oro. Punto. La Regola d’Oro, se vuole rimanere d’oro, è espressione di amore incondizionato, persino di amore per i propri nemici.

È interessante notare che nel dialogo sopra riportato in Matteo 22, Gesù sta rispondendo a una domanda riguardo alla Legge Mosaica, quando afferma che i due comandamenti più grandi della Torah sono amare Dio e amare il prossimo. Ma quando insegna ai discepoli, Gesù dà un solo comandamento mettendo il secondo comandamento al primo posto. Gesù conosce il cuore umano e sa bene che nella nostra ricerca di Dio, potremo essere tentati di ignorare gli altri, a volte scavalcandoli o addirittura danneggiandoli nella nostra ricerca di Dio. Quindi fa del secondo comandamento il primo comandamento e, di fatto, l’unico comandamento.

Nella Regola d’Oro non amiamo Dio e amiamo il nostro prossimo come noi stessi,

ma amiamo Dio amando il prossimo come noi stessi.

Gesù ha già sorpreso i suoi ascoltatori nel Discorso della Montagna con questo tipo di pensiero radicale, irreligioso, che mette le persone al primo posto. In precedenza aveva affermato addirittura che se si sta adorando Dio al Tempio e ci si ricorda di doversi riconciliare con una sorella o un fratello, egli ci dice di interrompere quello che si sta facendo, abbandonando la propria offerta al tempio per andare prima a risolvere le cose con l’altra persona. Prima le persone; Dio può aspettare. Wow.

Se immaginiamo la religione come una scala verso il cielo o una torre che costruiamo per raggiungere Dio, Gesù ribalta la religione su di un lato. Egli dà la priorità al tendere la mano verso il fuori piuttosto che verso l’alto.

L’ENFASI DEL NUOVO TESTAMENTO SULL’AMARE GLI ALTRI

La Chiesa primitiva colse questa enfasi e la rafforzò. Ripetutamente nel Nuovo Testamento, amare gli altri, senza alcuna menzione dell’amore per Dio, è affermato come nostra priorità e l’adempimento della legge. Dai un’occhiata!

Perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge.

~ L’apostolo Paolo (Romani 13:8)

Infatti tutta la legge si riassume in quest’unico comandamento: 

«Ama il prossimo tuo come te stesso».

~ L’apostolo Paolo (Galati 5:14)

Certo, se adempite la legge regale, come dice la Scrittura:

«Ama il tuo prossimo come te stesso», fate bene;

~ Giacomo fratello di Gesù (Giacomo 2:8)

La “Legge Regale”! La Regola d’Oro è la legge del Re e del suo Regno.

Soprattutto, abbiate amore intenso gli uni per gli altri.

~ L’apostolo Pietro (1 Pietro 4:8)

Sappiamo di essere passati dalla morte alla vita, perché ci amiamo. … Ecco come sappiamo cos’è l’amore: Gesù Cristo ha dato la sua vita per noi. Anche noi dovremmo dare la vita per i nostri fratelli e sorelle.

~ L’apostolo Giovanni (1 Giovanni 3:14-16)

Cari amici, poiché Dio ci ha tanto amati, anche noi dovremmo amarci gli uni gli altri. Nessuno ha mai visto Dio; ma se ci amiamo gli uni gli altri, Dio vive in noi e il suo amore è reso completo in noi.

~ L’apostolo Giovanni (1 Giovanni 4:11)

Chi afferma di amare Dio ma odia un fratello o una sorella è bugiardo. Perché chi non ama il proprio fratello e la propria sorella, che ha visto, non può amare Dio, che non ha visto.

~ L’apostolo Giovanni (1 Giovanni 4:20)

Ripetutamente, quando ci aspettiamo che un testo religioso ci dica di amare Dio o di dare la nostra vita per Lui, gli autori del Nuovo Testamento ci dicono invece di concentrarci sull’amare, dare e servire le altre persone. Quel secondo comandamento diventa il primo, è la nostra priorità. È così che sperimentiamo ed esprimiamo l’amore di Dio. (Questo punto è così importante che torneremo sull’argomento nel nostro commento. Per ora andiamo avanti.)

LA REGOLA D’ORO E LE RELIGIONI DEL MONDO

Alcune espressioni che si avvicinano alla Regola d’Oro (solitamente espressa negativamente, come la Regola d’Argento) si possono trovare in quasi tutti i sistemi religiosi. Ciò è coerente con quanto scrive l’apostolo Paolo:

Infatti, quando i Gentili, che non hanno la legge, fanno per natura le cose richieste dalla legge, sono una legge per sé stessi, anche se non hanno la legge. Dimostrano che i requisiti della legge sono scritti nei loro cuori.

~ L’apostolo Paolo (Romani 2:14-15)

La differenza con Gesù è la sua affermazione secondo cui la Regola d’Oro è centrale nella sua etica e rappresenta la somma e l’obiettivo di tutta la Scrittura. Nessun altro attribuisce alla Regola d’Oro o alla Regola d’Argento un ruolo così importante.

Ecco un riassunto cronologico limitato di come questo insegnamento della Regola d’Oro è apparso nel corso della storia…

  • c. 1450 a.C.–450 a.C. La Bibbia ebraica ci fornisce la più antica affermazione registrata di una forma della Regola d’Oro: “Non opprimere uno straniero, perché sai bene cosa si prova ad essere straniero, poiché voi stessi eravate stranieri nel paese d’Egitto” (Esodo 23:9) e “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Levitico 19:18).
  • c. 700 a.C. Nell’Odissea di Omero, la dea Calipso dice a Odisseo: “Starò attenta a te tanto quanto lo sarei a me stessa in un bisogno simile. So cosa è giusto e corretto.”
  • c. 551–479 a.C. Confucio riassume il suo insegnamento come: “Non fare agli altri ciò che non vuoi che facciano a te”: 己所不欲勿施於人. (Analetti 15:23)
  • c. 500 a.C. Il Giainismo insegna: “Un monaco dovrebbe trattare tutti gli esseri come verrebbe essere trattato lui stesso.” (Jaina Sutras, Sutrakritanga, bk. 1, 10:1–3)
  • c. 500 a.C. Il Taoista Laozi dice: “A coloro che sono buoni con me, io sono buono; e a coloro che non sono buoni con me, anch’io sono buono; e così tutti possono ricevere il bene.” (Tao Te Ching 49) Un’opera successiva dice: “Considera il guadagno del tuo prossimo come il tuo guadagno e la perdita del tuo prossimo come la tua perdita.” (T’ai-Shang Kan-Ying P’ien)
  • c. 500 a.C. (o più antico) Zoroastro in Persia insegna: “Non fare agli altri ciò che non ti fa bene.”
  • c. 480-400 (alcuni studiosi dicono 563–483 a.C.) Buddha in India insegna: “Non ferire gli altri con ciò che fa male a te stesso” (Dhammapada, Canone Settentrionale, 5:18).
  • c. 479–438 a.C. Mo Tzu in Cina insegna: “L’amore universale consiste nel considerare lo stato di un altro come proprio. Una persona dall’amore universale si prenderà cura del suo amico come fa con sé stessa e si prenderà cura dei genitori del suo amico come se fossero suoi. Quindi quando troverà il suo amico affamato gli darà da mangiare, e quando lo troverà infreddolito lo vestirà.” (Libro di Mozi, cap. 4)
  • c. 440 a.C. Socrate (c. 470–399 a.C.) e successivamente Platone (c. 428–347 a.C.) inizia l’era classica della filosofia greca. Il pensiero basato sulla Regola d’Oro non è prominente nel loro insegnamento, ma a volte lascia una traccia.
  • c. 436–338 a.C. Isocrate (nessuna parentela) e altri filosofi greci meno conosciuti insegnano: “Non fare agli altri ciò che ti fa arrabbiare quando lo sperimenti dagli altri.”
  • c. 400 a.C. L’Induismo insegna: “Chi considera tutte le creature come se stesse e si comporta nei loro confronti come si comporterebbe con se stesso, raggiunge la felicità. Non si dovrebbe mai fare a un altro ciò che si considera dannoso per sé stessi. Questa, in breve, è la regola della rettitudine. Nella felicità e nella miseria, nel gradevole e nello sgradevole, si dovrebbero giudicare gli effetti come se arrivassero a sé stessi.” (Mahabharata bk. 13: Anusasana Parva, §113)
  • c. 384–322 a.C. Aristotele dice: “Come l’uomo virtuoso è per sé stesso, è anche per il suo amico, perché il suo amico è un altro sé” (Etica Nicomachea 9:9). Diogene Laerzio (c. 225 d.C.) riporta che Aristotele affermava che dovremmo comportarci con i nostri amici come vorremmo che i nostri amici si comportassero con noi.
  • c. 372–289 a.C. Mencio, seguace di Confucio, dice: “Fai del tuo meglio per trattare gli altri come vorresti essere trattato tu stesso, e scoprirai che questa è la via più breve verso la benevolenza.” (Lavoro bk. 7, A:4)
  • c. 300 a.C. Sesto il Pitagorico insegna: “Come desideri che i tuoi vicini ti trattino, così trattali. Ciò che censuri, non farlo.” (Meier 2009: 554 e 628)
  • c. 150 a.C. Varie fonti ebraiche: “Assicurati di non fare mai a un altro ciò che odieresti aver fatto a te stesso.” (Tobit 4:16) “Giudica i bisogni del tuo ospite in base ai tuoi.” (Siracide 31:15)
  • c. 30 a.C.–10 d.C. Rabbi Hillel: “Ciò che è odioso a te stesso, non farlo a un altro.” (Sinedrio del Talmud babilonese 56a)
  • c. 4 a.C.–27 d.C. Gesù dà la Regola d’Oro come la conosce la maggior parte delle persone e la rende centrale nell’etica biblica. (Matteo 7:12; Luca 6:31) Successivamente illustrato dalla parabola del Buon Samaritano.
  • c. 50-60 d.C. Gli apostoli di Gesù insegnano la Regola d’Oro come somma di tutta la Scrittura. (Romani 13:8; Galati 5:14; ecc.)
  • c. 80 d.C. Inizia la Didaché, che riassume i primi insegnamenti cristiani: “Ci sono due sentieri, uno di vita e uno di morte, e tra loro c’è una grande differenza. Lo stile di vita è questo. In primo luogo, amerai il Dio che ti ha creato. In secondo luogo, amerai il tuo prossimo come te stesso. E tutto quello che non avresti fatto a te, non farlo a nessun altro.”
  • c. 222–235 d.C. L’imperatore romano Severo Alessandro adotta la versione negativa come motto (in latino, Quod tibi non vis fieri, alteri ne feceris), la espone sugli edifici pubblici e la fa incidere in oro sulle pareti del suo palazzo.
  • c. 610 Maometto riceve/scrive il Corano, che non ha una Regola d’Oro, ma un Hadith (una tradizione) riporta che Maometto dice: “Nessuno di voi è un vero credente a meno che non desideri per suo fratello ciò che desidera per sé stesso.” (Quaranta Hadith di an-Nawawi, Hadith 13)
  • c. 1817-1892 d.C. Baáʼu’lláh, fondatore della fede Baháʼí in Iran, scrive: “Non imporre a nessuna anima un peso che non vorresti fosse imposto su di te”. E “Scegli per il tuo prossimo ciò che scegli per te stesso” (Lettera al Figlio del Lupo)

[Sono grato al libro di Harry J. Gensler, Ethics and the Golden Rule, per la maggior parte di questa panoramica cronologica.]

Un fattore chiave che distingue Gesù in questa lista è la sua centralizzazione della Regola d’Oro, che riassume tutta la Scrittura con questo modo di amare gli altri. Nella maggior parte delle altre scuole di pensiero, il pensiero basato sulla Regola d’Oro è marginale; svolge un ruolo marginale e passerebbe in gran parte inosservato. Ad esempio, Il Poster della Regola d’Oro dell’ONU ha richiesto cinque anni di ricerca proprio perché la maggior parte delle religioni non rende questo insegnamento ovvio o centrale. In altre parole, ci rendiamo conto di quanto sia comune questa idea tra le altre religioni e filosofie solo perché ci siamo prefissati di trovarla. E abbiamo deciso di trovarla grazie a Gesù.

PERCHÉ LA REGOLA DELL’ARGENTO È PIÙ POPOLARE?

Intorno al 20 d.C., il famoso rabbino Hillel (maestro di Gamaliele, che fu maestro dell’apostolo Paolo) fu sfidato da un gentile (un non ebreo) a riassumere l’intera Torah nel più breve tempo possibile (letteralmente, finché l’uomo riusciva a stare in equilibrio su una gamba sola). A questo Hillel rispose:

“Ciò che è odioso per te, non farlo a nessun altro.

Questa è tutta la legge; tutto il resto è commento.”

~ Rabbi Hillel (Talmud babilonese: Trattato Shabbat, 31a)

Questa versione negativa della Regola d’Oro (come è espressa anche nel libro ebraico di Tobia) è talvolta chiamata “la Regola d’Argento” ed è più popolare tra le religioni del mondo. Tra i rabbini più importanti del suo tempo, solo Gesù insegnò una forma positiva e proattiva di questo principio e ne fece il riassunto centrale della Scrittura. E questo fa la differenza. Semplicemente non fare cose cattive non basta per cambiare le relazioni o cambiare il mondo. Se essere una brava persona riguardasse solo ciò che non facciamo, la parabola delle pecore e delle capre andrebbe in modo molto diverso e la parabola del buon samaritano diventerebbe la parabola dei leader religiosi che non hanno fatto nulla.

La Regola d’Oro è attiva, mentre la Regola d’Argento è passiva.

La regola d’oro è PROattiva, mentre la regola d’argento è REattiva.

La maggior parte delle religioni ha una qualche forma della Regola d’Argento, vale a dire la formulazione in negativo. La maggior parte delle religioni orientali (come il buddismo, l’induismo e il giainismo), ad esempio, praticano la regola di Ahimsa, che significa “non nuocere” o “non causare alcun danno” a nessuna creatura vivente.

Quando a Confucio fu chiesta una regola di vita composta da una sola parola, rispose: ” Ciò che non vuoi che venga fatto a te stesso, non farlo agli altri.” Queste diverse configurazioni della Regola d’Argento sono insegnamenti ammirevoli, ma non riescono a racchiudere l’impatto del potere rivoluzionario della Regola d’Oro.

La Regola d’Oro presuppone azione.

Chiaramente, la Regola d’Argento è più comune. Anche quelle due espressioni che sembrano formulate in modo positivo anziché negativo finiscono per risultare insufficienti. Ad esempio, la versione dell’Islam deriva dagli Hadith, non dal Corano, e la formulazione è familiare (cioè indirizzata ai “fratelli”) che è più comunemente applicata solo ai compagni musulmani, sebbene alcuni interpreti cerchino di universalizzare l’insegnamento. Inoltre, poiché è stata scritta centinaia di anni dopo Gesù e dopo che il contatto e l’apprendimento reciproco sono già avvenuti tra cristiani e musulmani, molti storici ritengono che questa affermazione sia qualcosa che Maometto potrebbe aver imparato dai cristiani, poiché Gesù è considerato un profeta nell’Islam.

E anche se il taoismo si avvicina all’essere positivo, finisce per essere più neutrale, poiché affronta uno stato d’animo e un modo di vedere il mondo più che un modo di agire.

La Regola d’Argento è forse più popolare perché è più facile da capire e da attuare. Noi genitori tendiamo a insegnare ai nostri figli il pensiero della Regola d’Argento quando hanno fatto qualcosa di male. “Gianni! Ti piacerebbe se tua sorella ti mordesse?!” Ma ci manca l’immaginazione (o forse l’energia) per fare brainstorming con loro su come iniziare a praticare la Regola d’Oro.

Nel suo eccellente e approfondito studio della Regola d’Oro da una prospettiva religiosa, filosofica e psicologica, il filosofo Jeffrey Wattles documenta come la Regola d’Argento (la Regola d’Oro in negativo) sia più facile da ricordare per i bambini. Quando ai bambini viene chiesto di fare due liste, una lista dei modi in cui non vogliono essere trattati e una seconda lista dei modi in cui vogliono essere trattati, la prima lista è sempre più lunga e più facile da pensare.

Anche come adulti che vogliono seguire Gesù, dovremmo essere consapevoli di quanto sia semplice scivolare in una vita che segue la Regola d’Argento pensando di seguire la Regola d’Oro quando in realtà non lo stiamo facendo.

Vediamo subito questo scivolamento dal pensiero dell’Oro a quello dell’Argento nello stesso Nuovo Testamento, dove l’apostolo Paolo cita l’amore per il prossimo (la Regola d’Oro), per poi proseguire con un esempio negativo (la Regola d’Argento).

Infatti il «non commettere adulterio», «non uccidere», «non rubare», «non concupire» e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso». L’amore non fa nessun male

al prossimo; l’amore quindi è l’adempimento della legge.

~ L’apostolo Paolo (Romani 13:9-10)

Vediamo lo stesso scivolamento nella formulazione negativa ad esempio nella Didaché, il primo documento di discepolato della Chiesa, che afferma la Regola d’Oro e poi la spiega in termini di Regola d’Argento:

“Ama il tuo prossimo come te stesso e non fare a un altro ciò che non vorresti fosse fatto a te.” ~ La Didaché (1:2)

Poiché il negativo è più facile da immaginare, avrà sempre una maggiore attrazione gravitazionale sulla nostra etica e sulla nostra immaginazione. Un approccio più positivo e proattivo all’amore per gli altri richiederà più intenzionalità e impegno, ma ne varrà la pena. Come ci ricorda il filosofo Dallas Willard:

“La Regola d’Oro è dedicata al bene nella vita di coloro che ci circondano, e questo va ben oltre la semplice assenza di danni… aspira a una ricchezza nelle loro vite, non semplicemente all’alleviamento della loro sofferenza.” ~ Dallas Willard (Conoscere Cristo oggi)

L’ORIGINE DEL NOME “GOLDEN RULE”

Perché questo insegnamento è diventato noto come “La Regola d’Oro”?

I cristiani iniziarono a usare questo titolo per la prima volta nel 1600, basandosi sulla storia dell’imperatore romano Severo Alessandro (208–235 d.C.) che nutriva simpatia per i cristiani. Sebbene non si convertì mai, credeva che questo insegnamento fosse così fondamentale per l’etica umana che lo fece incidere in oro sulle pareti del suo palazzo.

Ma naturalmente il titolo “Regola d’oro” funziona per un motivo diverso: questo principio è oro puro. Una possibile parte fuorviante del suo nome è la parte relativa alla “regola”. La Regola d’Oro è più un principio flessibile che una legge rigida. Tuttavia, può essere considerata una “regola” in un certo senso della parola: come un righello, una linea guida, una misura di ciò che è giusto, un modo da seguire.

LA REGOLA D’ORO E L’ETICA APOLOGETICA

La Regola d’Oro è per Gesù un esempio di ” Etica Apologetica ” o apologia dell’etica. L’Etica apologetica si riferisce all’idea di fornire prove della realtà e della verità di Cristo attraverso il suo insegnamento, in particolare la sua filosofia morale. Invece di offrire prove della fede cristiana a partire dai dibattiti sull’esistenza di Dio, dalle prove manoscritte della Bibbia o dai miracoli di Gesù, in particolare la resurrezione, l’Apologia dell’Etica invita le persone a sperimentare il proprio miracolo imparando e vivendo l’insegnamento di Gesù che cambia la vita.

Gli insegnamenti di Gesù, in particolare la sua filosofia morale, portano i segni del miracoloso. Come abbiamo spiegato in un articolo precedente, c’è qualcosa di straordinariamente potente, rilevante e trasformativo nell’insegnamento di Gesù che sfida ogni spiegazione umana. Se questa proposizione viene esplorata, testata e infine accettata come vera, possiamo quindi passare ad avere fiducia nell’altro insegnamento di Gesù su cose meno verificabili, come la natura amorevole di Dio come nostro Padre e l’identità di Gesù stesso come Figlio Unigenito di Dio venuto a:

  • MOSTRARCI l’amore di Dio,
  • SALVARCI dal peccato,
  • ISTITUIRE il Regno di Dio, e
  • CHIUDERE con la religione,
  • così che possiamo CONDIVIDERE la vita di Dio.

Possiamo credere in miracoli come Gesù che cammina sull’acqua, trasforma l’acqua in vino e, infine, risorge dai morti, una volta sperimentata in prima persona la natura soprannaturale della sua filosofia morale. Ciò alleggerisce la pressione su tutta l’evangelizzazione e l’apologetica cristiana tradizionale. Come cristiani per esempio, non dobbiamo portare il peso di convincere gli altri che Dio esiste o che Gesù è risorto dai morti; li possiamo semplicemente introdurre agli insegnamenti di Gesù e lasciamo che questi facciano tutto ciò che è necessario per convincerli.

E parte di ciò che conferma l’insegnamento di Gesù come straordinariamente utile e curativo sono gli aspetti unici del suo insegnamento della Regola d’Oro. (Ne parleremo più avanti.)

Questo approccio all’apologetica viene da Gesù stesso, che pone a tutti questa sfida straordinaria: applicate il mio insegnamento alla vostra vita e lasciate che i risultati vi convincano di chi sono.

Gesù quindi rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui

che mi ha mandato. Se uno vuole fare la volontà di lui,

conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio.

~ GESÙ (Giovanni 7:16-17)

Se hai difficoltà a capire chi è Gesù, il Figlio di Dio o semplicemente un filosofo ebreo davvero saggio, impegnati a vivere il suo insegnamento. Provalo per vedere se è della misura giusta. Provalo. Forse per qualche mese, o meglio per un anno, o ancora meglio per tre anni. I risultati ti convinceranno. (Oppure non lo faranno, e come cristiani lasciamo questo nelle mani di Dio, senza voler cercare di compiere l’opera dello Spirito Santo per Lui.)

Quella era una lunga sezione di “Contesto”. Grazie per aver perseverato. Ora usciamo dal contesto e entriamo nel testo…

CONSIDERARE: (Osservazioni su questo passo)

Ogni cosa, qualunque cosa. Il testo greco utilizza qui due parole totalizzate insieme (panta hosa) per sottolineare che la Regola d’Oro vuole essere la nostra guida sempre ovunque e in tutto. La stessa doppia parola è usata nella Grande Missione, anche se di solito lì sono condensate in un’unica parola, dove Gesù dice che il processo di discepolato è una questione di insegnare alle persone come obbedire a tutto ciò che (panta hosa) Gesù ci ha insegnato (Matteo 20:20). In questo momento, mentre studiamo questo, ci stiamo impegnando in quello che Gesù chiama il processo di discepolato, o creazione di discepoli, o formazione di discepoli, imparando insieme gli insegnamenti di Gesù. Alcuni studiosi ritengono che Gesù abbia utilizzato questa doppia parola nel Discorso della Montagna come frase riassuntiva, un modo per dire “Ecco la somma del tutto”, rafforzando l’idea che la Regola d’Oro è la somma del Discorso della Montagna.

Dunque. Come discusso sopra (e di nuovo sotto, perché è molto importante), questa parola collega la Regola d’Oro a ciò che viene prima, in particolare a ciò che viene immediatamente prima: la promessa di Dio che quando chiediamo, cerchiamo e bussiamo, riceveremo, troveremo ed entreremo sempre di più nella bontà di Dio. Prima di allora, Gesù ha insegnato come vivere una vita senza pregiudizi, con valori umani, alla ricerca del regno in pienezza di Spirito. E per questo abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio. Non siamo destinati a vivere secondo la Regola d’Oro senza sperimentare la Promessa d’Oro: un flusso continuo dell’amore di Dio riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo (Romani 5:5). In definitiva, questo “Dunque” incorpora la Regola d’Oro all’intero Sermone della Montagna. Come una pianta viva, la Regola d’Oro non prospererà se la tiriamo fuori dal suo terreno.

Questa speranza poi non ci porta alla delusione, perché, accada quel che accada, sappiamo che Dio ci ama e sentiamo dentro di noi il calore del suo amore che, per mezzo dello Spirito Santo, ci ha riempito il cuore.

~ L’apostolo Paolo (Romani 5:5)

Volete/Desiderate. Gesù ci dice di vivere in sintonia con i nostri desideri più profondi, non solo con i nostri fugaci desideri circostanziali o addirittura con i nostri calcoli ragionati. Arrivare alla nostra prossima scelta etica attraverso la Regola d’Oro non vuole essere un esercizio puramente intellettuale, né un impulso emotivo, ma una risposta intuitiva del cuore, quando i nostri cuori sono plasmati dallo Spirito Santo. La parola greca per “volere” o “volontà” o “desiderio” qui non è la parola usata per il puro desiderio emotivo o lussuria, ma una variante di ciò che è usato in precedenza nella Preghiera del Signore, dove Gesù ci insegna a pregare: “Venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà” (Matteo 6:10). Gesù punta sull’idea che, se ci siamo abbandonati a essere suoi discepoli e abbiamo abbracciato Dio come nostro Padre amorevole e abbiamo ricevuto, trovato e siamo entrati in una vita più profonda con lo Spirito Santo, allora i nostri desideri più profondi, la nostra volontà più profonda, saranno per cose come la grazia, la misericordia, la pace, la fede, la speranza e l’amore. E dovremmo usare la consapevolezza dei nostri desideri fondamentali per attingere ai bisogni fondamentali degli altri. Meditare e praticare la Regola d’Oro “in tutte le cose” sarà un’esperienza psicologicamente sana, spiritualmente illuminante e relazionalmente connessa.

“Se ascolti te stesso in tutta la vita, sarai condotto fuori da te stesso in una vita di amore per gli altri.” ~ Scot McKnight (Sermone della Montagna)

Uomini. Gesù non limita questo principio all’etica interna da cristiano a cristiano. Qui Gesù/Matteo usa il termine greco per indicare le persone in generale (anthrōpoi), anziché un termine potenzialmente limitante come discepoli, credenti, fratelli o persino vicini. Questa etica riguarda il modo in cui ci relazioniamo con tutti in lungo e in largo senza restrizioni. Ciò è diverso dal modo in cui il comandamento di amare gli altri appare nella Torah, negli Hadith e in altre espressioni religiose, dove la formulazione di “fratelli” o “vicini” e il contesto ci dicono che è pensato per essere praticato dagli ebrei verso altri ebrei o dai musulmani verso altri musulmani, ecc. L’etica di Gesù è più espansiva, inclusiva e universale. Infatti, per i suoi compagni ebrei osservanti della Torah, Gesù usa la storia del Buon Samaritano per ridefinire il concetto di “prossimo” come chiunque abbiamo l’opportunità di amare, compresi i nostri nemici.

Non cercare vendetta e non serbare rancore verso nessuno tra il tuo popolo, ma ama il prossimo tuo come te stesso. Io sono il Signore.

~ Yahweh (Levitico 19:18; vedi anche i versetti circostanti)

Eppure, altrove Dio dice:

Non opprimete uno straniero; voi stessi sapete cosa si prova

ad essere stranieri, perché eravate stranieri in Egitto.

~ Yahweh (Esodo 23:9; vedi anche Deuteronomio 10:19)

Apparentemente i semi della Regola d’Oro furono piantati nella Torah, ma ci sarebbe voluto Gesù per annaffiarli e rendere la Regola d’Oro centrale e universale nell’applicazione.

“Come Dio fa splendere il sole sul bene e sul male e la pioggia cade sui giusti e sugli ingiusti, così l’amore dei seguaci di Gesù non può essere limitato a un gruppo esclusivo.” ~ Jeffrey Wattles (La regola d’oro)

Fatele anche voi a loro. La Regola d’Oro è attiva (a differenza della Regola d’Argento che è passiva). C’è di mezzo un “fare” proattivo. La Regola d’Oro è creativa; genera, produce, provoca e chiama all’esistenza l’amore in ogni situazione e relazione. È questo atto di benedizione che onora gli altri che è il vero “fare l’amore“. Il sesso non fa l’amore; fa i bambini. Nella migliore delle ipotesi, il sesso esprime amore, ma non lo crea. Tuttavia, praticare la Regola d’Oro significa letteralmente “fare l’amore”, creare l’amore, produrre amore. E questo verbo creativo è ancora una volta al presente. È in corso. La Regola d’Oro è per sempre, per ogni istante.

Questa è la Legge e i Profeti. “La Legge e i Profeti” si riferisce a tutte le Scritture Ebraiche, al nostro “Antico Testamento”. Gesù riassume l’intera Bibbia ebraica con sole 15 parole greche. Se non consideriamo l’amore che onora e ha cura degli altri come la lezione suprema della Bibbia, Gesù ci dice che la stiamo leggendo male. Questa frase ci avvisa anche che Gesù sta giungendo alla conclusione del sermone. Qui Gesù usa questa frase per formare un’inclusio, una specie di parentesi retorica o fermalibro che separa il corpo principale del sermone. Le Beatitudini e i detti sul sale e sulla luce erano il prologo, e dopo la Regola d’Oro arriveranno alcuni avvertimenti che formano l’epilogo. Il corpo principale del messaggio, da 5:17 a 7:12, è stato un’ampia discussione sulla vera rettitudine e su come vivere secondo l’amore piuttosto che secondo legge. In altre parole, come essere perfetti (5:48). Si noti che Gesù non sta insegnando la Regola d’Oro come se gli fosse capitato di scoprire questa massima morale fluttuare nell’aria. Gesù parla con autorità, dicendoci qual è la sintesi, l’essenza, il nucleo e il fulcro di tutte le Scritture di Israele. Questa diviene la base che permette all’apostolo Paolo di evidenziare lo stesso punto con queste parole:

Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge. Infatti il «non commettere adulterio», «non uccidere», «non rubare», «non concupire» e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso». L’amore non fa nessun male al prossimo; l’amore quindi è l’adempimento della legge.

~ L’apostolo Paolo (Romani 13:8-10)

Poiché tutta la legge è adempiuta in quest’unica parola:

«Ama il tuo prossimo come te stesso».

~ L’apostolo Paolo (Galati 5:14)

“Alla fine, questo detto ci ricorda che Gesù fu abbastanza audace da credere che Dio gli avesse dato un’idea di quale fosse la cosa principale, di quale fosse il vero cuore della volontà di Dio per tutta l’umanità.”

~ Ben Witherington III (Matteo)

“Qualunque cosa tu possa ragionevolmente desiderare da altri, supponendo che tu fossi nelle loro circostanze, fallo con tutto il tuo potere, a ogni persona sulla terra.” ~ John Wesley (Il sermone della montagna)

CONFESSIONE: (Riflessione personale)

Confesso di aver usato egoisticamente la Regola d’Oro. È facile da fare.

Se la mia massima morale è che tratterò gli altri nello stesso modo in cui voglio essere trattato, mi limito a ricordare a me stesso (o a convincermi) che vorrei essere lasciato in pace. Dopotutto, sono un introverso. E poiché è ciò che preferirei, mi sento giustificato da Gesù a lasciare in pace tutti gli altri.

Quindi finisco per usare la regola concepita per aiutarmi a interagire in modo proattivo e amorevole con gli altri, come una scusa per fare il contrario. Sì, il testo potrebbe essere interpretato come voglio io. Sì, questa è una scappatoia tecnica che chiunque può sfruttare. Ma no, questo non è l’intento di Gesù, e in fondo io lo so bene.

All’inizio del Discorso della Montagna, Gesù fa di tutto per insegnarci a non interpretare e applicare la legge dell’Antico Testamento in modo legalistico, ma a chiederci sempre qual è l’intento, lo spirito della legge, la ragione dietro la regola e a seguirla. Quanto sarebbe sciocco se, dopo aver imparato da Gesù a non leggere la Legge mosaica in modo legalistico, cominciassimo a leggere il suo stesso insegnamento in modo legalistico.

Ma è proprio quello che ho fatto. Come un religioso rispettoso della legge, ho tagliato e sminuzzato questa regola fino a renderla praticamente incoerente, impotente e irrilevante.

Devo ricordarmi che la Regola d’Oro non è tecnicamente una “regola”. Gli abbiamo dato quel nome. Questo è un Principio d’amore che dovrebbe essere applicato in modo relazionale, non religioso.

Quando qualcosa viene visto come una regola o una legge, provoca in noi una mentalità da scappatoia. Il diritto ci induce a dibattere sulle clausole scritte in piccolo.

Le leggi non riguardano il cambiamento dei cuori, che è la base della Nuova Alleanza, ma il controllo del comportamento, indipendentemente dal nostro atteggiamento interiore. Inquadrare la Regola d’Oro come una “regola” significa abusare e privare di potere l’insegnamento di Gesù. La via di Gesù è una bomba – una Santa Bomba a Mano – destinata a far saltare in aria ogni pensiero religioso. Ma quando trattiamo questo insegnamento esplosivo come il pensiero religioso stesso, smantelliamo la bomba e la mettiamo su uno scaffale in una vetrina nel museo della religione.

Gestiamo bene la Nuova Alleanza.

Egli ci ha anche resi idonei a essere ministri di un nuovo patto, non di lettera ma di Spirito; perché la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica.

~ L’apostolo Paolo (2 Corinzi 3:6)

Il legalismo uccide sempre l’amore.

Al contrario, quella che chiamiamo “la Regola d’Oro” è più una visione per vivere un’etica virtuosa e d’amore, ispirata dallo Spirito Santo. Come suggerisce Jonathan T. Pennington nel suo eccellente libro, The Sermon on the Mount and Human Flourishing, forse dovremmo chiamarla “la Virtù d’Oro”.

Nel suo sermone sul Sermone della Montagna, John Wesley scrisse della necessità dell’amore come forza guida quando pratichiamo proattivamente la Regola d’Oro:

“Credi in Gesù Cristo e la tua fede opererà per amore. Amerai il Signore tuo Dio perché egli ti ha amato. Amerai il tuo prossimo come te stesso. Allora sarà tua gloria esercitare e accrescere questo amore; non semplicemente astenendoti da ciò che è contrario all’amore, da ogni pensiero, parola e azione scortese, ma mostrando a ogni uomo tutta quella gentilezza che vorresti che lui ti mostrasse.” ~ John Wesley (1703-1791)

Le leggi sono rigide e la loro rigidità è ciò che ci spinge a trovare le loro scappatoie. Ma i principi, come le pianificazioni, devono assumere una nuova forma man mano che incontrano la realtà. Ho sentito dire che l’esercito ha un detto: “Nessun piano sopravvive al primo contatto con il nemico”

Questo può essere applicato a molti ambiti della vita. Nessun programma di vendita sopravvive al contatto con tutti i clienti; nessun piano genitoriale sopravvive al contatto con tutti gli adolescenti. Ecc.

Improvvisazione. Intuizione. Immaginazione. L’amore è flessibile, malleabile. Si muove più come l’acqua che come la pietra, attorno agli ostacoli e nelle crepe e nelle fessure. La Regola d’Oro è un’espressione d’amore, non di legge, e quindi si manifesta in una saggezza adattiva momento per momento, non in un legalismo morale in continua evoluzione.

La via dell’amore (greco, agapé) in cui Gesù ci conduce è l’esperienza e l’espressione del valore incondizionato di una persona; la scelta di onorare qualcuno con atteggiamento e azione; la volontà di lavorare per il bene di qualcuno che consideriamo prezioso. L’amore è un’espressione d’onore che include emozione e azione, ma è più profonda di entrambe singolarmente. L’amore coinvolge tutta la nostra psiche: intelletto, emozione e volontà. L’amore è un atto di persone nella loro interezza che si rivolgono a persone intere. (Per saperne di più sull’amore, consulta il nostro studio precedente.) Mentre camminiamo con Gesù, apprendendo dal suo insegnamento e dal suo esempio, impareremo a riconoscere e interiorizzare l’amore divino e questo ci porterà a identificare il modo migliore per applicare tutto l’insegnamento di Cristo, inclusa la Regola d’Oro.

La via di Gesù non ha sceneggiatura o regolamento, ma è più simile a un’improvvisazione comica di battute fra attori. Facciamo insieme scelte istintive e spontanee per il bene di tutti. Ma questa spontaneità si accompagna alla pratica. Quando alleniamo i nostri cuori nelle vie dell’amore, possiamo agire e reagire in situazioni specifiche con istinti affinati piuttosto che cercare di seguire un regolamento o una sceneggiatura. (Per quelli di noi che si incontrano regolarmente in una delle nostre piccole chiese, questo è esattamente ciò che stiamo praticando.)

Se la via della LEGGE è come esibirsi in un’opera teatrale e seguire un copione, la via dell’AMORE è più simile all’improvvisazione comica.

COMMENTO: (Pensieri sul significato e sull’applicazione)

Cosa ha reso la Regola d’Oro così popolare? E perché l’espressione di Gesù si distingue da tutte le altre? Ecco un elenco dei “Migliori Dieci” motivi per cui la Regola d’Oro di Gesù è particolarmente potente. Alcuni di questi punti ripercorrono quanto abbiamo già accennato, mentre altri apportano qualcosa di nuovo.

La regola d’oro è…

COMMENTO

(Pensieri sul significato e sull’applicazione)

Cosa ha reso la Regola d’Oro così popolare? E perché l’espressione di Gesù si distingue da tutte le altre? Ecco un elenco “Top Ten” dei motivi per cui la Regola d’Oro di Gesù è particolarmente potente. Alcuni di questi punti ripercorrono quanto abbiamo già accennato, mentre altri apportano qualcosa di nuovo.

La regola d’oro è…

            1O. ACCESSIBILE

            9. INTERCONNESSA

            8. UNIVERSALE

            7. ATTIVA

            6. PROATTIVA

            5. EMPATICA

            4. INTROSPETTIVA

            3. TRASFORMATIVA

            2. IRRELIGIOSA

            1. INCOMPLETA

Approfondiamo brevemente ciascuna di queste idee…

10. ACCESSIBILE E INCLUSIVA

La Regola d’Oro è bella nella sua semplicità. Lungi dall’essere complessa, è uno degli imperativi morali più semplici che gli esseri umani possano avere. Semplice, ma non semplicistica. Come il motto del gioco da tavolo Otello: Un minuto per imparare… Una vita per padroneggiare. Anche dei bambini possono capirlo e applicarlo, mentre gli adulti possono crescere nel continuare a studiarne le profondità.

Come accennato in precedenza, i genitori spesso introducono una qualche forma di questo principio ai propri figli in giovane età, spesso in senso negativo quando hanno fatto qualcosa di scortese. Non dobbiamo essere particolarmente istruiti o intelligenti per iniziare a praticare la Regola d’Oro, eppure, mentre continuiamo a crescere nella nostra educazione ed esperienza, non riusciremo mai a comprendere appieno la Regola d’Oro. E poiché Gesù dice che riassume la Legge e i Profeti, rende semplice tutta la volontà di Dio per la nostra vita, da crescita a crescita. Accessibile e Fattibile.

La Regola d’Oro non è accessibile sia agli istruiti e agli ignoranti, ai giovani e agli anziani, ma è accessibile sia ai credenti che ai non credenti. Se ne rimuoviamo le due radici – il “Dunque” all’inizio e la “Legge e i Profeti” alla fine – ciò che resta non fa alcun riferimento a Dio e può essere praticato da tutte le persone di ogni religione o di nessuna religione. Sebbene Gesù abbia rivolto questo insegnamento ai suoi discepoli, ed essere discepoli di Gesù ci aiuterà a vivere la pienezza di questo principio, tutte le persone sono portatrici dell’immagine di Dio e possono iniziare ad applicare questo insegnamento alla loro vita quotidiana.

“Tutta la volontà di Dio consiste nell’imparare ad amare gli altri.”

~ Scot McKnight (Sermone della Montagna)

“L’intuizione libera le persone meno istruite dalla sottomissione intellettuale alle élite scientifiche, filosofiche e religiose. Grazie all’intuizione, la mente di ogni persona può partecipare a un dato ambito di esperienza, senza doversi sottomettere a nessun dogma supportato da argomentazioni convincenti.” ~ Jeffrey Wattles (La regola d’oro)

9. INTERCONNESSA CON DIO E CON GLI ALTRI

Anche se il contesto è sempre importante, in questo caso è fondamentale. La Regola d’Oro riassume il meglio della Scrittura (“la Legge e i Profeti”). Se la Bibbia non ci aiuta ad amare meglio gli altri, la stiamo leggendo male. Inoltre, il “dunque” collega direttamente la Regola d’Oro all’insegnamento di Gesù sul vivere una vita piena di Spirito e di amore per tutte le persone, anche per i nostri nemici. È un’espressione di fede che si esprime attraverso l’amore (Galati 5:6). In quanto espressione dell’amore divino che fluisce verso e attraverso di noi, la Regola d’Oro si distingue da tutte le altre espressioni minori.

Come dice il proverbio: “Spesso imitato, mai duplicato”

Ricordate le due radici della Regola d’Oro: “quindi” e “La Legge e i Profeti”.

8. UNIVERSALE NELL’APPLICAZIONE

A differenza di alcune espressioni religiose e filosofiche della Regola d’Oro che ne limitano l’applicazione a persone della stessa fede, famiglia o tribù (ad esempio, le versioni ebraica e islamica, dove “vicino” o “fratello” si riferiscono a persone dello stesso gruppo religioso e/o etnico), la Regola d’Oro di Gesù è pensata per essere applicata a tutti, ovunque e sempre, amici o nemici.

La Regola d’Oro riguarda il modo in cui dovremmo trattare tutti.

7. ATTIVA NON PASSIVA

La Regola d’Oro si esprime positivamente, come qualcosa che facciamo, non qualcosa che evitiamo di fare. Ciò può cambiare le relazioni e, in ultima analisi, il mondo. E questa azione è focalizzata sul futuro, non bloccata nel passato. Anticipa piuttosto che ricordare. Gesù non dice: “Fai agli altri quello che gli altri hanno fatto a te” Gesù ha già rimproverato quel principio di vendetta “occhio per occhio”. Piuttosto, la Regola d’Oro è piena di speranza: qualunque cosa sia già accaduta, possiamo immaginare un futuro migliore.

6. PROATTIVA NON REATTIVA

La Regola d’Oro non è solo attiva, ma è anche proattiva e non reattiva. Possiamo farlo tutti adesso, non aspettare che qualcuno ci dia un motivo per rispondere. Questo è un fattore chiave del suo potere di cambiare il mondo.

5. EMPATICA, NON ASTRATTA

Gesù ci sta insegnando a prestare attenzione agli altri intorno a noi. La Regola d’Oro ci sposta dall’egocentrismo all’altruismo. Si tratta di ciò che alcuni filosofi chiamano decentramento. Vivere in questo modo è la cura al nostro egocentrismo narcisistico, che viene regolarmente rafforzato dai social media, dalla cultura consumistica e dalla nostra natura umana.

Mentre simpatia significa provare sentimenti per qualcuno, l’empatia significa provare sentimenti con qualcuno. Alcuni psicologi suggeriscono che la pietà, la simpatia e l’empatia siano fasi che la maggior parte delle persone attraversa per raggiungere ed esprimere in azione una compassione sincera e genuina.

Poiché la Regola d’Oro è empatica, è collegata alle emozioni e all’immaginazione. Per mettere in pratica la Regola d’Oro, dobbiamo metterci emotivamente nei panni di qualcun altro, immaginare di essere come lui, e questa pratica mentale ci aiuta a ricordare che gli altri sono persone reali che meritano la nostra attenzione, compassione e amore. Altre persone non sono solo avatar o personaggi nel videogioco della nostra vita. Non siamo noi il centro della storia. Condividiamo lo spazio e condividiamo l’importanza con tutti gli altri intorno a noi.

Le persone non sono un mezzo per raggiungere un fine,

sono il fine a cui siamo chiamati a servire.

Nel suo Fondazione della Metafisica dei Costumi, Immanuel Kant (1724-1804) affermò di aver migliorato la Regola d’oro con quello che chiamò Imperativo Categorico: “ agisci soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che divenga una legge universale“. Egli credeva che il suo Imperativo Categorico fosse radicato nella ragione, che è superiore alla Regola d’Oro di Gesù che giustamente identificava come radicata nell’emozione, nell’intuizione e nell’empatia. Kant riteneva che le emozioni umane potessero essere troppo facilmente imperfette, dimenticando che lo stesso si può dire della ragione umana.

Mentre Kant cercava un universalismo razionale, Gesù enfatizzava l’empatia relazionale.

4. INTROSPETTIVA E INTUITIVA

Mentre la Regola d’Oro ci aiuta a prenderci cura degli altri, allo stesso tempo ci incoraggia a guardare dentro per conoscere veramente noi stessi. Nella sua forma rudimentale, la Regola d’Oro si basa sulla conoscenza di sé piuttosto che sulla conoscenza divina. Dobbiamo ascoltare noi stessi per capire quale sarà il nostro prossimo passo morale verso gli altri. Invece di chiederci “Cosa Farebbe Gesù?”, Gesù stesso ci addestra a chiedere: “Cosa Vorrei?” Per capire la prossima cosa giusta, Gesù confida che i suoi discepoli consultino non i loro leader religiosi o i testi sacri, ma i loro cuori e le loro menti.

Gesù è un umanista per eccellenza.

“Una certa fede nell’umanità si esprime invitando le persone a considerare il proprio desiderio di essere trattate bene come un indizio su come trattare gli altri.” ~ Jeffrey Wattles (La regola d’oro)

3. TRASFORMATIVO

Fare il lavoro interiore della Regola d’Oro ci cambierà. Allenerà i nostri cuori nell’amore di Cristo incentrato sull’altro, un amore che abbraccia persino il nemico.

Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati

mediante il rinnovamento della vostra mente

 ~ L’apostolo Paolo (Romani 12:2)

La parola greca tradotta qui con “trasformato” è metamorphoó, da cui deriva il termine  metamorfosi. Un bruco mangia, mangia e mangia, a volte devastando e persino distruggendo le piante e gli alberi che gli danno la vita. Che immagine di egocentrismo narcisistico. Ma come farfalla, questa stessa creatura va di fiore in fiore, impollinando, portando vita e crescita nel mondo. Quando saremo trasformati dalla pratica regolare dell’amore simile a Cristo, diventeremo il nostro sé farfalla.

“Chiunque pratichi la regola d’oro si apre a un processo di cambiamento. Lasciando andare il sé per identificarsi con un singolo altro individuo, o con una prospettiva in terza persona su una situazione complessa, o con un paradigma divino, si innesca una trasformazione sottile e graduale, una trasformazione che da luminosa speranza per l’individuo e il pianeta.” ~ Jeffrey Wattles (La regola d’oro)

E quando un numero sufficiente di persone sperimenta il cambiamento mentale e di cuore che solo la Regola d’Oro può portare, intere società possono essere trasformate.

Fu la Regola d’Oro a motivare la prima protesta pubblica registrata per porre fine alla schiavitù nelle colonie americane. Quattro uomini Quaccheri in Pennsylvania redassero la petizione quacchera di Germantown contro la schiavitù nel 1688, basando la loro argomentazione sulla Regola d’Oro.

“C’è un detto che dice che dovremmo fare agli altri quello che vorremmo che facessero a noi – senza fare alcuna differenza di generazione, discendenza o colore. Cosa al mondo sarebbe peggio fare, se non farci rubare dagli uomini e venderci come schiavi in paesi stranieri, separandoci dalle nostre mogli e dai nostri figli? Questo non significa fare agli altri ciò che faremmo a noi; perciò siamo contrari a questo traffico di schiavi.”

~ La petizione quacchera di Germantown contro la schiavitù (1688)

Successivamente furono scritti numerosi libri contro la schiavitù, tutti facendo appello al pensiero della Regola d’Oro. E, sebbene non abbia mai menzionato esplicitamente la Regola d’Oro, Abraham Lincoln usò il ragionamento della Regola d’Oro in molti dei suoi discorsi per sostenere la fine della schiavitù.

“Come non vorrei essere uno schiavo, così non vorrei essere un padrone.”

~ Abramo Lincoln

E il resto, come si suol dire, è storia.

2. IRRELIGIOSO

La Regola d’Oro è al di sopra di tutte le regole, i regolamenti, i rituali e le routine della religione.

Ripensate ora al nostro primo punto sull’accessibilità. Poiché la Regola d’Oro opera a livello di intuizione morale piuttosto che di studio dettagliato della Scrittura, della tradizione e della teologia – anzi, riassume il meglio di tutti e tre – essa libera i credenti dalla tirannia delle élite religiose, filosofiche o accademiche. La religione prospera grazie alla gerarchia. La Regola d’Oro rende la religione superflua perché è la guida etica di ogni uomo.

Quelli di noi che sono cresciuti nella Chiesa conoscono fin troppo bene quegli argomenti religiosi in cui ogni parte cerca di superare l’altra nell’usare le Scritture o la teologia per sostenere il proprio punto di vista. I più istruiti biblicamente avvertiranno: “Non puoi fidarti del tuo intuito perché le emozioni possono essere manipolate e possono manipolare. Devi fidarti della Scrittura.” Ma con “fidarsi della Scrittura” intendono in realtà la loro interpretazione della Scrittura, che può essere manipolata e manipolare allo stesso modo.

Nelle discussioni sull’etica, la Regola d’Oro demolisce la gerarchia e livella il campo di gioco. In definitiva è irreligiosa, equalizzante e anti-elitaria.

La Regola d’Oro resiste anche al monitoraggio e all’applicazione del legalismo religioso in modi che la Regola d’Argento non può. I comportamenti negativi possono essere identificati, denunciati e puniti più facilmente dalle autorità religiose. (Nota quante Leggi della Torah sono espresse in negativo: “Non farai”). In effetti, la maggior parte delle leggi di una nazione sono progettate per aiutare a prevenire o punire il fare cose cattive, cioè infrangere la Regola d’Argento. Ma è impossibile legiferare sulla Regola d’Oro. Non è possibile che diventi una legge nazionale applicata dalla polizia o dalle forze dell’ordine, o una legge religiosa applicata dalla tradizione.

Non possiamo costringere le persone ad essere amorevoli, possiamo solo supplicare, persuadere e offrire un quadro convincente di come potrebbe essere una vita amorevole. La Regola d’Oro trascende la via della Legge. La religione custodisce tutti i “non devi”. Gesù ci invita a una vita di amore avviato dall’azione, incentrato sugli altri, sacrificale e vivificante.

La Regola d’Argento riguarda la giustizia. La Regola d’Oro riguarda l’amore.

“Questa regola libera la Chiesa dal regno degli esperti. Ai tempi di Gesù si consigliava spesso alle persone di chiedere a saggi, rabbini e veggenti su cosa fare. Ma Gesù dice, in effetti, ‘Nelle relazioni personali, tutto ciò che i credenti hanno bisogno di consultare di solito sono i propri sentimenti – come vorremmo essere trattati in questa situazione?’ … Questa liberazione dalla competenza – verso una certa autonomia personale – è un altro dei doni di Gesù nel Discorso della Montagna. Gesù ci dà il Padre nella Preghiera del Signore; ci dà noi stessi nella Regola d’Oro

~Frederick Dale Bruner (Il libro di Cristo)

“è stato certamente intelligente da parte di Cristo affermarlo in questo modo. L’unico esempio che Egli dà siamo noi stessi. … come un libro adagiato sul cuore, così chiaro che non hai bisogno di occhiali per comprendere Mosè e la legge. Quindi tu sei la tua Bibbia, il tuo insegnante, il tuo teologo e il tuo predicatore.”

~ Martin Lutero, 1483-1546 (Sermone della Montagna)

La Regola d’Oro aggira ogni elitarismo accademico e diventa l’etica di ogni uomo.

1. INCOMPLETO

Un ultimo pensiero: da sola, senza la connessione spirituale e la collaborazione implicita nel “dunque”, la Regola d’Oro isolatamente non è l’etica definitiva per i cristiani. Per questo abbiamo bisogno della Regola del Platino o del Principio di Platino. Approfondiamo questo argomento.

La Regola d’Oro ci porta molto lontano verso una vita amorevole. Ma è troppo soggetta a incomprensioni e applicazioni errate. Ad esempio, un missionario potrebbe ragionare: “Se fossi un pagano, vorrei che qualcuno mi convertisse a Cristo, quindi è amorevole allontanare i bambini indigeni dalle loro case e crescerli in un collegio dove possiamo insegnare loro come crescere e diventare buoni cristiani” Questa è una deformità dell’amore che Gesù insegna.

Quindi la Regola d’Oro funziona, funziona davvero, solo se è legata all’insegnamento di Gesù sull’essere pieni di Spirito e camminare al passo con la guida dello Spirito. In definitiva, la Via di Gesù non è mai una questione di seguire delle regole, nemmeno la Regola d’Oro, è una questione di ascoltare la sua voce giorno per giorno, momento per momento, situazione per situazione.

Le mie pecore ascoltano la mia voce; Io le conosco, ed esse mi seguono.

~ GESÙ (Giovanni 10:27)

Forse dovremmo pensare alla Regola d’Oro come al Giovanni Battista dell’etica biblica. È il meglio del Vecchio e una transizione verso il Nuovo. Dopotutto, Gesù disse che la Regola d’Oro riassume la Legge e i Profeti (quindi il Vecchio Testamento). E a proposito di Giovanni Battista Gesù dice:

In verità io vi dico che fra i nati di donna

non è sorto nessuno maggiore di Giovanni il battista;

eppure il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui

 ~ GESÙ (Matteo 11:11)

Giovanni fu l’araldo del Regno dei Cieli venuto sulla terra, ma tecnicamente non ne fu cittadino durante la sua vita. Giovanni fu l’ultimo degli Antichi, non il primo dei Nuovi. Era il profeta di transizione e, in un certo senso, la Regola d’Oro è la regola di transizione. Per un’etica pienamente secondo la Nuova Alleanza, abbiamo bisogno di un Nuovo Comandamento.

Ora, questo modo di pensare può essere frainteso. Si avvicina a farci avere una falsa visione dell’intero Sermone della Montagna: che fosse solo un’etica di transizione per i seguaci di Gesù del primo secolo e non fosse destinata ai cristiani di oggi. Questo era un modo di pensare conveniente che a volte consentiva alla Chiesa, nella sua storia, di ignorare l’insegnamento di pace di Gesù sulla nonviolenza e sull’amore per il nemico. Ma Gesù dice che il processo di discepolato significa insegnare sempre alle persone come seguire “tutto ciò che vi ho comandato” (Matteo 28:20). Quindi, i cristiani dovrebbero comunque avvalersi della Regola d’Oro, ma non isolatamente. Ecco a cosa serve il “Dunque”.

Come ho detto, la Regola d’Oro inizia con un “Dunque” che la lega immediatamente al ricevere, ricercare e assorbire, una quantità sempre maggiore dello Spirito Santo di Dio e dei suoi buoni doni. Questa è la versione cristiana della Regola d’Oro: trattare le persone nel modo in cui vorremmo essere trattati in comunione con lo Spirito Santo.

Attraverso lo Spirito Santo, sperimentiamo di più il cuore e la mente, la presenza e la potenza di Cristo (Matteo 28:20; Giovanni 14:16-18, 26; 16:13-14; 17:26; Atti 16:7; 1 Corinzi 2:16; Galati 4:6; Filippesi 1:19; ecc.). Senza lo Spirito, la Regola d’Oro è incompleta.

Gesù lo rende esplicito quando la sua vita terrena e il tempo trascorso con i suoi discepoli stanno per concludersi. È allora che Gesù dà ai suoi discepoli un nuovo comandamento, un potenziamento della Regola d’Oro, quello che potremmo chiamare il Principio di Platino. Questo insegnamento sposta il nostro amore per gli altri dall’essere autoreferenziali a Cristo-referenziali.

Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

 ~ GESÙ (Giovanni 13:34-35; anche 13:15; 15:12-13)

Tutto ciò che è scritto nella Bibbia o conduce a questo o ne deriva.

Gesù non avrebbe potuto insegnare ai suoi discepoli il Principio di Platino nel Discorso della Montagna perché non sapevano ancora quanto Gesù li avrebbe amati. Invece, riserva questo insegnamento per la fine del suo tempo con loro, dopo aver insegnato loro della sua morte imminente e aver lavato loro i piedi (anche i piedi di coloro che lo avrebbero tradito, negato e abbandonato). Questo nuovo comandamento, il Principio di Platino, solo alla fine avrebbe potuto avere un senso.

Attraverso il Principio di Platino, Gesù non abbandona la Regola d’Oro, ma la adempie e la amplia.

Il Principio del Platino ci allontana dalla domanda “Come vorrei essere trattato se fossi al posto di quella persona?” e ci porta verso “Come sono stato trattato da Gesù?” – La nostra attenzione mentale, il nostro allineamento quotidiano, la nostra meditazione momento per momento si concentrano innanzitutto sull’amore di Dio per noi.

Come abbiamo detto nel nostro ultimo studio, molte persone discutono se gli esseri umani siano in definitiva buoni o in definitiva cattivi, ma l’unica cosa che in definitiva siamo è “amati”.

Per alcuni di noi, le idee hanno più senso attraverso le immagini che attraverso le parole. Ecco un modo in cui potremmo rappresentare graficamente ciò che stiamo dicendo.

A. Falsa religione: la devozione per Dio (o ad Allah o all’Illuminazione o a qualsiasi altra cosa sia suprema) è tutto, e spesso avviene a scapito dell’amore per le altre persone, che diventa così secondario che potrebbe anche essere inesistente.

B. Antica Alleanza: prima dona amore a Dio, poi dona amore anche agli altri.

C. Nuova Alleanza: prima ricevi l’amore di Dio, poi donalo agli altri.

Il modo di amare di Gesù nella Nuova Alleanza attraversa anche il resto del Nuovo Testamento:

Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli.

 ~ L’apostolo Giovanni (1 Giovanni 3:16)

Carissimi, se Dio ci ha tanto amati,

anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.

 ~ L’apostolo Giovanni (1 Giovanni 4:11)

Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.

~ L’apostolo Giovanni (1 Giovanni 4:19)

Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati; e camminate nell’amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato sé stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave.

~ L’apostolo Paolo (Efesini 5:1-2)

Perciò accoglietevi gli uni gli altri,

come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.

~ L’apostolo Paolo (Romani 15:7)

Ringraziamo Dio per il suo amore e lodiamo Dio per la sua bontà rivolgendoci agli altri con braccia di accettazione. È così che adoriamo. Parafrasando Ziggy Marley:

L’amore è la nostra religione.

Infatti vi ho dato un esempio,

affinché anche voi facciate come vi ho fatto io.

~ GESÙ (Giovanni 13:15)

CONCLUSIONE: (Un ultimo pensiero)

Will Durant è stato un accademico vincitore del Premio Pulitzer che ha dedicato oltre cinquant’anni della sua vita a scrivere di storia e filosofia. Non era attratto dalla religione cristiana, ma era attratto da Cristo. Verso la fine della sua vita scrisse:

“Se potessi vivere un’altra vita, dotato della mia mente e del mio umore attuali, non scriverei storia o filosofia, ma mi dedicherei a creare un’associazione di uomini e donne liberi di avere una teologia tollerante o nessuna teologia, ma impegnati a seguire il più possibile l’etica di Cristo.”

~ Will Durant

Un’associazione di persone impegnate a seguire l’etica di Cristo. Sembra una buona idea. Ci stai?

CONTEMPLARE: (Passaggi della Scrittura che si riferiscono e approfondiscono la nostra comprensione di questo argomento)

Giovanni 13:34-35; 1 Giovanni 3-4

CONVERSAZIONE: (Parlare insieme, imparare insieme, crescere insieme)

  1. Cosa ti rivela Dio di sé stesso attraverso questo brano?
  2. Cosa ti mostra Dio di te stesso attraverso questo passaggio?
  3. La Regola d’Oro affonda le sue radici nella guida della Scrittura e dello Spirito di Cristo. Come sta il tuo sistema operativo personale? Qual è una cosa che potresti fare per rafforzare entrambi questi punti di connessione?
  4. Qual è una cosa che puoi pensare, credere o fare diversamente alla luce di ciò che stai imparando?
  5. Quali domande stai ancora elaborando su questo argomento?

INVITO ALL’AZIONE: (Idee per trasformare il parlare in camminare)

  1. Leggi. Dai un’occhiata a Giovanni 13:34-35. Poi scrivi tutti i modi in cui puoi pensare che Gesù ti ha amato. Poi, accanto a ogni punto, scrivi (o parla) di un esempio di come potresti amare gli altri in modo simile.
  2. Pensa. Discuti i seguenti esempi di applicazione e poi vedi di quanti dei tuoi esempi puoi fare brainstorming. “Mi piace ricevere complimenti o essere incoraggiato sinceramente dagli altri, quindi dovrei prestare attenzione a ciò che le persone intorno a me stanno facendo bene e avere il coraggio di condividere con loro ciò che noto.” “Amo guardare, ascoltare o leggere cose belle, quindi, per quanto sia in mio potere, dovrei creare bellezza.” “Desidero la salute per me stesso, quindi ovunque posso, dovrei promuovere la salute e il benessere degli altri.” “Trovo la solitudine triste, quindi dovrei riflettere e notare chi potrebbe sentirsi solo.” Va bene, tocca a te!

Agisci. Esegui una delle azioni descritte al punto 1 o 2 sopra. Voglio dire, proprio adesso. Prima che ti dimentichi. Vai avanti. Abbiamo finito. Smettila di leggere e agisci. Andale. Vamoose. Mettiti in viaggio Marco. Fai come un bambino e esci. Fai come un pastore e