SdM #42 – Bussando alla Porta del Paradiso
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa. Qual è l’uomo tra di voi, il quale, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? Oppure, se gli chiede un pesce, gli dia un serpente?
Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli,
darà cose buone a quelli che gliele domandano!
~ GESÙ (Matteo 7:7-11)
IL NUCLEO: (Il cuore del messaggio)
Dio vuole benedirci. Lui vuole darci ciò che è buono.
Non dobbiamo trovare la giusta formula tipo “abracadabra” o “apriti sesamo” per convincere Dio a rispondere alle nostre preghiere. Non è un tipo ingannevole. Non è distante. E di certo non è cattivo. Lui ci ama, ci presta attenzione e non vede l’ora di darci tutto ciò che è bene per noi.
Allora parliamo con lui.
“Gesù dice che Dio ascolta le nostre preghiere con le orecchie di un Padre amorevole che dona cose buone ai suoi figli.” ~ Skye Jethani
ENIGMA: (Sollevando domande che gli scettici potrebbero porsi)
Ehi Gesù, tu dovresti essere la persona che predica il perdono, l’accettazione e l’amore universale. Allora, com’è che ti ho appena sentito chiamare tutti “malvagi”?
Cos’è che non quadra Gesù?
CONTESTO: (Cosa succede prima e dopo questo passaggio)
Sebbene Gesù sottolinei l’importanza di chiedere, cercare e bussare, non dice mai cosa chiedere, cercare o a quale porta dovremmo bussare. Come dovremmo riempire gli spazi vuoti? Per capirlo, il contesto è importantissimo.
Alcuni passi del Nuovo Testamento possono aiutarci a fornire delle risposte. Eccone tre:
- Il contesto immediato.
- L’insegnamento di Giacomo sul pregare per la saggezza.
- La versione parallela di Luca di questo stesso insegnamento di Gesù.
Diamo un’occhiata a ciascuno.
1.Contesto immediato
Alcuni studiosi (come Scot McKnight) ritengono che il Sermone della Montagna rifletta principalmente le scelte editoriali di Matteo di mettere insieme detti casuali di Gesù. Ciò significherebbe che ogni singolo insegnamento dovrebbe essere autonomo e non dovremmo cercare un flusso tematico da un argomento all’altro.
Altri credono che, indipendentemente dal fatto che il sermone rifletta principalmente il flusso di pensiero di Matteo o di Gesù, ci sia comunque un flusso a cui dovremmo prestare attenzione. L’insegnamento è tutto di Gesù; e che il flusso del pensiero sia di Gesù o di Matteo, è pur sempre lo Spirito Santo a parlare. La dottrina dell’ispirazione si applica non solo ai pensieri della Scrittura, ma anche al flusso, alla sequenza, all’ordine di quegli stessi pensieri. Quindi il contesto immediato dovrebbe essere in grado di dirci qualcosa.
Il verbo per “chiedere” è collegato alla preghiera precedente, in Matteo 6:8. Quindi il nostro insegnamento attuale probabilmente includerà la preghiera come parte del modo in cui dobbiamo chiedere, cercare e bussare. Nella tradizione ebraica, infatti, tutte e tre le parole sono associate alla preghiera.
La stessa parola per “cercare” è usata alla fine del capitolo 6, dove Gesù conclude la sua discussione sulla preoccupazione e l’ansia causate dalla ricerca di beni, potere e prestigio:
Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose saranno date anche a voi. ~ GESÙ (Matteo 6:33)
Poiché Gesù non dice nulla di diverso su cosa cercare rispetto al versetto appena citato, possiamo tranquillamente supporre che il nostro chiedere, cercare, bussare dovrebbe concentrarsi sul regno di Dio e sulla sua giustizia.
La parola per “bussare” non è usata altrove nel sermone, ma Gesù continua parlando di entrare attraverso la porta stretta. Ai tempi di Gesù, gli ospiti bussavano a questa porta esterna della proprietà (ad esempio, Atti 12:13). Quindi ciascuno di questi verbi si collega alle attività del Regno. Attraverso la preghiera e altre attività spirituali, soprattutto amandoci a vicenda, stiamo sempre “Knock, knock, knockin’ on Heaven’s door.” (Bussando, bussando, bussando alla porta del Cielo”)
Qui c’è urgenza e tempestività, poiché più avanti nella Parabola delle dieci damigelle d’onore (Matteo 25:1-13), Gesù insegnerà che anche le porte aperte alla fine verranno chiuse, non importa quanto forte bussiamo. (Certo quella è una parabola su cui varrebbe la pena interrogarsi, ma sarà per un altro studio.)
Infine, per quanto riguarda il contesto immediato, Gesù insegna la Regola d’Oro subito dopo questo brano e la introduce con “Perciò” o “Così dunque”. Sembra che, nella mente di Gesù, la Regola d’Oro di trattare gli altri nel modo in cui vogliamo essere trattati sia legata all’idea della generosità di Dio nei nostri confronti. Ciò suggerisce qualcosa che Gesù svilupperà in seguito: sebbene la Regola d’Oro sia un buon inizio per la moralità del Nuovo Testamento, non è la nostra guida etica definitiva. Al termine dei tre anni trascorsi con i suoi discepoli, Gesù dà loro (e a noi) un “nuovo comandamento” in cui scopriamo che la “Regola del Platino” di amare nel modo in cui siamo già stati amati è il marchio singolare e il principio guida supremo della Via di Gesù (Giovanni 13:34-35).
2.L’insegnamento di Giacomo sulla preghiera per la saggezza
Gli studiosi hanno da tempo notato che il libro di Giacomo è collegato e trae spunto dal Sermone della Montagna in molti punti. Giacolo usa un linguaggio “chiedendo” nel suo primo capitolo:
Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio
che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data.
~ Giacomo fratello di Gesù (Giacomo 1:5)
Poco prima che Gesù ci dica di chiedere, cercare e bussare, ha dato un insegnamento profondo che richiede saggezza per essere applicato. Ci ha insegnato a non preoccuparci delle cose (pur continuando a vivere una vita produttiva e generosa), a non giudicare gli altri (pur continuando a essere abbastanza perspicaci da essere utili), ad essere sempre autoriflessivi (prima di concentrarci sull’aiutare gli altri a riflettere su noi stessi), e di non forzare la preziosa verità del Vangelo a chi non è interessato (pur sfruttando sempre al massimo ogni occasione per condividere la Buona Novella del Regno con chiunque sia interessato). Ci vuole saggezza! E per fortuna, qualunque cosa di cui abbiamo bisogno per seguire Gesù, Dio è felice di darcela.
Gesù non fornisce istruzioni dettagliate, formule etiche o leggi dettagliate per prendere la maggior parte delle decisioni. Quello è come funzionava l’Antica Alleanza. La Nuova Alleanza è diversa non solo nel contenuto della volontà di Dio nei nostri confronti (ad esempio, il cambiamento di approccio di Dio su questioni come il sacrificio degli animali, l’osservanza dello Shabat, la legislazione sull’abbigliamento e sull’agricoltura, la pena di morte per reati religiosi, la completa distruzione dei nemici, ecc.), ma anche nel suo metodo di discernimento della volontà di Dio.
L’approccio della Nuova Alleanza alle scelte della vita implica imparare dallo Spirito Santo che ci guida dall’interno, oltre che dall’insegnamento di Gesù che collabora con la guida dello Spirito. L’Antica Alleanza mette i paletti sul nostro comportamento. La Nuova Alleanza plasma il nostro carattere. L’Antica Alleanza dice che i nostri cuori sono corrotti e maligni (Geremia 17:9). Ed ecco che quindi la Nuova Alleanza dice: “Ecco un cuore nuovo!” (Ezechiele 11:19; 36:26)
L’Antica Alleanza richiede principalmente obbedienza.
La Nuova Alleanza richiede principalmente saggezza.
C’erano Nell’Antica Alleanza delle eccezioni, come il re Davide, che conosceva il cuore di Dio abbastanza da andare oltre il rispetto delle regole per vivere secondo amore e non secondo legge (Matteo 12:3-4). Ma questo tipo di saggezza era spesso riservata ai profeti e ai governanti. Il re Salomone pregò per avere la saggezza di governare bene e Dio gli diede un “cuore saggio e perspicace” (vedere 1 Re 3:5-15).
Ora invece, con la Nuova Alleanza, a tutto il popolo di Dio viene dato un cuore nuovo, uno spirito nuovo e lo Spirito di Dio per guidarlo (Ezechiele 36:25-27). Siamo guidati dalla saggezza dell’amore, non dalla legge. Il Popolo di Gesù dovrebbe sempre chiedere, cercare e bussare alla porta della… saggezza.
3.Il passaggio parallelo di Luca
Nella versione di Luca di questo stesso detto di Gesù, egli offre un’importante aggiunta chiarificatrice. Chiedere, cercare, bussare non è in definitiva per particolari richieste di preghiera, benedizioni o esperienze, ma per una maggiore comprensione di Dio, tramite lo Spirito Santo.
Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».
~ GESÙ (Luca 11:9-13)
Vogliamo la benedizione di Dio. Vogliamo la saggezza di Dio. Vogliamo il Regno di Dio e la sua giustizia. Ma più di ogni altra cosa vogliamo Dio.
Luca colloca questo passaggio subito dopo l’insegnamento di Gesù sulla Preghiera del Signore e una parabola sulla persistenza nel chiedere, cercare e bussare. Quindi da Luca apprendiamo che Gesù vuole che continuiamo a pregare, continuiamo a perseguire e continuiamo a chiedere a Dio sempre di più del suo Spirito Santo.
Troviamo una versione di questo insegnamento anche nel Vangelo di Giovanni, dove si riferisce allo Spirito Santo come “acqua viva”:
«Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno»
~GESÙ (Giovanni 7:37-38)
“Dio si compiace della nostra presenza e si compiace di condividere la sua presenza con noi. Siamo convocati ad entrare alla sua presenza.”
~ Scot McKnight (Sermone della Montagna)
CONSIDERA: (Osservazioni sul passaggio)
Chiedi / Cerca / Bussa. Alcuni cristiani hanno affiancato una pratica spirituale ad ognuno di questi inviti: chiedere è preghiera, cercare è lo studio delle Scritture e bussare è meditare su ciò che abbiamo imparato. Questo è un utile promemoria per pregare, studiare e meditare, ma probabilmente Gesù sta usando un parallelismo diverso: tre modi diversi di dire la stessa cosa. Questo non è un ordine sequenziale (nel senso che prima chiediamo, poi cerchiamo e infine bussiamo). Se un bambino ha una domanda per sua madre, chiede. Se non riesce a trovare sua madre in casa, la cerca o la chiama. Se sospetta che sua madre sia dietro una porta chiusa, bussa (o dovrebbe bussare – oh come vorremmo che i nostri figli bussassero prima di entrare!). Il tempo verbale per ognuna si queste azioni è al presente continuo, quindi questo potrebbe essere tradotto con “Continua a chiedere”, “Continua a cercare”, “Continua a bussare”. Quindi Gesù, almeno a un certo livello, insegna quella che a volte viene chiamata la “saggezza del mendicante”: la perseveranza nel chiedere ti darà risultati migliori (sulla perseveranza nella preghiera vedi Luca 11:5-8; 18:1-8). Sarebbe sbagliato applicare questa idea di perseveranza nella preghiera alla pratica di importunare Dio affinché ci dia ciò che desideriamo e chiamare questa “fede”. Non cerchiamo di piegare la volontà di Dio piegando l’orecchio di Dio. Gesù ci ha già detto quale dovrebbe essere il fulcro della nostra ricerca: il regno di Dio e la sua giustizia sopra ogni altra cosa (Matteo 6:33). E quando Gesù lo insegnò, disse specificamente che non dovremmo cercare altre cose ma confidare che Dio provveda. Questa è fede. Nel suo precedente insegnamento sulla preghiera, Gesù disse che non dovremmo essere come i Gentili che ripetono le loro richieste. Chiediamo semplicemente il nostro pane quotidiano e andiamo avanti. In definitiva, questo passaggio riguarda meno la nostra persistenza nella preghiera e più la motivazione della nostra persistenza: la bontà di Dio. Gesù promette la risposta amorevole di Dio alle nostre domande, e queste risposte di Dio sono rese chiare in sette punti. Spesso falliamo nel vederlo perché siamo concentrati sul nostro ruolo di chiedere, cercare e bussare. Ma la vera enfasi di Gesù qui è sulla generosità di Dio e sul suo amore. Guarda di nuovo il passaggio…
Chiedi e (1) ti sarà dato; cerca e (2) troverai; bussa e (3) ti sarà aperto. Poiché (4) chiunque chiede riceve; (5) chi cerca trova; e (6) a chi bussa, sarà aperto. Chi di voi, se vostro figlio chiede del pane, gli darà una pietra? Oppure se chiede un pesce, gli darà un serpente? Perciò, se voi che siete malvagi sapete fare buoni doni ai vostri figli, (7) quanto più il Padre vostro nei cieli farà buoni doni a coloro che glielo chiedono!
~ GESÙ (Matteo 7:7-11)
Quindi chiediamo, cerchiamo e bussiamo con insistenza, ma chiediamo anche con aspettativa. Quando chiediamo, Dio dona. Quando cerchiamo, Dio ci rivela. Quando bussiamo, Dio apre le porte. Prima che Gesù ci dia la Regola d’Oro (di cui parleremo nel nostro prossimo studio), ci dà la Promessa d’Oro. Proprio come nelle Beatitudini, prima di comandare o istruire, Dio benedice. Dio vuole, è ansioso di, benedirci con buoni doni! Sapere questo ci motiva a continuare ad andare avanti nei momenti difficili (che rappresentano la maggior parte della vita, non è vero?). La risposta di Dio alla nostra richiesta non è mai un disinteresse lontano, ma raramente anche una gratificazione immediata. In questa vita, Dio aprirà sempre le porte a nuove esperienze di intimità con il suo Spirito, eppure non saremo mai arrivati. Troveremo sempre, eppure continueremo a cercare. In questa vita, il viaggio è la destinazione. A volte noi cristiani definiamo le persone non credenti ma alla ricerca come “cercatori spirituali”. È una buona frase, purché non ci escludiamo dalla descrizione. Gesù prevede che i suoi discepoli saranno sempre ricercatori spirituali, persone che desiderano di più da Dio nella loro vita. Da questa parte del Paradiso, cristiani e non cristiani dovrebbero tutti poter cantare insieme agli U2:
“Ma non ho ancora trovato quello che cerco.” ~ U2
Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto
il vostro cuore; io mi lascerò trovare da voi”, dice il SIGNORE.
“Vi farò tornare dalla vostra prigionia e vi raccoglierò
~ Yahweh (Geremia 29:13)
Avviciniamoci dunque con fiducia al trono della grazia di Dio,
affinché possiamo ricevere misericordia e trovare grazia
che ci aiuti nel momento del bisogno. ~ (Ebrei 4:16)
“L’invito di Gesù a chiedere semplicemente al nostro Padre celeste ciò di cui abbiamo bisogno rappresenta un radicale allontanamento da ciò che prescrivono la maggior parte delle religioni, sia antiche che moderne. Nella maggior parte dei casi ci viene insegnato che il favore di Dio deve essere ottenuto con doni, rituali, sacrifici o obbedienza prima di prendere in considerazione qualcosa di così audace come una richiesta diretta a Dio. La religione di solito ci mette nel ruolo di schiavi nel mondo di Dio, ma Gesù ci esalta allo status di bambini nella casa di Dio”
~ Skye Jethani (E se Gesù fosse serio?)
“La preghiera non è un piede di porco spirituale o un martello pneumatico che apre la volontà di Dio di agire, ma un mezzo attraverso il quale i cristiani si aprono a Dio, per afferrare la volontà di Dio e per esserne afferrati.” ~ David E. Garland
Che amico abbiamo in Gesù,
che sopportare tutti i nostri peccati e dolori!
Che privilegio portare
tutto a Dio nella preghiera!
Oh, quale pace spesso perdiamo,
Oh, quale dolore inutile sopportiamo,
tutto perché non portiamo
tutto a Dio nella preghiera! ~ Joseph M. Scriven (1855)
Chiunque. Quando Gesù ripete la promessa, allarga il cerchio per includere tutte le persone, non solo i suoi discepoli. Forse a questo punto cominciò a rivolgere lo sguardo verso la grande folla che lo ascoltava, stabilendo un contatto visivo con un sorriso. “Chiunque” è adesso incluso nel suo focus. Alla fine del sermone Gesù sembra averle in mente tutti mentre parla dei costruttori saggi e stolti e dell’importanza di trasformare l’educazione in azione. In effetti, la maggior parte degli studiosi nota che nel versetto 7:13 Gesù probabilmente parla pensando alla folla. E questo spostamento di attenzione verso l’esterno, dal puro discepolato all’inclusione di una sfida evangelica, inizia qui. Tutti gli uomini dovrebbero essere ricercatori spirituali; su questo punto siamo tutti uguali. Quando un amico non credente è almeno spiritualmente curioso, dovremmo sottolineare ciò che abbiamo in comune piuttosto che le nostre differenze. Siamo insieme nello stesso viaggio.
Pane / Pietra / Pesce / Serpente. Gesù trae la sua conclusione da una forma di argomentazione molto diffusa tra i rabbini del suo tempo, chiamata qal v’homer (pronunciato kal vahomer) nella tradizione ebraica e, in seguito, in latino. Significa dal minore al maggiore. Se A è vero, allora “quanto di più” per B? Se Dio si prende cura degli uccelli, quanto più si prenderà cura di noi. Se un uomo esce durante lo Shabath per salvare le sue pecore cadute in un fosso, quanto più dovremmo in ogni momento anche noi aiutare gli altri? E se i genitori umani imperfetti sanno come dare cose buone ai loro figli, quanto più il nostro Padre perfettamente amorevole ci darà cose buone. Ora, il nostro istinto genitoriale impedisce a tutti, tranne ai più disturbati tra noi, di fare del male e ingannare i nostri figli. Chi direbbe al proprio figlio: “Hai fame? Prova questa cosa rotonda, liscia e marrone: sembra una pagnotta” oppure “Vuoi del pesce? Che ne dici di qualcos’altro con le squame?” (Luke aggiunge un uovo che viene scambiato con uno scorpione!) I lettori originali del Vangelo di Matteo potrebbero aver ripensato a questo punto al Diavolo che tentava Gesù di trasformare le pietre in pane. Un genitore crudele non può trasformare le pietre in pane, ma può sostituire le pietre al pane. Questo tipo di genitore sarebbe, in una parola, diabolico. Guardando alle cronache capiamo che è possibile concepire che ci siano dei genitori così crudeli. Forse è per questo che Gesù limita la sua domanda a chi era li ad ascoltare, dicendo: “Chi di voi…”. L’immagine del pane è forte nell’insegnamento di Gesù. Ha già usato il “pane” come simbolo per tutti i nostri bisogni fisici e spirituali nella Preghiera del Signore; nel vangelo di Giovanni si definirà il “pane della vita”; e alla fine Gesù lo userà come simbolo di se stesso, del proprio corpo durante l’ultima cena. Gesù fa così tanto riferimento al pane che tutto il Nuovo Testamento inizia a odorare di panetteria. E lo stesso vale per il pesce (potremmo fare a meno delle immagini olfattive, intendiamoci). Sono il pane e il pesce che Gesù usa per nutrire miracolosamente le moltitudini. E alla fine del Vangelo di Giovanni, Gesù risorto serve nuovamente ai suoi discepoli pane e pesce accanto a un fuoco di carbonella. (Vedi il nostro studio qui per ulteriori informazioni su questa apparizione della resurrezione.)
[Quindi ora, detto con la migliore voce da annunciatore retrò che riesco a fare]: E ora, signore e signori, è di nuovo il momento di giocare al quiz show preferito da tutti [ora tutti gridano]…
Eccoci! Ci siamo!
Voi che siete malvagi. Malvagi? Davvero Gesù? Innanzitutto, notate che Gesù non dice “noi” che siamo malvagi. Di qualunque cosa stia parlando qui, Gesù si mette in una categoria diversa. (Sull’assenza di peccato di Gesù vedi 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15; 7:26-28; 1 Pietro 1:19; 1 Giovanni 3:3). Ora, come abbiamo discusso in studi precedenti, gli esseri umani sono un paradosso. Siamo gloriosi portatori dell’immagine di Dio e, in quanto tali, siamo capaci di un bene, di una bellezza e di una creatività straordinari. Gesù ha già benedetto i suoi discepoli come “puri di cuore”, che sono il “sale della terra” e la “luce del mondo”, una “città sulla collina” le cui “buone azioni” porteranno gli altri a glorificare Dio, anche se a volte saranno “perseguitati per la loro giustizia”. Eppure tutti noi lottiamo con una tendenza universale a rovinare tutto: la vita degli altri, la nostra vita e persino tutta la creazione. Gli esseri umani sono straordinari e incredibilmente distruttivi. Sembra che ci sia un difetto nel nostro codice. Qualunque parola diamo a questo difetto umano – fallibilità morale, tendenze auto-sabotanti, essere rotti, fuorviati o, in termini biblici, essere peccatori, ribelli o semplicemente “malvagi” come dice qui Gesù – uno sguardo onesto su noi stessi ci porterà ad ammettere che “qualcosa è marcio nel regno di Danimarca”.
EXCURSUS: SIAMO DAVVERO MALVAGI?
SÌ. Prossima domanda.
… Ok, scaveremo un po’ più a fondo. Se ci chiediamo: cosa ci dicono Gesù, la Bibbia, i migliori teologi, i grandi filosofi, la storia umana e la nostra esperienza? scopriamo che su questo tema tutti i dati concordano: gli esseri umani sono straordinari e incredibilmente distruttivi. Quando le persone si comportano in modo terribile, spesso lo chiamiamo “disumanità”. Ma il fatto è che un cattivo comportamento è molto umano. Oppure diciamo che qualcuno si comporta come un animale, il che, francamente, è un insulto alla maggior parte degli animali. Allora perché alcune persone persistono nel considerare sé stesse e gli altri come senza peccato e fondamentalmente solo buoni? Forse hanno sperimentato i modi punitivi in cui le persone religiose e altri usano i nostri fallimenti per abbatterci con senso di colpa e vergogna. Eppure, questa esperienza dolorosa e dannosa lo dimostra anche: usare l’idea di “peccato” per causare più danni è esattamente ciò che potremmo aspettarci che facciano gli esseri umani peccatori! Per quanto riguarda il peccato, la Bibbia non ci dice qualcosa che non sappiamo già di noi stessi. Spiega perché ciò che sappiamo di noi stessi è vero. Sappiamo tutti che qualcosa non va. La Bibbia ha semplicemente il miglior potere esplicativo per dare un senso al “perché”. Dio ci ha resi perfetti, senza peccato né vergogna, e tuttavia abbiamo ascoltato una voce esterna che ci ha allontanato dalla nostra bontà divina. Quando abbiamo smesso di fidarci di Dio come nostra fonte di vita e ci siamo allontanati dalla sua bontà e dalla sua guida, la tentazione non ha più avuto bisogno di provenire da una fonte esterna. Cominciò a crescere dall’interno di ogni essere umano, tramandato a tutte le generazioni (Genesi 1-4). Ora, ogni essere umano riflette sia l’immagine e la somiglianza di Dio, sia l’inclinazione interiore verso il peccato, con conseguente bellezza umana universale e depravazione umana universale (Salmo 14:1-3; 51:5; 53:1-3; Romani 3:10-18; 5:12; ecc). La parola “peccato” deriva dal greco hamartia, che significa essere separati. Il peccato è quella forza all’opera in questo mondo, e in ognuno di noi, che ci separa da Dio, gli uni dagli altri e dal nostro vero sé. Non è solo ignoranza, è un’energia attiva, un potente veleno, che separa, disintegra e infine distrugge se non troviamo l’antidoto. Il sangue di Gesù è l’antidoto. Spiritualmente, quando Gesù ci offre perdono e riconciliazione, si oppone al potere del peccato con un potere ancora più forte: l’amore. Il suo perdono, la sua gentilezza e la sua purificazione sono una sorta di trasfusione di sangue dalla croce ai nostri cuori. Quindi quando Gesù ci chiama “malvagi” non intende dire che siamo cattivi come potremmo essere – dopo tutto lo dice nel bel mezzo del parlare del nostro amore per i nostri figli e della nostra buona genitorialità in risposta ai loro bisogni. No, Gesù ci chiama “malvagi” perché ogni aspetto della vita umana – psicologicamente e socialmente – è stato contaminato dal virus del peccato malvagio. Come dice la serie televisiva The Walking Dead: Siamo tutti infetti. Quindi gli esseri umani sono fondamentalmente buoni o fondamentalmente cattivi? L’unica cosa che fondamentalmente siamo è amati. Tutto il resto è commento.
“Secondo Gesù non ci sono brave persone, solo persone umili e persone orgogliose. … Dio non cerca l’impressionabilità morale. Cerca umiltà.”
~ Brant Hansen
Padre vostro che è nei cieli. Dio non è uno straniero riluttante che deve essere costretto a darci qualcosa, né è un nonnetto indulgente che ci vizierà con tutto ciò che vogliamo, e Dio non è certamente un mostro malvagio che vuole ingannarci per farci accettare qualcosa che non ci fa bene. Dio è un Padre amorevole che risponderà sempre alle nostre preghiere con ciò che è meglio per noi (cioè, “cose buone”). Eppure spesso manteniamo le distanze perché il nostro concetto di Dio è distorto. Immagina se scoprissi che qualcuno che conosci può leggere nella tua mente e conoscere ogni peccato che hai mai commesso o pensato. Probabilmente non vorresti stare con quella persona. L’imbarazzo, persino la vergogna, sarebbero troppi. Molti di noi reagiscono inconsciamente in questo modo a Dio. Gesù ci aiuta a riabilitare la nostra immagine di Dio come colui che sa tutto e ci ama ciononostante come un Padre perfetto. Gesù vuole che vediamo noi stessi attraverso la lente del Padre, non attraverso il nostro fallimento. Il nostro Padre celeste non vuole punirci, condannarci, svergognarci o umiliarci; vuole solo farci dei “buoni doni”. Anche in questo caso la parola per “cielo” è al plurale, sottolineando la presenza di Dio tutto intorno a noi, con noi e dentro di noi. Come dice l’apostolo Paolo: “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo” (Romani 5:5). Pensa a quanto noi genitori amiamo i nostri figli: sono il nostro tesoro. Vogliamo che prosperino, sopporteremmo qualsiasi cosa per il loro bene e moriremmo per loro per proteggerli dai danni. E l’amore di Dio per noi è una versione ancora più grande e perfetta di questo amore genitoriale istintivo.
Cose buone. Hai mai incontrato qualcuno di nome Agatha? Questa è la parola greca qui: una forma della radice greca agathos, che significa ciò che è intrinsecamente buono. Quali sono le cose buone che Dio ci darà quando preghiamo? E otterremo sempre una risposta positiva alle nostre preghiere? Gesù sapeva che i suoi discepoli non sempre ottenevano ciò che chiedevano (Matteo 17:16), anzi, nemmeno Gesù (Matteo 26:39). Gesù non dice che Dio ci dà sempre ciò che vogliamo, ma Dio ci dà tutte le “cose buone” di cui abbiamo bisogno. Grazie a Dio possiamo pregare liberamente sapendo che Egli ascolta con le orecchie e risponde con il cuore di un padre amorevole. Quali sono queste cose buone? Gesù ce ne ha già raccontate almeno alcune nel sermone: la comunione del regno, il conforto, la misericordia, il perdono, la provvidenza, la guida, la liberazione e altro ancora. Matteo pone l’accento sui buoni doni che Dio fa, mentre Luca sottolinea che in ultima analisi stiamo cercando e chiedendo di più di Dio stesso. Lo Spirito Santo con noi e dentro di noi è il dono più grande di Dio a tutti noi. Se Gesù sta parlando di una maggiore intimità con l’Onnipotente (come conferma Luca), allora non dobbiamo indebolire la promessa di Gesù che otterremo sempre ciò che chiediamo nella preghiera. Se preghiamo per avere più Dio nella nostra vita, otterremo sempre ciò che chiediamo. Se sembra che Dio dica “no” a qualche richiesta, possiamo sempre sapere che in realtà si tratta di un “sì” a una maggiore presenza di Dio in qualche modo. Che modo di affrontare tutta la vita, cercando e vedendo Dio all’opera nel bene e nel male. Quando saremo pieni dello Spirito, saremo pieni della manifestazione della sua presenza e potenza, cioè del frutto del suo carattere e di qualsiasi dono (o doni) egli voglia darci affinché possiamo servirci meglio gli uni gli altri. A tutti i credenti viene dato lo Spirito Santo come nostra guida interiore e amico per ricordarci l’insegnamento di Gesù (Giovanni 14:26). Eppure c’è sempre più Spirito da sperimentare (Efesini 5:18).
“Il nostro Padre celeste correggerà la nostra preghiera e ci darà non ciò che cerchiamo ignorantemente, ma ciò di cui abbiamo veramente bisogno. La promessa di dare ciò che chiediamo è qui spiegata e messa nella sua vera luce. … La nostra preghiera va in cielo in una versione riveduta. Sarebbe una cosa terribile se Dio ci desse sempre tutto ciò che abbiamo chiesto.”
~ Charles H. Spurgeon
In effetti, Dio sa dare le cose buone di cui abbiamo bisogno meglio di quanto sappiamo chiederle.
Quindi, cosa abbiamo imparato finora?
- Questo insegnamento riguarda la perseveranza nella preghiera: la preghiera per ottenere saggezza che ci aiuti a vivere il Discorso della Montagna e la preghiera per avere più Spirito Santo nelle nostre vite.
- Questo insegnamento non riguarda solo la preghiera. È una promessa rivolta a tutti gli uomini: Dio vuole essere trovato e vuole benedirci tutti con un senso di appartenenza al suo regno, con il dono della sua giustizia e con una maggiore presenza.
COMMENTO: (Pensieri sul significato e sull’applicazione)
Alcuni studiosi vedono questo insegnamento come un invito alla preghiera continua, ispirando l’apostolo Paolo a dire:
Non cessate mai di pregare. ~ L’apostolo Paolo (1 Tessalonicesi 5:17)
Questa potrebbe essere un’applicazione, ma l’insegnamento si applica in modo più ampio rispetto alla semplice preghiera. Tutta la nostra vita è, o dovrebbe essere, la ricerca di un incontro e di un’esperienza più significativi con Dio, il suo regno, la sua giustizia e il suo Spirito. Come abbiamo discusso in questo studio precedente, tutta la vita è una ricerca di significato, scopo e intimità per superare la nostra solitudine.
Eppure, alcune tradizioni teologiche insegnano che siamo incapaci di cercare Dio ed è solo Dio che cerca noi. Allora com’è? Dio ci trova o siamo noi a trovare Dio? Dio ci cerca o siamo noi a cercare Dio? In altre parole, Dio sceglie noi o siamo noi a scegliere Dio?
La risposta è: sì.
Dio ci ha scelti per primi in un paio di modi. In primo luogo, Dio ci ha scelti creandoci. Ogni genitore fa questo: sceglie prima il proprio figlio. Quando nasciamo o veniamo adottati in una famiglia amorevole, veniamo scelti.
La maggior parte dei genitori non sa a cosa vanno incontro quando hanno un bambino. Ma amano comunque quel bambino. Non sanno cosa riserva il futuro, se quel bambino crescerà amandoli o finirà per spezzargli il cuore. Ma anche la possibilità dell’amore vale il rischio.
Il nostro Padre celeste ti conosceva in anticipo; sapeva chi saresti diventato, come saresti cresciuto, cosa avresti realizzato e come avresti fallito. E conoscendoti in anticipo, Dio disse: sì, ti voglio; e ti amò portandoti in vita. (NdT. per una comprensione alternativa della preveggenza di Dio suggerisco di ascoltare il teologo Greg Boyd sulla Open Theology)
In secondo luogo, Dio ci ha scelti anche redimendoci, cioè liberandoci o salvandoci. Sapeva che avremmo sbagliato e che avremmo riversato vergogna su noi stessi e gli uni sugli altri. Sapeva che il nostro peccato e la nostra vergogna ci avrebbero allontanato ancora di più da lui e gli uni dagli altri, per paura di ricevere giudizi anziché accettazione.
Così Dio ha dimostrato il suo amore per noi in modo profondo e innegabile.
Poiché Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico e solo Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia la vita eterna. Poiché Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma per salvare il mondo attraverso di lui. ~ GESÙ (Giovanni 3:16-17)
Ma Dio dimostra il suo amore per noi in questo: mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
~ L’apostolo Paolo (Romani 5:8; vedi tutto 5:6-10)
Ecco come sappiamo cos’è l’amore:
Gesù Cristo ha dato la sua vita per noi.
~ L’apostolo Giovanni (1 Giovanni 3:16)
Dio ci ha dimostrato il suo amore, mandando in questo mondo malvagio il suo unico Figlio, perché avessimo la vita eterna tramite la sua morte. 10 E questo è il vero amore: non siamo stati noi che abbiamo amato Dio, ma è stato Dio che ha amato noi, ed ha mandato suo Figlio
per farci avere il perdono dei nostri peccati.
~ L’apostolo Giovanni (1 Giovanni 4:9-10)
Dio ci ha scelti per la vita. E quando ci siamo allontanati da lui, egli ha scelto di venire a prenderci e riportarci a casa. Secondo Gesù in Luca 15, Dio è come una donna che ha perso qualcosa di prezioso e non si arrenderà finché non lo troverà. Dio è come un buon pastore che cerca ogni pecora nera che se ne va. Dio è come un padre che scruta l’orizzonte alla ricerca del suo figliol prodigo errante e ribelle.
Dio è il ricercatore originale.
A volte Dio ci “cercherà” portando convinzione al cuore per le nostre malefatte, nella speranza che accendere la nostra coscienza intorpidita ci spinga verso di Lui nel pentimento. Parlando dello Spirito Santo, Gesù dice:
Quando verrà, convincerà il mondo riguardo al peccato,
alla giustizia e al giudizio. ~ GESÙ (Giovanni 16:8)
E quando non ascoltiamo lo Spirito di Dio parlare attraverso la nostra coscienza, uno dei modi in cui Dio ci raggiunge è portando conseguenze nelle nostre vite. Alcuni di noi non sono pronti ad affrontare sé stessi, per non parlare di Dio, finché non toccheremo il fondo.
Perché il Signore corregge quelli che egli ama, e castiga tutti coloro che riconosce come figli… ma egli lo fa per il nostro bene,
affinché siamo partecipi della sua santità.
~ (Ebrei 12:6, 10)
Nessuno può accusare Dio di essere un Padre passivo o distante. Ha fatto la prima mossa creandoci, poi ha piantato una bandiera nel mezzo della storia umana che dichiara il suo amore per noi e continua ad esserci vicini attraverso la coscienza, le circostanze, l’intuizione e l’esperienza.
Quindi, prenditi un momento per immaginarti mentre superi la cresta di una collina e vedi il tuo Padre celeste che ti vede, e il suo viso che si illumina con il sorriso più grande. Ora guardalo correre verso di te. Cosa succede dopo?
Ma aspetta un attimo: abbiamo già raccontato solo metà della storia.
Sì, Dio ci sceglie ogni giorno. Rincorrendoci, portando convinzione, invitandoci. Sì Dio ci ha scelti, ma non è un matrimonio, non è un’amicizia, finché non scegliamo anche noi questa relazione.
Alcuni teologi citano passaggi che descrivono gli esseri umani come “morti” se non per l’iniziativa di Dio:
Quanto a te, eri morto nelle tue trasgressioni e nei tuoi peccati.
~ L’apostolo Paolo (Efesini 2:1)
Affermano che i morti non possono chiedere, cercare, bussare. I morti non possono avere fede. Dio deve prima renderci vivi. La scelta è tutta sua, non nostra.
Sembra un’interpretazione forzata di un’immagine poetica. Certo, i morti non chiedono, non cercano e non bussano, ma non peccano nemmeno, e sembra che in questo brano succeda molto di questo.
Se vogliamo bilanciare il nostro immaginario biblico, Gesù chiama le persone “malate”, non morte (Matteo 9:12-13). Ma invece di lanciarci in metafore contrastanti, è bene notare che l’intera Bibbia funziona come la storia di Dio che viene da noi e ci invita a venire da Lui.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché sono gentile e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime. Perché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero. ~ GESÙ (Matteo 11:28-30)
Chi ha sete venga da me e beva. Chi crede in me, come dicono le Scritture, fiumi di acqua viva scorreranno dal suo interno.
~GESÙ (Giovanni 7:37-38)
La Bibbia si conclude addirittura con questa nota di invito a venire a Dio:
Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!» E chi ode, dica: «Vieni!»
Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita.
~ L’apostolo Giovanni (Apocalisse 22:17)
L’apostolo Paolo stava parlando a un gruppo di filosofi ad Atene quando disse loro:
Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate
e i confini della loro abitazione, affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo, come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi. Difatti in lui viviamo, ci muoviamo e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: “Poiché siamo anche sua discendenza”.
~ L’apostolo Paolo (Atti 17:26-28)
Dio è stato coinvolto nella storia umana fin dall’inizio. Dio si impegna nella politica, nella religione, nella cultura, in tutti gli aspetti della storia per un motivo: massimizzare le opportunità di successo umano nella ricerca e nel ritrovamento di Dio. Dio ha truccato le carte a nostro favore, ma non è arrivato al punto di sopraffarci fino all’intimidazione o alla coercizione. Dio cerca noi e vuole che lo cerchiamo.
Se vogliamo vivere una vita pienamente umana – cioè essere portatori dell’immagine di Dio che dimostrano la sua somiglianza – allora non possiamo essere costretti. Invece, come Dio, dobbiamo diventare ricercatori.
Questa ricerca non è fisica: non ci spostiamo dal punto A al punto B nello spazio fisico per trovare Dio. Viviamo già “in” Dio. Piuttosto, la ricerca è spirituale: un risveglio al significato, allo scopo e all’amore in un modo che solo Gesù fornisce. Se stai (ancora) leggendo questo, allora stiamo camminando insieme nel viaggio di ritorno a casa.
Alcuni di noi sono giunti alla fede in Gesù; altri non si sono ancora impegnati con Cristo; altri ancora si sono impegnati, poi sono scivolati indietro e finalmente ci stanno riprovando. Siamo tutti sulla stessa barca.
Quindi, come possiamo realmente cercare Dio?
Preghiera, sì. Lettura delle Scritture, assolutamente. Meditazione significativa. La presenza in una chiesa è utile. Ma ecco la cosa interessante della spiritualità di Gesù. Il modo in cui ci avviciniamo a Dio è principalmente rivolgendoci ad altre persone innamorate di Cristo.
In alcuni dei passaggi precedenti, lo schema diventa chiaro. Ci aspetteremmo che un passaggio su Dio che ci ama ci dicesse poi di amare Dio a nostra volta. Solo che non è questo che dice l’autore. Ci viene invece detto che la nostra risposta all’amore di Dio verso di noi dovrebbe essere che noi amiamo… le altre persone. Questa è la forma che assume la nostra adorazione.
Ecco come sappiamo cos’è l’amore: Gesù Cristo ha dato la sua vita per noi. Anche noi dovremmo dare la vita per i nostri fratelli e sorelle.
~ L’apostolo Giovanni (1 Giovanni 3:16)
Cari amici, poiché Dio ci ha tanto amati, anche noi dovremmo amarci gli uni gli altri. Nessuno ha mai visto Dio; ma se ci amiamo gli uni gli altri, Dio vive in noi e il suo amore è reso completo in noi.
~ L’apostolo Giovanni (1 Giovanni 4:11-12)
Questo schema si ritrova in tutto il Nuovo Testamento (ad esempio, Romani 13:8; 15:7; Galati 5:14; Giacomo 2:8; 1 Pietro 4:8). Come insegna Gesù nella sua parabola delle pecore e dei capri (Matteo 25), se vuoi chiedere, cercare e bussare alla porta del cielo per avere più Dio nella tua vita, vai a servire i bisogni delle persone ferite intorno a te. Lì troverai Gesù.
Siamo tutti ricercatori spirituali. E dovevamo cercare insieme.
Alcuni di noi potrebbero essere distratti dalla ricerca di denaro, beni materiali o potere, ma in realtà è Dio ciò che stiamo cercando. Altri di noi sono troppo impegnati a cercare di prendere il posto di Dio giudicando tutti coloro che sono intorno. Amiamo Dio, ma ci è sfuggito il promemoria secondo cui dovremmo esprimere il nostro amore per Dio amando coloro che ci circondano, compresi i peccatori e persino i nostri nemici.
Gesù invita i suoi discepoli e le folle che ascoltano a vedersi sullo stesso cammino, chiedendo di più a Dio, cercando prima il suo regno e la sua giustizia e bussando alla porta del cielo qui e ora.
È una citazione fantastica, anche se attribuita erroneamente. L’originale è…
Il giovane che suona il campanello del bordello cerca inconsciamente Dio.
~ Bruce Marshall
Questo insegnamento di Gesù è un invito a svegliarci, a prendere coscienza della nostra ricerca e ad affidarci a Dio affinché soddisfi i nostri bisogni con ciò che è bene per noi.
CONFESSIONE: (Riflessione personale)
[NOTA: Dopo aver scritto questa confessione, mi sono reso conto di aver scritto qualcosa di abbastanza simile in uno studio precedente. Immagino che sia qui che si trova la mia mente in questi giorni. Quindi, invece di riscriverlo, lo lascio così com’è.]
Confesso che a volte le mie emozioni sono intorpidite. Altre volte sono scure. Davvero buie. Quindi forse intorpidite è meglio.
Vedi, vivo nella mia testa, non nel mio cuore o nelle mie emozioni. Penso di essere sempre stato così in una certa misura. Forse so inconsciamente che il mio mondo emotivo interiore sarebbe troppo oscuro o troppo tumultuoso anche solo per andarci, quindi me ne sto lontano. Non lo so.
Come ho accennato nella sezione Confessione di uno studio precedente, il mio eroe d’infanzia era il Dott. Spock dello Star Trek originale. Tutto pensiero, nessuna emozione. O almeno era in grado di reprimere le emozioni che potevano essere profonde dentro di lui (dopotutto, era per metà umano). Mi è sembrato un trionfo personale. Mi sono identificato con lui. O forse volevo relazionarmi con lui. Stranamente, essere Vulcaniano sembrava un modo migliore di essere umani. Volevo avere lo stesso successo di Spock nell’essere privo di emozioni.
Ora che sono adulto, vivo nei miei pensieri, e i miei pensieri raramente sono silenziosi. È sempre occupato il mio cervello. Per lo più, la mia mente è in subbuglio: una nuvola temporalesca di pensieri e dialoghi interiori che assumono la forma di dibattiti con me stesso, costante risoluzione di enigmi, il tutto mescolato con una grande dose di autocondanna. Non descriverei questo tumulto interiore come un vortice di emozioni (anche se sono lì sullo sfondo), ma come un vortice di pensieri. Questa non è una novità. Questa è la vita.
La cosa migliore che posso fare è concentrare le mie riflessioni su qualcosa di così accattivante, coinvolgente e sorprendente che i miei folli pensieri frenetici trovano un po’ di quiete attraverso la concentrazione. Ed è meglio che questa attenzione sia rivolta a qualcosa di buono, qualcosa di amorevole, qualcosa di vivificante.
Vedi, Gesù, non è solo il Salvatore della mia anima, è il Salvatore della mia mente.
Quando la mia mente diventa un mare tempestoso di tumulti (il che accade la maggior parte delle volte), sembra che solo Gesù abbia il potere di dire “Pace, acquietati”
Ecco perché scrivo questa serie o perché scrivo qualcosa. Ne ho bisogno. Scrivo per la mia vita. Immagino che non sia tanto la scrittura in sé di cui ho bisogno quanto il processo di studio e di calma e concentrazione a cui la scrittura mi costringe.
Per me vita = pensiero. Ma so che pensare non è la stessa cosa che amare. So che devo uscire di più, cioè dalla mia testa.
A volte Dio usa un singolo versetto della Bibbia, una canzone, un film o un musical significativo (come Godspell o Hades Town) per raggiungere il mio cuore o scuotere le mie emozioni. Altre volte, pensare alla mia famiglia, in particolare alle mie figlie, scatena una sorta di fonte di emozioni che non riesco nemmeno a identificare. Arriva e basta. Quindi so che le emozioni ci sono; restano semplicemente nascoste per la maggior parte del tempo.
Perché vi racconto tutto questo? Bella domanda! Comincio a interrogarmi. Immagino perché voglio confessare (questa è la sezione dedicata alle confessioni, giusto?) che sto lottando – e non sono convinto che lottare sia una cosa negativa. Arrendersi sarebbe la cosa brutta. Per me lottare significa scegliere la vita.
E scrivo tutto questo perché voglio dichiarare che continuerò a chiedere, cercare e bussare per avere più Spirito Santo nella mia vita. E vi invito ad unirvi a me.
Condivido le mie lotte affinché tu possa sapere che qualunque cosa tu stia attraversando o qualunque cosa tu senta ti stia trattenendo, stiamo tutti lottando con qualcosa. E la cosa migliore per noi è avere più fiducia in Dio, mentre ci stringiamo le braccia l’uno all’altro.
Sono quasi un anziano e mi sento come un bambino, con così tanto da imparare ed esplorare. E grazie a Gesù, so che tutto ciò che devo ancora scoprire sarà pieno di amore, vita e luce.
Grazie per esserti unito a me. Esploriamo insieme. Questa sarà – no, lo è già – una grande avventura.
CONCLUSIONE: (Un ultimo pensiero)
Il Sermone della Montagna è un duro lavoro. Ci sono molte e alte esigenze etiche. Ma Gesù inizia con la grazia (Beati i poveri in spirito) e ritorna alla grazia ovunque, come qui, ricordandoci che Dio non ha altro che “buoni doni” da dare a tutti noi.
Questi “buoni doni”, che sappiamo essere in definitiva più di Dio stesso, indicano ancora più grazia infusa nei nostri cuori.
La salvezza per grazia non ci rende destinatari passivi, ma ci incoraggia e ci prepara a essere partner attivi, “collaboratori” di Dio per tutta la vita (1 Corinzi 3:9; 2 Corinzi 6:1). Incoraggiandoci a chiedere, cercare e bussare, Gesù ci aiuta ad alimentare la nostra partecipazione attiva con Dio come suoi partner. Che modo di vivere. Che regalo.
Io sono stato ricercato da quelli che prima non chiedevano di me, sono stato trovato da quelli che prima non mi cercavano; ho detto: “Eccomi, eccomi” a una nazione che non portava il mio nome
’ ~ Yahweh (Isaia 65:1)
Dio ha fatto la prima mossa. Siete pronti a rispondere?
CONTEMPLARE: (Passaggi della Scrittura che si riferiscono e approfondiscono la nostra comprensione di questo argomento)
Salmo 37:4; Proverbi 8:17; Luca 11:5-13; Romani 5:6-10
CONVERSAZIONE: (Parlare insieme, imparare insieme, crescere insieme)
- Cosa ti rivela Dio di sé stesso attraverso questo brano?
- Cosa ti mostra Dio di te stesso attraverso questo passaggio?
- Hai difficoltà a pregare con costanza, gioia e aspettativa? Se sì, cosa sembra trattenerti?
- Qual è una cosa che puoi pensare, credere o fare diversamente alla luce di ciò che stai imparando?
- Quali domande stai ancora elaborando su questo argomento?
INVITO ALL’AZIONE: (Idee per trasformare il parlare in camminare)
- Prega. Fallo adesso, non perdere tempo. Prega in questo momento. Chiedi a Dio di più della sua presenza, del suo potere e della sua benedizione nella tua vita. Prega affinché ti riempia del suo Spirito Santo. Poi fermati e apri il tuo cuore per percepire Dio che risponde, rivela e apre la porta.
- Medita con la Musica. Ascolta delle canzoni di fede e percepisci ciò che Dio potrebbe dirti attraverso la musica. (Stiamo lavorando a un intero canale YouTube di musica di fede).
- Arruola un compagno di preghiera. Almeno per una settimana (più a lungo se preferisci), invita un’altra persona a pregare quotidianamente con te o almeno contattatevi a vicenda per chiedere informazioni sul vostro tempo di preghiera quotidiano. Presta attenzione a ciò che Dio ti sta dando in quei momenti.
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