prima parte

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome
~ GESÙ (Matteo 6:9)
SOMMARIO: Leggi questo e salta il resto (se vuoi)
- La preghiera del Signore si trova al centro del Discorso della Montagna, e il tema del perdono ne è il centro del centro.
- Nella versione di Luca, Gesù dà ai suoi discepoli la preghiera del Signore in risposta alla loro richiesta di insegnare loro come pregare. Per i discepoli di Gesù, era la preghiera la pratica spirituale che sembrava più importante da imparare.
- Gesù insegna loro a pregare in questo modo, e non di pregare recitando quelle parole. Questo suggerisce un modello per la preghiera, piuttosto che un mantra da memorizzare e recitare.
- Anche quando preghiamo in privato, ricordiamo a noi stessi che siamo parte di una famiglia spirituale più grande attraverso la parola “nostro”.
- Preghiamo Dio Padre che ha un cuore di Madre.
- Riferendosi a Dio come Nostro Padre (Abba) nei cieli (cioè, tutto intorno a noi), Gesù sta sottolineando l’immanenza sulla trascendenza di Dio. egli è cioè tutto intorno a noi e non in qualche distante dimensione.
- Dio può essere il Re dell’universo, ma questo re è nostro Padre.
- La preghiera del Signore dovrebbe aiutarci a vivere momento per momento con una maggiore consapevolezza della presenza di Dio con noi. Vieni, Signore Gesù!
IL NUCLEO: (Il cuore del messaggio)
La preghiera del Signore è un dono di Gesù per ogni credente. È la nostra occasione quotidiana di correre nelle braccia del nostro amorevole Padre e trovare libertà, riposo e pace.
“Se prendiamo sul serio il nostro impegno cristiano, vorremo imparare e crescere nella preghiera.” ~ N.T. Wright (Il Signore e la sua preghiera)
“Questa è una preghiera per i disperati, che riconoscono che questo mondo non è come dovrebbe essere e che solo Dio può raddrizzare le cose – è la preghiera di chi a un cuore spezzato a cui Gesù promette
le benedizioni del regno (Matteo 5:3-12).”
~ Craig Keener (Il Vangelo di Matteo: un commento socio-retorico)
Contesto : (Cosa succede prima e dopo questo passaggio)
Siamo arrivati al centro del Discorso della montagna (circa 116 righe prima e 114 dopo). E al centro della preghiera c’è la misericordia – la richiesta di perdono mentre offriamo il perdono. Non c’è da meravigliarsi che i primi leader della Chiesa insegnassero che la preghiera del Signore era una sintesi del Vangelo, il nostro primo credo cristiano e l’espressione centrale della fede cristiana e della pratica spirituale.
Qui nel Vangelo di Matteo, Gesù insegna la “Preghiera del Signore” nel contesto della sua discussione su come vivere quotidianamente una spiritualità intima e segreta con Dio. Nel Vangelo di Luca, Gesù insegna questa preghiera in risposta ai suoi discepoli che gli chiedono come pregare:
Una volta, dopo che Gesù era stato a pregare, non appena ebbe finito, uno dei discepoli gli si avvicinò e gli disse: «Signore, insegnaci a pregare come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
~ Luke lo Storico (Luca 11:1)
Questo è l’unico esempio che ci è stato tramandato in cui i discepoli di Gesù chiedono di insegnare loro una pratica spirituale specifica. Questo ci dice due cose:
- I discepoli credevano che la preghiera – più che predicare, profetizzare, guarire o qualsiasi altra pratica spirituale o dono – fosse la cosa più importante che dovevano imparare da Gesù.
- Sembra che ci fosse qualcosa in ciò che osservavano nel modo di pregare di Gesù che rendeva i discepoli desiderosi di saperne di più.
Alcuni studiosi sostengono che sarebbe meglio chiamarla “la preghiera dei discepoli” oppure “la preghiera modello” piuttosto che “il Padre Nostro”. Questo è comprensibile, tuttavia poiché la gente la conosce come “il Padre Nostro”, sembra bene chiamarla con questo nome.
Comunque la chiamiamo, questa preghiera divenne un modello per pregare nella chiesa primitiva. Infatti, il Didache (il nostro primo manuale di discepolato per i cristiani) raccomanda la preghiera del Signore tre volte al giorno (Didache 8:2-3).
La preghiera per i seguaci di Cristo non è tanto chiedere favori a Dio, quanto piuttosto ricordarci ciò che è più importante – conoscere Dio. Questa a seguire invece è la preghiera che Gesù ha pregato nel giardino del Getsemani (l’altro “Padre Nostro”):
E questa è la vita eterna: conoscere te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo, colui che tu hai mandato nel mondo.
~ GESÙ (Giovanni 17:3)
È su questo punto che ricade l’enfasi delle preghiere della Chiesa primitiva. Ecco alcuni esempi di preghiere tipiche dell’apostolo Paolo:
Non smetto di ringraziare Dio per voi. Prego per voi continuamente, chiedendo a Dio, il Padre glorioso del nostro Signore Gesù Cristo, di darvi la saggezza di vedere chiaramente e di conoscere fino in fondo Cristo e tutto quello che ha fatto per voi. Prego che i vostri cuori siano inondati di luce, perché sappiate a quale futuro Dio vi ha chiamati
e quanta gloria la sua eredità riserva a noi cristiani.
~ L’apostolo Paolo (Efesini 1:16-18)
Io prego che, per mezzo della sua immensa e gloriosa potenza, vi dia la straordinaria forza interiore dello Spirito Santo, e che Cristo abiti sempre più nei vostri cuori e viva dentro di voi per mezzo della fede. A lui chiedo che restiate profondamente radicati e fondati nell’amore. Così voi, insieme con tutti i credenti, potrete conoscere e capire fino in fondo l’ampiezza,
la lunghezza, la altezza e la profondità dell’amore di Cristo
che supera qualsiasi umana conoscenza.
Allora, finalmente, sarete ripieni di Dio stesso.
~ L’apostolo Paolo (Efesini 3:16-19)
La mia preghiera per voi è questa: il vostro amore aumenti sempre più e allo stesso tempo maturino in voi la sensibilità e la conoscenza spirituale
~ L’apostolo Paolo (Filippesi 1:9)
Notate la sua enfasi? Di certo la chiesa primitiva pregava per i loro leader e per le guarigioni ed altri bisogni, ma l’accento principale delle loro preghiere era di conoscere meglio Dio, di sperimentare più l’amore di Cristo, e di avere il coraggio di condividere la loro fede. (Vedi anche Colossesi 1:9-12.)
In un’occasione, quando minacciata di persecuzione, la chiesa riunita ha pregato:
Ma ora, o Signore, considera le loro minacce e concedi a noi, tuoi servi,
di annunciare la tua parola con grande coraggio.
~ Riunione di preghiera della chiesa (Atti 4:29)
Wow. Non hanno pregato perché la persecuzione sparisse, ma perché i seguaci di Cristo avessero coraggio e fiducia di fronte alla persecuzione. Apparentemente, sentivano che la Buona Novella dell’amore di Dio era così vitale e in grado di cambiare la vita, che doveva essere condivisa in ogni caso. In effetti, il modo in cui rispondiamo alle persone di fronte alla persecuzione può diventare un altro modo per far brillare la luce dell’amore incondizionato di Dio. (Ricordate la parola “martire” – – proviene dalla parola greca martus, che significa testimonianza. I primi cristiani sapevano che il modo in cui morivano era un altro modo di far brillare la luce di Dio.)
Quindi possiamo dire che pregare la preghiera del Signore, nel modo in cui ci insegna il Signore, può aiutarci a sperimentare più amore, più pace, più coraggio e più gioia.
Ecco quindi la preghiera:
Pregate così:
“Padre nostro che sei in cielo,
sia santificato il tuo nome.
Venga il tuo Regno.
Sia fatta la tua volontà
qui in terra, come in cielo.
Dacci anche oggi il cibo necessario
e perdona i nostri peccati,
come noi abbiamo perdonato quelli che ci hanno fatto dei torti.
Fa’ che non cediamo alla tentazione,
ma liberaci dal male. Amen!”
~ GESÙ (Matteo 6:9-13)
C’è potere in queste parole. Di solito la nostra mente pensa un pensiero e poi dice alla nostra bocca cosa dire. Queste parole permettono alla nostra bocca di dire alla nostra mente cosa pensare. E ciò che pensiamo influenza chi diventiamo.
“La preghiera del Signore potrebbe essere l’insieme di parole più spesso pronunciate di qualsiasi altro nella storia del mondo. Gesù Cristo ce l’ha data per sbloccare tutte le ricchezze della preghiera.”
~ Timothy Keller (Prayer)
“I cristiani hanno sempre capito che questa non era solo un’altra preghiera. È la preghiera che ci insegna come pregare ogni altra preghiera.”
~ Kevin DeYoung (La preghiera del Signore)
Considera: (Osservazioni su questo passo)
Studieremo adesso più a fondo questo passo, analizzandolo parte per parte:
Pregate così:
“Padre nostro che sei in cielo,
sia santificato il tuo nome.
Venga il tuo Regno.
Sia fatta la tua volontà
qui in terra, come in cielo.
Dacci anche oggi il cibo necessario
e perdona i nostri peccati,
come noi abbiamo perdonato quelli che ci hanno fatto dei torti.
Fa’ che non cediamo alla tentazione,
ma liberaci dal male. Amen!”
~ GESÙ (Matteo 6:9-13)
Pregate così. Pregate in questo modo, non pregate queste parole. Gesù non dice “prega questo” (avrebbe usato la parola greca legó o touto), ma “prega così” (greco houtó). Gesù ci sta insegnando come pregare, non cosa pregare. In altre parole, ci sta dando il profilo di una conversazione e un modello per guidare la nostra preghiera, non una formula da recitare verbatim o un mantra da ripetere più e più volte. Nei nostri momenti quotidiani di conversazione con Dio dovremmo avere la libertà di esprimerci. La preghiera del Signore richiede meno di trenta secondi per ripeterla, ma facilmente trenta minuti o più per pregare. (Vedi il nostro ultimo post su come pregare in conversazione.) La preghiera del Padre Nostro è una sorta di traliccio su cui possiamo crescere la nostra vita quotidiana di conversazione con Dio. Allo stesso tempo, Gesù non solo ci dà la libertà di non dover recitare il Padre nostro, ma ci dà anche la libertà di recitarlo se vogliamo. Nella versione di Luca, Gesù dice: “Quando pregate, dite (greco, legó)”, il che suggerisce l’uso verbatim delle parole della preghiera del Signore (Luca 11:2). Quando le nostre menti non sanno cosa pregare, le nostre bocche possono prendere il comando e ripetere la preghiera e i nostri pensieri seguiranno. Tuttavia, ritengo che dire e pregare, dire e pregare, riga per riga, cioè recitare una riga e poi usare quella riga per guidarci in una preghiera più colloquiale, sia il miglior approccio alla potenza della preghiera del Signore come ci è stata tramandata dai vangeli di Matteo e Luca. (Ancora una volta, vedi il nostro ultimo studio sulla preghiera colloquiale.)
Nostro. Noi non preghiamo “Padre mio” (quindi individualmente) o “Il Padre” (in senso astratto), ma ” Padre Nostro” (collettivamente). Quando siamo da soli nella nostra stanza interiore (vedi il nostro ultimo studio) ci ricordiamo che siamo parte di qualcosa più grande di noi stessi. Quindi la nostra preghiera andrà in due diverse direzioni contemporaneamente: verso l’alto e verso il largo. Stiamo allo stesso tempo raggiungendo Dio, e unendo le braccia con la nostra famiglia spirituale vicina e lontana e indietro e avanti nel tempo. Ognuno di noi prega come un noi non come un me. Notate che ogni pronome che si riferisce agli uomini in questa preghiera è al plurale. Le parole io, me oppure mio, non si verificano mai. Anche nell’insegnamento più verticale di Gesù sulla preghiera individuale, quando siamo da soli nella nostra stanzetta di preghiera, ci viene ricordato che la Via di Gesù è di camminare insieme. Nota: il “nostro” qui sottolinea la nostra uguaglianza con tutti gli altri discepoli, mentre Gesù rimane distinto. Curiosamente, Gesù non usa mai la frase “nostro padre” per riferirsi a Dio come essere in pari rapporto con lui e i suoi discepoli insieme. Egli fa invece sempre riferimento a “mio padre” e “vostro padre” separatamente. Per esempio:
Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al
Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
~ GESÙ (Giovanni 20:17)
Sì, avere Dio come nostro Padre comune rende Gesù nostro fratello (Matteo 12:49; Marco 3:34; Romani 8:29; Ebrei 2:11). Eppure, nella lingua originale, Gesù mantiene un’unità con distinzione. Egli si vede come figlio di Dio in un modo unico. Quindi, Gesù non prega la preghiera del Signore – noi lo facciamo (il che ha senso dal momento che include chiedere perdono per i nostri peccati).
Quando diciamo “nostro” dichiariamo la nostra appartenenza alla famiglia di Dio. Quando preghiamo “nostro” lottiamo contro tutte le divisioni di gruppo che classificherebbero i credenti secondo qualsiasi altra caratteristica oltre alla nostra fede. Noi condanniamo tutto il classismo, il nazionalismo, il razzismo, il sessismo, e qualsiasi altro “ismo” che può troppo facilmente diventare inconsapevolmente il nostro idolo. Approfondiamo questo pensiero un po’ oltre: Noi dovremmo – e questo sarà difficile per molti di noi – voltare le spalle a qualsiasi orgoglio nazionale o di quartiere, di razza o aspetto, di genere o identità sessuale, o di età o di classe o carriera, istruzione o esperienza, tipo di personalità oppure orientamento politico, che competono per accaparrarsi la nostra identità di gruppo e fedeltà, a discapito della nostra globale famiglia di fede di Dio. Mentre l’attivismo politico identitario intersezionale può essere il modo migliore al mondo per combattere contro la discriminazione, le cose funzionano in modo diverso all’interno del Regno di Cristo. Noi siamo una famiglia e null’altro dovrebbe prendere il posto di questo come nostra identità primaria. È tempo di evidenziare il “nostro” contenuto nella preghiera del Padre Nostro.
ESEMPIO DI PREGHIERA: Caro padre, grazie per avermi portato nella tua famiglia. Sono così grato per le sorelle e i fratelli spirituali che ho nella mia vita, e chiedo che mi aiuti ad essere una benedizione per loro. (A questo punto potresti fermarti e pregare per qualsiasi persona in particolare che Dio ti porta alla mente.)
E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre.
~ GESÙ (Matteo 12:49-50)
“La preghiera di Gesù presuppone che siamo connessi – che facciamo parte di una comunità. … Noi tutti facciamo parte della grande famiglia di Dio che trascende ogni confine: nazionale, etnico, culturale, e anche generazionale. Quando chiniamo la testa e preghiamo queste parole, stiamo partecipando ad una preghiera di famiglia. La preghiera del Signore lega il popolo di Dio insieme attraverso il tempo e lo spazio.”
~ Skye Jethani (What If Jesus Was Serious?)
“Nella semplice parola ‘nostro’ è la gioia di tutto il vangelo.
Attraverso di essa il Padre Nostro, pianta nella cultura una bomba a orologeria democratizzante; è sia livellatore che ascensore.”
~ Frederick Dale Bruner (The Christbook)
Padre. Tre pensieri:
- La lingua allora e ora. La parola greca qui, patēr, è probabilmente una traduzione di Abba, un termine aramaico per padre o papà. Gesù sembra aver usato regolarmente “Abba” per riferirsi a Dio ed è rimasto nella sua forma aramaica in Marco 14:36; Romani 8:15; e Galati 4:6. In ogni caso quando Abba viene usato è sempre seguito con patēr, per spiegarne il significato ai lettori di lingua greca. Gli scrittori del Nuovo Testamento hanno tradotto l’insegnamento di Gesù in greco, ma in questo caso, sembra che abbiano voluto mantenere questa parola nella sua lingua originale che era così preziosa per Gesù. Dio come nostro Abba era un concetto significativo per Gesù così come anche per la Chiesa primitiva e vale la pena di trasmettere, comprendere ed onorare questa scelta di lasciarlo nell’originale aramaico, non importa quale sia il linguaggio dei credenti. Eppure, usando la parola “Abba” Gesù stava già rompendo con la tradizione. Anche se gli ebrei ai tempi di Gesù parlavano aramaico, essi pregavano sempre in ebraico, la lingua usate nelle Scritture. (Simile a come i nostri amici musulmani affermano che l’arabo è la lingua della rivelazione di Dio, e il Corano deve essere letto in arabo per apprezzarlo pienamente.) Gesù ha pregato Dio usando la parola Abba (aramaico), non Abinu (ebraico), portando la preghiera fuori dalla dimensione religiosa e ponendola in forma relazionale, dando priorità all’intimità piuttosto che alla formalità. Quello che possiamo dedurne è che possiamo usare qualsiasi titolo paterno ci sembri più vicino e significativo – Padre, papà, o abba, ecc.
- Dio Padre e la questione Gender. Ma chiamare Dio nostro Papà/Padre non lo racchiude in un gender, relegando Dio nel solo ruolo di genitore maschio? La Bibbia è chiara che Dio è l’origine e la fonte della nostra piena umanità, compresi i tratti migliori di maschio e femmina (Genesi 1:26-27). Per esempio leggiamo nelle Scritture che: Dio dà alla luce e nutre tutti noi (Deuteronomio 32:18; Isaia 49:15; 1 Pietro 2:2; 1 Giovanni 3:9), e Gesù descrive se stesso come avendo gli istinti protettivi di una chioccia (Matteo 23:37) e di una donna che cerca ciò che è perduto (Luca 15:8-10). Il Nuovo Testamento chiama tutti i credenti, uomini e donne, “fratelli” e tutti i figli di Dio, maschi e femmine, “figli”.
Quindi chiamare Dio “Padre” non limita in alcun modo la nostra ampia comprensione della sua piena personalità genitoriale (sia maschile che femminile). Piuttosto che de-gender Dio con titoli neutri (“La Deità”), o di doppio-gender chiamandolo “Padre-Madre Dio”, cosa che la Bibbia non fa, sembra meglio allineare sia il nostro linguaggio e la nostra comprensione con le Scritture, il che significa che chiameremo Dio “Padre” ma comprenderemo che questo Padre ha anche un cuore di Madre. Nella Parabola del Figliol Prodigo, Gesù ci narra di una paternità che rompe le regole della cultura di quei tempi, egli è raffigurato come un Padre misericordioso con anche un cuore di Mamma, ed è questo è il Padre che preghiamo. Piuttosto che importare le nostre comprensioni terrene di cosa significhi essere padre, applicandole a Dio, dovremmo lasciare che egli ridefinisca per noi cosa sia veramente la paternità.
- La centralità di Dio come Padre. Nel greco antico, l’ordine delle parole era un modo per evidenziare l’enfasi di una frase. La parola che rappresenta il pensiero o concetto più importante viene posta al primo posto nella frase. E l’ordine delle parole in questo testo greco mette prima “Padre”. La maggior parte delle preghiere di quel tempo cominciava con titoli che esaltavano il nome e lo status della divinità (per esempio: “O grande e glorioso Dio, Sovrano e Reggente, Signore del cielo e della terra, Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe…”). Mentre Gesù ci dice – basta chiamarlo “papà”. Questo è radicale e rivoluzionario. Quando preghiamo il Padre Nostro, stiamo pregando come figli, come persone libere, che si rifiutano di piegarsi come schiavi a qualsiasi potere o distrazione terrena, che sia denaro o media, sesso o sostanze, politica o possedimenti, condanna o vergogna – dichiariamo la nostra libertà. Non siamo più schiavi ma figli. Gesù non dice che Dio è come un padre, ma che Dio è nostro Padre, più reale di qualsiasi altra rappresentazione terrena della paternità. La famiglia è il fondamento di tutto ciò che conta. Nessuno aveva mai pregato in questo modo ai giorni di Gesù. In rare occasioni, solo quindici in totale, l’Antico Testamento si riferisce a Dio come un “Padre” (ad esempio, Deuteronomio 32:6; Salmo 103:13; Isaia 63:16; Malachia 2:10). Chiamare Dio “Padre” e relazionarsi a Dio come Papà – non assolutamente inaudito. Così quando Gesù si presenta chiamando Dio suo “Abba”, suo papà, e insegnando ai suoi seguaci a fare lo stesso, beh, questo si che era rivoluzionario.
ESEMPIO DI PREGHIERA: Caro Padre (o Papà), grazie per amarmi come il genitore perfetto che sei. Sono così grato di essere tuo figlio, non solo tuo suddito o servitore. Oggi accetto il tuo amore incondizionato per me e voglio vivere in un modo che ti renda orgogliosa/o di me. Grazie che, anche quando faccio casini, il tuo amore non cambia mai, e sarò sempre tuo figlio/tua figlia. (Allora siediti con Dio come tuo Padre per un momento e medita su quanto ti ama non importa cosa. Potresti pensare alla parabola del Figliol Prodigo, e immaginati che vai alla casa del padre che ti accoglie con una festa.)
Guarda che grande amore il Padre ha riversato su di noi, affinché ci chiamassimo figli di Dio! E questo è ciò che siamo!
~ L’apostolo Giovanni (1 Giovanni 3:1)
“Padre. Niente modella le nostre preghiere più di questa parola.”
~ Daniel M. Doriani (Matthew)
“Padre… la missione della chiesa è contenuta in questa parola.”
~ N.T. Wright (Il Signore e la sua preghiera)
Padre Nostro, che sei nei cieli…
Nei Cieli. Ricordiamo che nella maggior parte dei casi nel Discorso della Montagna, la parola è al plurale, quindi Cieli (con quattro eccezioni). Questo ci aiuta a ricordare che Dio non è solo seduto su un trono in una città celeste in un’altra dimensione, ma è proprio qui con noi e tutto intorno a noi. Cieli al plurale include tutte le dimensioni. Nel greco antico, la parola “cielo” (al singolare) tende a significare un luogo specifico, come il luogo in cui andiamo quando moriamo, dove Dio governa da un’altra dimensione, e anche il cielo come atmosfera tutto intorno a noi. Cielo al plurale, può quindi significare spazio (i cieli stellati) e ovunque. Questo spiega perché, quando l’apostolo Paolo vuole dire che ha avuto una visione del Paradiso post-mortem, lo chiama “il terzo cielo” per rendere chiaro al suo pubblico del primo secolo che non sta parlando solo dell’atmosfera o dello spazio (2 Corinzi 12:1-4). Padre Nostro”nei cieli” significa tutto quanto sopra: 1) Padre Nostro sul trono, 2) Padre Nostro in tutta la creazione, e 3) Padre Nostro che è con noi, intorno a noi, e in noi, come l’aria stessa che respiriamo. Così, quando Dio ci parla non è una voce strillante e lontana che grida al di là delle nuvole; è una voce intima e gentile, che sussurra proprio accanto a noi o dentro di noi. Dio non ci sta guardando da lontano. Dio è la nostra atmosfera spirituale, come afferma l’apostolo Paolo dicendo:
“in lui viviamo e ci muoviamo e abbiamo il nostro essere” (Atti 17,28).
Viviamo letteralmente nell’amore.
Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. V’è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti,
che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti.
~ L’apostolo Paolo (Efesini 4:4-6)
ESEMPIO DI PREGHIERA: Caro Padre, oggi voglio camminare con la consapevolezza della tua presenza facendo vita insieme a me. Aiutami a sintonizzarmi con te accanto a me, dentro di me e tutto intorno a me. (Prenditi qualche momento proprio ora per renderti conto che Dio è con te.)
Sia Santificato il tuo Nome. Potremmo tradurre questa frase “Trattiamo il tuo nome come sacro”. Matteo usa la forma verbale “santificare”, che significa essere separato come speciale – è l’opposto di comune, mondano o ordinario. Nei tempi antichi, il nome di qualcuno rappresentava la sua piena personalità. Pensate alla Grande Commissione in cui Gesù dice che dovremmo fare discepoli, battezzandoli nel nome del Padre, Figlio e Spirito Santo (Matteo 28:19), o quando l’angelo dice a Giuseppe di chiamare il bambino “Gesù” (Yeshua, che significa Yahweh salva) perché salverà le persone dal peccato (Matteo 1:21). Il nome e l’identità andavano di pari passo. Onorare o santificare il nome di Dio è dire che la pienezza di chi è Dio sarà messa da parte come la cosa più importante per i seguaci di Cristo. Il nostro Padre celeste non è solo un’altra persona nel nostro mondo sociale – egli è tutto per noi. Nel suo ministero pubblico, Gesù ha portato onore e gloria al nome di Dio (Matteo 9:8; 15:31; Giovanni 12:28; 17:6), e Gesù vuole che facciamo lo stesso. Possiamo anche pensare a questa frase nella preghiera del Signore come la parte di lode della preghiera. La lode è più di un ringraziamento, che esprime gratitudine per una cosa specifica che qualcuno ha fatto per noi. La lode innalza qualcuno per quello che egli è. Lodare è dichiarare qualcosa che tutti sappiamo essere vero, ma merita di essere detto comunque. Alcuni cristiani dividono la preghiera in parti distinte – Adorazione, Contrizione, Ringraziamento, Supplica. La lode è quindi la parte di “Adorazione” di quel modello. Prima di pregare per la nostra vita, preghiamo che Dio sia glorificato. Questa è la richiesta che modella tutto ciò che segue. Che bella e significativa concentrazione mentale da tenere in preghiera e durante la nostra giornata. Ci preoccupiamo che il nome di Dio sia più innalzato rispetto al nostro. In questo c’è libertà.
Per il tuo nome, Signore, perdona la mia iniquità, anche se è grande.
~ Re Davide (Salmo 25:11)
Aiutaci, Dio nostro Salvatore, per la gloria del tuo nome; liberaci e perdona i nostri peccati per il tuo nome. ~ Re Davide (Salmo 79:9)
Figlioli, vi scrivo perché i vostri peccati sono perdonati
in virtù del suo nome.
~ L’apostolo Giovanni (1 Giovanni 2:12)
[Ps, versi come questo mi motivano a chiedere il mio perdono e raccontare la mia storia di redenzione. Non è per il mio bene, ma per amore di Dio, per la sua gloria e onore, per la sua reputazione di grazia, misericordia e restaurazione, che il mondo ha bisogno di sapere del suo amore incondizionato trasformante.]
ESEMPIO DI PREGHIERA: Padre, tu sei amore, tu sei luce e in te non c’è oscurità. La tua grandezza mi stupisce (pensa a quanto è potente e vasto Dio), la tua bontà mi incoraggia (pensa all’impegno di Dio nel prendersi cura dei dettagli delle nostre vite) e la tua gentilezza mi avvicina (pensa a quanto Dio ha mostrato il suo amore per noi attraverso Gesù). La tua creatività mi stupisce (pensa alla follia artistica di Dio nella natura – piante, animali, tempo, spazio e diversità umana – e nell’arte e architettura e musica e altre creazioni umane). Il tuo amore mi circonda (pensa ai modi in cui Dio potrebbe essersi preso cura di te nelle ultime 24 ore che potresti non aver notato). La tua verità illumina il mio cammino (pensa ai modi in cui Dio ti ha parlato, ti ha guidato dall’ultima volta che hai pregato). Padre, voglio che la tua grandezza e bontà siano viste dagli altri intorno a me. Voglio camminare con te oggi in un modo che glorifichi il tuo nome.
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