seconda parte

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome
~ GESÙ (Matteo 6:9)
Commento:
(Riflessioni sul significato e l’applicazione)
Attraverso il Padre Nostro, Gesù corregge un difetto nella comune teologia cristiana.
È popolare in alcuni circoli della chiesa sottolineare la trascendenza di Dio sulla sua immanenza. Questo è un modo da teologi per dire che si enfatizza la potenza-maestà- supremazia-di Dio- nell’alto dei Cieli, piuttosto che il suo essere qui-con noi- con la sua gentilezza- e il suo modo amorevole di guidarci – e starci vicino. Quelle persone che enfatizzano la trascendenza di Dio tendono ad evidenziare concetti come la Sovranità di Dio, la Santità, Signoria, Regalità, Ira e Onnipotenza. Dio è principalmente visto come Creatore, Re e Giudice. Quando diciamo “Dio è, soprattutto, un Padre amorevole che ci conosce intimamente, ci accetta senza riserve e ci ama incondizionatamente” essi potrebbero sentire l’impulso di aggiungere: “Sì, ma Dio è anche un Santo e Sovrano Re che giudicherà ogni peccato con la Sua giusta ira”, o qualcosa del genere.
Anche nel commentare il nostro brano attuale, molti direbbero qualcosa come: “Sì, Gesù ci incoraggia a pensare a Dio come nostro padre amorevole, ma egli ci ricorda immediatamente che Dio è sia intimo che distante difatti lo chiama non solo “Padre Nostro” ma anche “Padre Nostro che nel Cielo”. Questa frase “nel Cielo” dovrebbe ricordarci che Dio è alto e sopra tutto, seduto sul suo trono come nostro Re e Giudice. Il problema, come indicato sopra, è che “Cielo” è al plurale nel Discorso della Montagna e si riferisce sia alla Città Celeste che esiste in un’altra dimensione (trascendenza) così come l’atmosfera tutto intorno a noi (immanenza).
Per essere chiari, tutti i cristiani credono a tutto quanto sopra. Dio è sia trascendente che immanente, sia al di sopra e al di là di noi, così come partecipa con noi proprio qui nelle nostre vite. È tutto vero. Ma la storia mostra che sottoculture religiose completamente diverse possono essere create semplicemente da ciò su cui poniamo l’accento. E Gesù si preoccupa di dove mettiamo la nostra enfasi.
Dio non è il mio amicone-bonaccione, o il mio cagnolino-corri-a-prendere-l’osso, ma non è neanche un dittatore-controllore di libertà vigilata, o un distaccato imperatore dell’universo. Dio è nostro padre.
“Qualunque cosa possa significare che Dio sia onnipotente, onnipresente, onnisciente, eterno, e infinito – nessuna di queste descrizioni sono più importanti o significative di Gesù che ci insegna a rivolgerci a Dio come Padre.”
~ Stanley Hauerwas (Matthew)
Sì, Dio è il Re (Sovrano) dell’universo al quale dobbiamo la nostra fedeltà. Gesù non lo nega mai e, infatti, parlerà del regno di Dio nella sua prossima frase della Preghiera del Padre Nostro. Eppure Gesù ci ricorda prima di tutto che questo Re è nostro Padre. Egli chiama Dio nostro “Padre” (greco, patér; aramaico, Abba) diciassette volte nel solo Sermone sulla Montagna (e più di quaranta volte nel Vangelo di Matteo). Questa super concentrazione di immagini del Padre ha lo scopo di correggere la nostra iper-enfasi su “Dio-è-Sovrano”. Perché il Re è nostro padre, possiamo coraggiosamente correre verso di lui mentre egli siede sul suo trono.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.
~ Ebrei 4:16
“Evita di essere timido con Dio, come lo sono alcune persone,
nella convinzione che stanno essendo umili.”
~ Teresa d’Avila (La via della perfezione)
Israele sapeva che, teologicamente, Dio era il loro “Padre”, ma si riferivano principalmente a Dio come loro Re, loro Sovrano, loro Giudice, loro Maestro e Creatore. Israele aveva un concetto di Dio che era teologicamente vero, ma relazionalmente carente.
Hai abbandonato la Rocca che ti diede la vita,
e hai dimenticato il Dio che ti mise al mondo.
~ Mosè (Deuteronomio 32: 18)
E questo è triste, difatti Dio disse:
Quanto volentieri vi tratterei come miei figli e vi darei una terra piacevole, la più bella eredità di qualsiasi nazione. ‘
Pensavo che mi avreste chiamato ‘Padre’ e non vi sareste allontanati da me.
~ Yahweh (Geremia 3:19)
Pensavo che mi avreste chiamato ‘Padre’ – una delle righe più tristi della Scrittura. Gesù reintroduce il popolo di Dio al privilegio di essere figli del Re. E questa realtà cambia tutto.
Pensa di portare a casa una pagella ai tuoi genitori amorevoli, sapendo che saranno orgogliosi dei bei voti presi, avrebbero accettato qualche sufficienza, ma che sarebbero rimasti delusi dal 3 in pagella. Certo vorresti fare di meglio, ma non ti aspetteresti mai di essere cacciato dalla famiglia a causa di quel 3. Soprattutto se i tuoi genitori hanno visto quanto duramente hai lavorato ai compiti. Infatti, se sono stati parte della tua vita, hanno certamente visto come ti sei impegnato, e non saranno sorpresi dai tuoi voti. Sono stati con te in ogni parte della vita, di solito orgogliosi, a volte delusi, ma sempre compassionevoli.
È davvero una Buona Notizia sapere che il Giudice dell’universo è nostro Papà,
e nostro Papà ci ama da impazzire!
Alcuni potrebbero chiedersi:
Ma che dire di quelli di noi che hanno avuto esperienze negative col proprio padre in questa vita? Non è forse che Dio, se lo consideriamo come ‘padre’, diventa buono o cattivo a seconda delle nostre esperienze con la nostra famiglia terrena?
Si tratta di una questione importante. Un passo degli Alcolisti Anonimi recita: “Abbiamo affidato noi stessi a Dio per come abbiamo capito Dio.” E infatti, il modo in cui ognuno di noi prega Dio è per come capiamo Dio. E questo sarà un problema se non permettiamo a Gesù di purificare la nostra visione di Dio. Ricorda le parole di Gesù:
Chi vede me, vede colui che mi ha mandato…
Chi ha visto me, ha visto il Padre.
~ GESÙ (Giovanni 12:45; 14:9)
Lode a Dio, tale Padre tale Figlio.
Infatti, la nostra esperienza di paternità non dovrebbe aiutarci a definire Dio, piuttosto, la nostra esperienza di Dio dovrebbe aiutarci a definire l’intero concetto di paternità.
Pensiamo a Dio come nostro Padre che ci dà alla luce – cioè, Dio Padre con un Cuore di Madre – è questa è la nostra realtà più fondamentale. Gesù non dice: “Pensa al tuo padre terreno e sappi che Dio è così.” Invece egli ridefinisce il nostro concetto di paternità. Gesù racconta la Parabola del Figliol Prodigo e dice: “Se l’amore di Dio fosse espresso attraverso un padre umano, sarebbe così – che rivoluzione”. Il significato della paternità terrena è definito da Dio, non il contrario. Se abbiamo avuto un grande padre terreno, meraviglioso! Se abbiamo avuto un cattivo padre terreno, allora a maggior ragione dobbiamo ritrovare in Dio il vero Padre.
“Si può sostenere che il rimedio per l’avere avuto un cattivo padre non è l’ancora maggiore danno della rimozione di qualsiasi figura paterna; è il dono di avere finalmente un buon Padre. Il Padre Nostro ci dà questo dono.” ~ Frederick Dale Bruner (The Christbook)
Pregare Dio come Padre sfida lo status quo della paternità umana, proprio come chiamare la chiesa la nostra famiglia sfida i limiti e i peccati delle nostre famiglie umane. ~ Stanley Hauerwas (Matteo)
Nelle parole dell’apostolo Paolo:
Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre,
dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome
~ L’apostolo Paolo (Efesini 3:14-15)
Quindi, non è che Dio stava cercando una buona analogia umana per descrivere la sua cura per noi e ha pensato: “Oh guarda, gli esseri umani hanno padri e sono organizzati in famiglie – userò questa metafora!” No, Dio come Padre è venuto per primo! La Trinità come famiglia è venuta prima! E le relazioni umane sono state modellate secondo quella immagine.
Gesù dice che Dio “È” il nostro Padre, non solo che è come un Padre. Questo è diverso dal dire che Dio è il nostro Pastore o Re o Giudice o che Gesù è il Pane di Vita. Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo – questa è l’essenza di tutto.
Gesù usa anche la sua tipica iperbole ebraica per portare questo punto a casa – Dio è nostro padre e i credenti sono la nostra famiglia e queste verità sono più reali delle loro controparti puramente umane:
Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre,
perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli.
~ GESÙ (Matteo 23:9)
Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli,
mi è fratello e sorella e madre.
~ GESÙ (Matteo 12:50)
Quindi, non permettiamo che i nostri vacillanti rapporti umani limitino il nostro apprezzamento e l’abbraccio dell’amore di Dio. Permettiamo all’amore di Dio di riorientare e purificare la nostra comprensione di tutte le relazioni umane.
Il Re dei cieli è nostro padre, e possiamo correre a lui con fiducia.
Si pone una domanda:
Dio è il “Padre” di tutti o solo il Padre dei credenti?
Poiché Dio come nostro “Padre” descrive un’intimità relazionale, possiamo capire perché né Gesù né i leader della chiesa primitiva si riferiscano mai a Dio come il Padre di tutti. Per Gesù, Dio come Padre era più di un modo di dire che Dio è la fonte della vita di tutti (come in Atti 17:28-29), ma era un invito a riconoscere la cura quotidiana e amorevole di Dio.
Dio non è il padre di tutti, ma vuole esserlo. Dio invita tutti a “rinascere” nella sua famiglia (Giovanni 1:13-15; 3:1-16; Tito 3:5; 1 Pietro 1:3, 23; 1 Giovanni 3:9). Oppure, usando un’analogia diversa, Dio vuole “adottarci” nella sua famiglia:
E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura,
ma avete ricevuto lo Spirito di adozione,
mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!»
~ Romani 8:15
(Vedi anche Galati 4:5: Efesini 1:5).
Come sottolinea la studiosa ebraica Amy-Jill Levine:
“Nell’antichità, essere adottato in una famiglia era un segno di accoglienza speciale. Giulio Cesare aveva un figlio biologico con Cleopatra d’Egitto, ma il suo erede fu il suo figlio adottivo, Ottaviano (più tardi, Augusto).”
~ Amy-Jill Levine (Sermone sul monte).
Confessione
(Riflessione personale):
Confesso che mi sento spesso solo. E tuttavia, mi piace stare da solo. Vai a pensare.
Quello che provo può andare oltre la solitudine; sento regolarmente un forte senso di, beh: “Solitudine”. È una sensazione diffusa di malessere disperato che io sia completamente e assolutamente solo, indipendentemente dal fatto che io sia o meno in mezzo ad altre persone. Vivo con una consapevolezza quasi costante, a volte dolorosa, che nella mia mente sono un intero universo di immagini ed emozioni, luce e suono, pensieri e sentimenti, parole ed esperienze senza parole e che nessun altro entrerà mai pienamente in me. La mia esperienza di me stesso avviene tutta dentro di me.
Questo è vero per tutti noi, ma disturba veramente solo alcuni di noi. Possiamo usare le nostre etichette di parole, come sto facendo io in questo momento, per descrivere agli altri la nostra esperienza interiore, ma nessuno può realmente abitarla con noi. Quindi, anche se supero i miei sentimenti di solitudine stando in mezzo ad altre persone, non posso ancora superare il mio senso di solitudine.
A meno che… Dio. Ma più su questo in un momento.
Da bambino, amavo lo Star Trek originale. E fino ad oggi, una scena rimane impressa ancora in me, dall’episodio “Nella verità non c’è nessuna bellezza?”. In questo episodio l’equipaggio della USS Enterprise ospita un ambasciatore di nome Kollos da una razza conosciuta come i Medusan. I Medusani non hanno corpo, sono energia pura e vivono sempre connessi tra loro telepaticamente. Non hanno bisogno di parlare per comunicare i loro pensieri, sentimenti o esperienze l’uno all’altro. Quando l’ambasciatore di Medusan abita temporaneamente il corpo del sig. Spock, si diletta nell’esperienza sensoriale. Ma percepisce rapidamente quanto sia veramente separato e isolato il vivere incarnato:
“Quanto sono compatti i vostri corpi. E che varietà di sensi avete. Questa cosa che chiamate linguaggio, però, è davvero notevole. Dipendete da esso per così tanto. Ma qualcuno di voi è ne è davvero padrone? Ma soprattutto, mi colpisce la solitudine. Siete così soli. Vivete la vostra vita in questo guscio di carne. Indipendente, separato. Quanto siete soli. Quanto terribilmente soli.” Ambasciatore Kollos (Star Trek, “C’è nella verità nessuna bellezza?”)
Mr. Spock, il mio eroe d’infanzia, dall’episodio “Nella verità non c’è nessuna bellezza?”.
Poi, durante i miei anni da giovane adulto, mi sono imbattuto in questa citazione di Aldous Huxley (che bel nome!) e forse per la prima volta dai miei giorni nerd Star Trek ho sentito come qualcuno davvero mi abbia capito. Ecco il risultato:
“Viviamo insieme, agiamo e reagiamo l’uno con l’altro; ma sempre e in tutte le circostanze siamo da noi stessi. I martiri vanno mano nella mano nell’arena; ma sono crocifissi da soli. Abbracciati, gli amanti cercano, invano, disperatamente di fondere la loro estasi isolati in un’unica auto-trascendenza. Per sua stessa natura ogni spirito incarnato è destinato a soffrire e gioire in solitudine. Sensazioni, sentimenti, intuizioni, fantasie: tutte queste sono private e, tranne che per mezzo di simboli e di seconda mano, incomunicabili. Possiamo mettere in comune delle informazioni sulle esperienze, ma mai le esperienze stesse. Dalla famiglia alla nazione, ogni gruppo umano è una società di universi isolati.”
Aldous Huxley, Le porte della percezione
Whoa. Ogni volta che leggo quel paragrafo mi colpisce di nuovo. Sì! Sembra puro concentrato di verità, non diluito e non adulterato. Ma è solo metà della verità dell’esistenza umana.
Dio cambia tutto.
Aldous Huxley (1894-1963) scrisse Le porte della Percezione dopo aver sperimentato la droga mescalina. Il suo stato psichedelico può aver contribuito ad aumentare il suo senso della realtà, ma la totale solitudine della nostra esperienza umana è un fatto di tutta l’esistenza umana.
Credo tuttavia che ci sia davvero qualcuno che può sperimentare ciò che io provo, che può veramente essere con me, al mio fianco, dentro di me, vedendo il mondo attraverso i miei occhi e pensieri e sentimenti.
Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. V’è un solo Signore,
una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti,
che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti.
~ L’apostolo Paolo (Efesini 4:4-6)
Soren Kierkegaard scrive ampiamente su questo, soprattutto nel suo libro magistrale, Paura e Tremore (scritto sotto pseudonimo, Johannes de silentio – latino per Giovanni del Silenzio). In breve, Kierkegaard esamina il mondo interiore di Abramo quando Dio gli chiese di sacrificare suo figlio Isacco. Egli sottolinea che Dio diede ad Abramo un comando così orribile e ingiustificabile che Abramo non poteva parlarne con nessun altro essere umano. Cosa avrebbe potuto dire Abramo a sua moglie Sara? “Tesoro, per favore prega per il mio coraggio oggi. Devo andare ad uccidere nostro figlio.” No. Abramo non poteva nemmeno parlarne con Isacco del presunto sacrificio che Dio voleva. Dando ad Abramo un compito così inspiegabile e incomprensibile, Dio lo mise in un crogiolo di solitudine, dove solo Dio poteva entrare. L’intero viaggio di tre giorni al Monte Moriah per sacrificare Isacco fu puro tempo uno-ad-uno tra Abramo e Dio. (Vedi Genesi 22 per la storia completa.)
E poi c’è la storia di Maria a cui un angelo dice che lei sarà incinta dallo Spirito Santo. Si, giusto. A chi lo dirà? Nemmeno a Giuseppe, che ha avuto bisogno di essere convinto dal suo stesso incontro con un angelo in sogno. Non poteva dirlo ai pastori a cui è stato annunciato da un esercito di angeli. Non ai Magi, che sono stati invitati da Dio attraverso una stella. Non a sua cugina Elisabetta, finché Dio stesso non le confermò la verità attraverso la sua stessa miracolosa gravidanza. A meno che Dio non abbia invitato personalmente altri nell’esperienza, l’approccio di Maria era semplice: ella custodiva tutte queste cose nel suo cuore (Luca 2:19).
Søren Kierkegaard (1813 – 1855), il padre dell’esistenzialismo.
Ma poiché Gesù è Emmanuele, Dio con noi (Matteo 1:23), questo cambia tutto. Gesù ci dà lo Spirito Santo, un’altra Persona che può vivere le nostre esperienze con noi, pensare i nostri pensieri con noi, sentire i nostri sentimenti insieme a noi. Lo Spirito Santo porta Dio nei nostri cuori e noi in quelli di Dio (Giovanni 14:15-20). Lo Spirito Santo conosce così bene i nostri mondi interiori, che può persino pregare per noi quando siamo a corto di parole (Romani 8:26).
Fatti da parte Ambasciatore Kollos – voi Medusani non avete capito niente sullo Spirito Santo.
Non siamo mai veramente soli; ci sentiamo solo come se fossimo soli perché viviamo in una negazione funzionale di Dio. Ma quando ci sintonizziamo su Dio, scopriremo che Dio è già sintonizzato su di noi.
Nello stesso modo, anche lo Spirito Santo ci aiuta giorno per giorno nei nostri problemi e nelle nostre preghiere. Perché, in realtà, noi non sappiamo neppure per che cosa pregare, né pregare nel modo giusto,
ma lo Spirito Santo prega per noi con tale sentimento,
che non si può esprimere a parole.
~ (Romani 8:26)
Che intimità!
Che unione!
Che esperienza condivisa!
Che … qualunque sia l’opposto di solitudine!
La preghiera è il modo in cui ci immergiamo nella realtà più reale che non siamo mai veramente soli (soddisfacendo il nostro bisogno di connessione) e che insieme a Dio e agli altri possiamo cambiare il mondo una vita alla volta (soddisfacendo il nostro bisogno di scopo).
Per me, questa è l’importante realtà che riaffermo ogni volta che prego: “Padre nostro nei cieli”. La preghiera del Signore mi aiuta a re-immaginare la realtà in un modo più reale.
Un pensiero recentemente mi è venuto in mente – Nel vivere ogni giorno, noi non ragioniamo realmente la strada da prendere attraverso ogni decisione di ogni momento della nostra giornata. Né sentiamo la quale sia la strada da prendere attraverso la miriade di micro-scelte che facciamo ogni giorno. Noi immaginiamo il nostro modo di andare avanti. Immaginiamo mentalmente i risultati. L’immaginazione radicata nella speranza è come ci muoviamo da un momento all’altro.
Questo vale anche per la preghiera:
E così, quando preghiamo, con chi immaginiamo di parlare può essere la cosa più importante che facciamo.
Conclusione
(Un ultimo pensiero):
il penultimo versetto della Bibbia registra una delle preghiere più brevi e significative:
Vieni, Signore Gesù. ~ L’apostolo Giovanni (Apocalisse 22:20)
Questa non è solo una preghiera perché Gesù ritorni e giudichi il mondo alla fine dei tempi, ma una richiesta per sperimentare più della presenza di Gesù qui e ora e ovunque e sempre. Quando non possiamo ricordare tutta la preghiera del Signore, possiamo ricordarci di pregare questo e poi aprire gli occhi e cercare i segni dell’amore di Dio.
Vieni, Signore Gesù.
Contemplare
(Passi della Scrittura che si riferiscono e approfondiscono la nostra comprensione di questo argomento):
Salmo 105:1-3; Ezechiele 36:22-27; Giovanni 1:13-15; Efesini 3:14-19
Conversazione
(Parlare insieme, imparare insieme, crescere insieme):
- Che cosa ti rivela Dio di sé stesso attraverso questo passaggio?
- Cosa ti sta mostrando Dio su te stesso attraverso questo passaggio?
- Qual è stata la tua esperienza di solitudine, paternità e famiglia? In che modo queste idee influenzano la tua vita di preghiera?
- Qual è una cosa che puoi pensare, credere o fare in modo diverso alla luce di ciò che stai imparando?
- Quali domande stai ancora elaborando su questo argomento?
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