«Non giudicate, affinché non siate giudicati; perché con il giudizio
con il quale giudicate, sarete giudicati;
e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi.
~ GESÙ (Matteo 7:1-2)
NUCLEO (Il cuore del messaggio):
Questo articolo è un invito fondamentale a mantenere l’insegnamento e l’esempio di Gesù al centro della nostra etica e del nostro impegno con coloro che falliscono.
“Non puoi amare e giudicare allo stesso tempo.
È impossibile attribuire un valore insuperabile agli altri quando usi gli altri per attribuire un valore a te stesso.” ~ Greg Boyd
DILEMMA (Sollevare domande che gli scettici potrebbero porsi):
Gesù dice “non giudicare”, ma sembra che sia ciò che i suoi seguaci amano fare di più.
Inoltre, ogni volta che decidiamo tra giusto e sbagliato, non stiamo giudicando? Anche Gesù continua dicendoci di confrontarci con un altro cristiano quando questi è nel peccato (Matteo 18:15-20). Non è un giudizio?
Quindi, dovremmo giudicare o no? Cos’è che non quadra Gesù?
CONTESTO (Cosa succede prima e dopo questo passaggio):
Siamo in dirittura d’arrivo, essendo arrivati all’ultimo dei tre capitoli del Sermone della Montagna. Gesù ha detto niente rabbia, niente lussuria, niente mancanza di perdono, niente preoccupazioni e ora niente giudizio. Cavolo, Gesù, non ci lasci proprio divertire.
“Non giudicate” è forse la frase più conosciuta, più citata e meno compresa in tutto l’insegnamento di Gesù. “Non giudicarmi” è diventato un mantra moderno che può eclissare tutto ciò che Gesù ha insegnato. I teologi chiamano questo fenomeno “totalizzazione”, ovvero la pratica di scegliere un principio, un insegnamento preferito, e di renderlo LA verità attraverso la quale interpretiamo tutto il resto. Ma l’unica cosa che i seguaci di Cristo dovrebbero totalizzare è l’amore, perché Dio è amore (1 Giovanni 4:8, 16), e Gesù ha già detto che amare come Dio ama è l’obiettivo dell’intero sermone
Questi versetti fanno parte di un’unità che si estende dal versetto 1 al versetto 6. Lo suddivideremo in tre studi, ma sarà bene tenere a mente la sua completezza. Eccoli:
«Non giudicate, affinché non siate giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo? O come potrai tu dire a tuo fratello: “Lascia che io ti tolga dall’occhio la pagliuzza”, mentre la trave è nell’occhio tuo? Ipocrita! Togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello.
Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le pestino con le zampe e,
rivolti contro di voi, non vi sbranino.
~ GESÙ (Matteo 7:1-6)
A prima vista, sembra che Gesù si sposti qui su un argomento completamente nuovo rispetto a quello precedente. Nel capitolo 6 Gesù affrontò la spiritualità segreta, i tesori in cielo, la gestione del denaro, la preoccupazione e l’ansia e la ricerca del regno e della giustizia di Dio. Ma c’è un flusso di pensiero. Gesù sta passando da atteggiamenti negativi nei confronti della nostra vita (preoccupazione e ansia) ad atteggiamenti negativi nei confronti della vita degli altri (giudizio). Sta anche passando dalla sua enfasi sulla rettitudine interiore nella nostra relazione con Dio alla nostra rettitudine espressa esteriormente nelle nostre relazioni con gli altri.
Oltre a ciò, l’insegnamento di Gesù contro il giudizio è tematicamente legato all’insegnamento precedente sulla priorità della misericordia, della pacificazione, dell’amore per il nemico e del perdono. Ogni nuovo pensiero espresso in questo sermone è in linea con quanto detto in precedenza.
E c’è un altro punto di collegamento.
Il capitolo 6 inizia con il tema di approfondire la conoscenza di Dio per evitare la tragedia dell’ipocrisia (vedere 6:2, 5, 16). E Gesù torna a usare la parola “ipocrita” in Matteo 7:5. Gesù sta quindi ampliando i suoi avvertimenti sull’ipocrisia damdoci un nuovo esempio: l’ipocrisia di essere un sig. Giustino Giudicologo. (Sì, è un termine tecnico-teologico, te lo assicuro.)
Come abbiamo discusso in studi precedenti, l’ipocrisia si riferisce al nascondersi dietro una maschera o al concentrarsi sul superficiale piuttosto che guardare più in profondità. Ipocrisia significa relazionarsi con le persone esteriormente, da uno status all’altro, da un’apparenza all’altra e da un’immagine all’altra, piuttosto che da un cuore all’altro.
Smettete di giudicare dalle semplici apparenze,
ma giudicate invece con giusto giudizio. ~ GESÙ (Giovanni 7:24)
Subito dopo aver condannato il giudizio su qualcuno, Gesù continuerà a insegnarci a stare al suo fianco come compagni di lotta per offrire aiuto. (Nel nostro prossimo studio parleremo del “processo trave-pagliuzza”.) Ciò richiederà un nostro esprimere un giudizio sugli atteggiamenti e sulle azioni buone e cattive e discuteremo la differenza.
In sostanza, questo insegnamento contro il giudizio è il rovescio della quinta Beatitudine:
Beati i misericordiosi, perché riceveranno misericordia.
~ GESÙ (Matteo 5:7)
È anche legato all’insegnamento di Gesù secondo cui la rabbia (l’emozione associata al giudizio) è una sorta di omicidio, così come la rinuncia alla vendetta in favore dell’amore per i nemici.
Gesù illustra perché non ci si può fidare degli esseri umani nel giudicare i cuori umani nella sua parabola del grano e delle erbacce in Matteo 13. Semplicemente non siamo bravi in questo, quindi Gesù dice di aspettare fino al giudizio della fine dei tempi e di confidare che Dio si prenda cura del giudicare.
Il Vangelo di Luca affronta lo stesso insegnamento contro il giudizio con un po’ più di approfondimento, quindi dovremmo tenerlo a portata di mano per aiutarci a capire a cosa mira Gesù.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato. Date e vi sarà dato; vi sarà versata in seno una buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi».
~ GESÙ (Luca 6:37-38)
Si noti che Luca equipara giudicare a condannare, il che ci aiuta a distinguere tra giudizio come discernimento e giudizio come condanna. Uno è giusto e l’altro è ingiusto.
Inoltre, Luca riporta questo insegnamento subito dopo quello di Gesù sull’amore per il nemico. Il non giudicare è tematicamente legato all’amare attivamente, argomento trattato da Matteo nel capitolo 5. Quindi tutto resta davvero coeso, con l’amore come forza vincolante.
“Ci è vietato giudicare le altre persone.
Corrode il semplice amore.” ~ Dietrich Bonhoeffer
“Pensare agli altri in modo contrario all’amore
è quel giudicare che qui viene condannato.” ~ John Wesley
Notate che Luca aggiunge il corollario positivo: il nostro perdono verso gli altri aprirà i nostri cuori affinché ricevano il perdono che Dio ha nei nostri confronti. Questo è qualcosa che la versione di Matteo comunica in relazione alla Preghiera del Signore (il Padre Nostro).
Luca dice che Dio è pronto a offrirci più misericordia – una misura enorme, che trabocca – se diamo solo quel poco che possiamo. Ciò vale certamente per la misericordia e il perdono che offriamo agli altri, ma Gesù ci avverte che vale anche per il giudizio che emettiamo.
(Nota: questa frase di Luca è spesso usata dagli insegnanti di Teologia della Prosperità per suggerire che quando diamo denaro, solitamente al loro ministero, Dio ce ne darà di più, pressato, scosso e traboccante. Ma non è proprio questo il contesto qui.)
Infine, per quanto riguarda il contesto, se continuiamo a leggere vedremo che in alcuni versetti più avanti Gesù riassumerà il suo insegnamento con la Regola d’Oro. Dovremmo vedere l’insegnamento di Gesù qui sul non giudicare, ma sull’aiutare umilmente in modo compassionevole, come un modo in cui possiamo vivere il principio di trattare gli altri nel modo in cui vogliamo essere trattati. In questo studio esaminiamo un esempio della Regola d’Oro:
Quindi, in ogni cosa, fai agli altri quello che vorresti che facessero a te, perché questo riassume la Legge e i Profeti. ~ GESÙ (Matteo 7:12)
Essere non giudicanti è un’espressione della Regola d’Oro.
CONSIDERA (Osservazioni sul passaggio):
Non giudicare. La parola greca usata qui per giudicare è krinó (verbo) e krisis (sostantivo). Krisis significa letteralmente separare, ordinare o categorizzare, cioè distinguere tra giusto e sbagliato, classificare un’azione, un atteggiamento, un’espressione, un’esperienza o una persona come buona o cattiva. Proprio come la nostra parola “giudicare”, krinó/krisis ha un ampio spettro di significati. Può significare condannare o semplicemente discernere. Gesù insegna che è sempre giusto giudicare un problema, ma mai giusto giudicare una persona. Gesù usa solitamente questa parola per riferirsi al giudizio divino (Matteo 5:21-22; 12:20; 23:23, 33; Giovanni 5:22-30; 7:24). Usati in questo modo, Gesù e altri scrittori biblici sono chiari: Dio, e in particolare Gesù, è il Giudice e noi non lo siamo. Giacomo usa la parola krisis per indicare l’opposto di misericordia (Giacomo 2:12-13) e mette in guardia dal farlo. In questo senso, krisis significa giudicare negativamente, condannare un altro essere umano senza adoperarsi per offrire redenzione e restaurazione. Ma, come detto, giusto per tenerci sulle spine, krisis è una di quelle parole multiuso meravigliosamente frustranti. Krisis viene utilizzato anche per fare una valutazione, una decisione, e in questi casi è usato positivamente per gli esseri umani (ad esempio, Matteo 23:23; Giovanni 7:24; e più volte in 1 Corinzi 5-6). Ogni decisione richiede discernimento o valutazione, cioè giudizio (1 Tessalonicesi 5:20-22). Anche l’enfasi di Gesù sul perdono richiede innanzitutto di giudicare che qualcosa è abbastanza sbagliata da dover essere perdonata. In altre parole, possiamo giudicare o identificare azioni, atteggiamenti, espressioni ed esperienze come buone o cattive, giuste o peccaminose, ma ci mancano l’attrezzatura spirituale a raggi X e la saggezza necessaria per giudicare il cuore umano. Qui, quindi, Gesù sta chiaramente parlando di non sedersi mai sul trono del giudizio verso una persona piuttosto che venire al suo fianco come un fratello nella fede, fragile e imperfetto, per aiutarlo. In questo senso giudicare qualcuno è l’opposto di perdonarlo, e questo è segno di una vita che non è stata trasformata dal Vangelo. Il verbo è anche all’imperativo passivo, quindi potrebbe essere tradotto “Smettila di giudicare!” Gesù sa che siamo sempre tentati di giudicare chi ci circonda. È un’abitudine mentale costante che vuole aiutarci a rompere.
COME (NON) GIUDICARE
QUANDO È GIUSTO:
Quando è valutazione / Discernimento
Quando il focus è sulla situazione/il problema/l’azione
Quando presuppone e spera nel meglio
Quando è offerto mentre si si cammina fianco a fianco
Quando è faccia a faccia (quindi di persona, quando possibile)
Quando include un’autoriflessione, una confessione personale della propria fragilità
Quando l’obiettivo è il restauro
Quando è motivato dall’amore
Quando ci avvicina gli uni agli altri
QUANDO È SBALGLIATO:
Quando esprime condanna
Quando è diretto verso una persona/un cuore/un carattere
Quando presuppone il peggio
Quando è pronunciato da una posizione di superiorità
Quando è dichiarato a distanza
Quando aumenta la nostra visione distorta
Quando l’obiettivo è la punizione
Quando è motivato da un senso di giustizia
Quando ci divide e ci allontana ancora di più
Affinché non siate giudicati. Gesù sta parlando del fatto che Dio ci giudica perché noi stiamo giudicando? Oppure si tratta di un saggio proverbio che insegna che le persone che giudicano attireranno il giudizio degli altri, mentre le persone misericordiose probabilmente attireranno misericordia dagli altri nel momento del bisogno? Molto probabilmente il primo. Matteo usa spesso quello che gli studiosi chiamano “il passivo divino”, un modo di parlare dell’attività di Dio evitando di riferirsi direttamente a Lui. Gesù parla così nella quinta Beatitudine sulla misericordia (Matteo 5:7; vedi anche Marco 4:24-25). È vero che una persona gentile, non giudicante e cortese spesso suscita risposte migliori nelle persone che la circondano, ma non sempre. A volte qualcuno che insegna e pratica la misericordia verrà comunque crocifisso dagli altri.
Con il giudizio che giudichi sarai giudicato. Questa è una traduzione letterale del greco. Il giudizio è un boomerang e ci viene restituito ciò che lanciamo. Gesù ha già affrontato questo principio alla fine della Preghiera del Signore/il Padre Nostro, dove insegna che se neghiamo il perdono per i peccati altrui, non saremo in grado di ricevere il perdono di Dio per i nostri peccati. Questo è talvolta chiamato Principio di Reciprocità. L’apostolo Paolo, evidentemente influenzato da Gesù, afferma questo principio, pronunciando il seguente avvertimento nel bel mezzo di una conversazione sulla restaurazione piuttosto che sul giudizio di una sorella o di un fratello caduti:
Perché ciò che l’uomo semina, quello pure raccoglierà.
~ L’apostolo Paolo (Galati 6:7)
“La regola che applichiamo ai comportamenti approvati e non approvati ci viene tolta dalle mani al momento della sentenza per applicarla a noi. … A volte pensiamo di avere la responsabilità di erogare disprezzo nelle misure che riteniamo le persone meritino e pensiamo che questi esborsi contribuiscano all’equilibrio sociale. Perché attraverso i nostri segni di disapprovazione pensiamo che i ribelli verranno castigati.
Ma queste parole di Gesù ci dicono di stare attenti ai nostri calcoli.”
~ Frederick Dale Bruner
Con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi. Ancora una volta vediamo tre varianti della stessa parola usate in successione (sostantivo, metron; verbo, metreó). La frase è chiara: otterremo ciò che diamo (vedere anche Marco 4:24). A volte la Bibbia illustra questo principio attraverso quella che potremmo chiamare “giustizia poetica”: Sansone brama con gli occhi e si fa cavare gli occhi. Assalonne era orgoglioso dei suoi capelli e alla fine morì appeso per i suoi capelli. (Cosa c’entra la Bibbia con i ragazzi con i capelli lunghi?)
Curiosità: parlando di misure e giudizi, William Shakespeare basò un’intera opera teatrale sul secondo versetto di Matteo 7 – Misura per Misura.
Come sareste voi
se Colui che di giustizia è il culmine,
vi giudicasse sol per quel che siete?
Pensateci, e fra le labbra allora vi aliterà
clemenza, come a un nuovo Adamo.
~ Isabella in Misura per Misura (Atto 2, Scena 2)
COMMENTO (Pensieri sul significato e sull’applicazione):
Un insegnamento fondamentale di Gesù e della Chiesa primitiva è che Dio attraverso Gesù è il Giudice, e noi non lo siamo (Matteo 7:21-23; 16:27; 25:31-46; Giovanni 5:21-22, 30; 12:47-48; anche Atti 10:42; 17:31; 2 Corinzi 5:10; Romani 12:19; 2 Timoteo 4:1).
Quando Gesù dice “Non giudicare” sta attingendo da un impulso umano primordiale: desiderare di essere Dio. Nella sua essenza, “Non giudicare” è il primissimo divieto che Dio dà all’umanità all’inizio della nostra storia. Nel giardino dell’Eden, Dio dice ad Adamo di non mangiare dall’albero della conoscenza del bene e del male, cioè dall’albero del “Ora ho tutta la conoscenza di cui ho bisogno per giudicarti“. Mangiare da quell’albero è un tentativo di essere come Dio in tutti i modi sbagliati (avere potere sugli altri come giudici), senza riuscire a concentrarsi sull’essere come Dio nei modi giusti (esercitare potere insieme agli altri, esprimendolo attraverso un amore premuroso, compassionevole e incondizionato).
I nostri antenati mangiarono quel frutto proibito nel tentativo di diventare simili a Dio in tutti i modi sbagliati. E da allora abbiamo cercato di raggiungere l’albero sbagliato.
Questo semplice insegnamento di Gesù – Smettetela di giudicare! – affronta la storia del problema che è alla radice della nostra umanità deragliata.
I credenti devono essere come Gesù nella compassione, nella gentilezza e nell’amore, ma non nel giudicare. In futuro saremo accolti da Gesù per governare, regnare e giudicare al suo fianco (1 Corinzi 6:2-3). Mentre i teologi discutono su cosa potrebbe comportare questo giudizio, tutti concordano sul fatto che quel momento non è adesso. Quando Gesù lavò i piedi ai suoi discepoli, disse loro di seguire il suo esempio. Quando Gesù capovolse i tavoli nel Tempio, non invitò i suoi discepoli a unirsi a lui.
L’insegnamento del Nuovo Testamento secondo cui Gesù è il Giudice del mondo ha lo scopo di aiutarci tutti a deporre il martelletto da giudici. Possiamo fidarci che stia a lui giudicare, quindi non dobbiamo farlo noi. Questo è il messaggio trainante dietro la parabola di Gesù del grano e le erbacce:
Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli può essere paragonato a un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo. Ma, mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando l’erba germogliò ed ebbe fatto frutto, allora apparve anche la zizzania. E i servi del padrone di casa vennero a dirgli: “Signore, non avevi seminato buon seme nel tuo campo? Come mai, dunque, c’è della zizzania?” Egli disse loro: “Un nemico ha fatto questo”. I servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a coglierla?” Ma egli rispose: “No, affinché, cogliendo la zizzania, non sradichiate insieme ad essa anche il grano. Lasciate che tutti e due crescano insieme fino alla mietitura; e, al tempo della mietitura, dirò ai mietitori: ‘Cogliete prima la zizzania, e legatela in fasci per bruciarla;
ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio'”».
~ GESÙ (Matteo 13:24-30)
“Ma aspetta!”, potrebbero protestare alcuni fanatici religiosi, “Dobbiamo eliminare gli impostori, i peccatori e gli eretici!”
No, in realtà non dobbiamo farlo. Perché non siamo bravi a farlo. Gesù ci dice che cercare di giudicare il cuore degli altri significa cercare di prendere il posto di Dio.
Eppure la Chiesa cristiana ha un’orribile storia di giudizio, disprezzo e condanna nei confronti di tutti coloro che ritiene moralmente o teologicamente carenti. Oggi i cristiani giudicano i non cristiani secondo gli standard cristiani, giudichiamo le persone del passato secondo gli standard odierni e giudichiamo le persone che falliscono come se noi fossimo infallibili. Queste abitudini del cuore stanno raggrinzendo le nostre anime. Abbiamo bisogno di sentire queste parole di Gesù ancora e ancora: Smettete di giudicare!
Allora perché la nostra propensione umana a giudicare è così diffusa, anche e forse soprattutto tra i cristiani?
La vita è dura e c’è molto di cui arrabbiarsi. Il nostro innato istinto per la giustizia ci spingerà a giudicare chiunque riteniamo possa contribuire alla nostra durezza della nostra vita. Amiamo giudicare perché, nella nostra contorta logica umana, giudicare un altro sembra in sintonia con la verità. Sembra persino rivitalizzante. Giudicare gli altri ci sembra una sessione di terapia autosomministrata che ci aiuta a guarire le nostre anime tristi e malate. Ed il prezzo da pagare è semplicemente l’assassinio morale e il vituperio del carattere di un’altra persona.
Quindi, quando vediamo qualcuno che ci fa del male personalmente o che sbaglia pubblicamente – qualcuno su cui sentiamo di avere il diritto di esprimere un’opinione – spesso ci sentiamo spinti a scagliarci, e gettare su di loro tutta la nostra frustrazione, delusione, scoraggiamento o semplicemente la nostra rabbia-verso-il-mondo. Questo fenomeno è chiamato spostamento emotivo. Il “peccatore” non è più un compagno di lotta o un fratello spirituale bisognoso di restaurazione, ma il nostro personale capro espiatorio o quello della comunità che ci circonda. Sono loro che spazzeranno via tutte le nostre emozioni negative e ci aiuteranno a sentirci meglio riguardo alla nostra vita.
Lo vediamo accadere continuamente nel corso della storia, e certamente nella società contemporanea. Prestate attenzione e lo noterete ovunque. Quando delle persone che non conoscono tutti i fatti reagiscono con una quantità sproporzionata di indignazione, condanna e disprezzo nei confronti di un peccatore o di una sorella o di un fratello caduti, vediamo uno spostamento emotivo in azione. Quando un produttore cinematografico, un politico o un leader religioso viene coinvolto in uno scandalo sessuale, notate la rapidità con cui avviene un’innegabile metamorfosi nella Chiesa, che dovrebbe considerare l’amore per tutti come il suo punto di forza primario: improvvisamente un’enorme maggioranza di persone (o una forte minoranza) sente un bisogno quasi primordiale di unirsi alla mentalità di condanna della massa. Improvvisamente vengono rilasciati nell’etere una valanga di commenti sui social media, post online che esprimono shock e indignazione e una furia verbalmente violenta contro una persona, che in qualche modo ci sentiamo pienamente qualificati per giudicare. È come una squadra di nuoto sincronizzata di condanna, solo che in questa versione stiamo tutti annegando.
Internet rende più facile e probabile alimentare queste frenesie di condanna, condiscendenza e disprezzo ogni volta che un personaggio pubblico fallisce.
Gli esseri umani sentono il bisogno di classificare e condannare coloro che falliscono in malo modo. Gli psicologi sociali identificano da tempo questo modello nel comportamento umano (anti)sociale. Si chiama “Teoria del capro espiatorio”. Reso popolare per la prima volta da René Girard, il famoso storico, filosofo e teologo francese. Girard concentrò gran parte dei suoi scritti sull’antropologia filosofica (vale a dire: cosa significa essere umani). Egli ha evidenziato che nel corso della storia le società umane hanno sempre cercato una persona o un gruppo di persone da incolpare per le difficoltà della vita. Quella persona o quel gruppo di persone potrebbero essere innocenti, come gli ebrei che vennero usati come capri espiatori dalla Germania nazista. Oppure una persona potrebbe essere realmente colpevole di qualche peccato grave e quindi può diventare un utile e giustificabile sacrificio sull’altare dell’ipocrisia umana.
Girard ha sottolineato che affinché il capro espiatorio porti a una persona o a una società un vero senso di sollievo o di pace o un rilassante senso di sentirsi nel giusto, le persone non possono essere consapevoli che stanno incolpando un capro espiatorio. Devono invece sentirsi giustificati nel farlo, credendo pienamente che la colpa ricada al 100% su quella persona o sul gruppo incriminato. Solo questa colpa estrema ma cieca consentirà quel pieno spostamento emotivo. E quindi il capro espiatorio deve essere dichiarato mostruoso, quasi subumano e certamente meritevole della nostra condanna. Nessun’altra emozione (ad esempio compassione, comprensione, empatia e speranza di guarigione) può accompagnare quella condanna, altrimenti la liberazione emotiva, procurata da quel capro espiatorio, non funzionerà.
Gesù entra in questo mondo di giudizio e ipocrisia, di disprezzo e condanna, e arresta l’intero processo. Egli getta un bastone fra le ruote di misericordia nel meccanismo del capro espiatorio, indipendentemente dal fatto che il capro espiatorio scelto sia una persona innocente o colpevole. Gesù insegna ampiamente sui temi del perdono, del confronto faccia a faccia, del pentimento, della riconciliazione e della restaurazione. Secondo Gesù, nessuno può giudicare a distanza. E quando ci troviamo faccia a faccia, pienamente coinvolti nelle vite disordinate degli altri, il nostro obiettivo è la restaurazione, non la condanna.
Gesù disse che i cristiani dovrebbero essere conosciuti per quanto sinceramente ci amiamo, non per quanto severamente ci giudichiamo a vicenda.
Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli,
se vi amate gli uni gli altri. ~ GESÙ (Giovanni 13:35)
Eppure, ecco un divertente gioco di società per sondare il terreno: chiedi ai tuoi amici non credenti di completare questa frase: “I cristiani sono così…” Probabilmente la parola che esce dalla loro bocca non sarà “amorevoli” oppure “compassionevoli”. In effetti, è più probabile che sia “giudicanti”.
Ora, parte di questa reputazione è dovuta al fatto che i cristiani hanno standard morali che a volte sono in conflitto con la società circostante e, indipendentemente dal fatto che li imponiamo o meno agli altri, la semplice presenza di un gruppo di persone che disapprova o non è d’accordo può sembrare giudicante. E questo dovremo solo accettarlo. Tuttavia, il motivo della nostra reputazione di essere dei Giusto Giustino è sicuramente più profondo.
Nella cultura occidentale i cristiani si sono spesso comportati come la polizia morale della società. Possiamo condannare ad alta voce le tendenze morali con cui non siamo d’accordo nella società e le persone osservano anche come maligniamo i nostri stessi fratelli quando falliscono. Il giudizio è diventato il nostro marchio. E dovremmo pentirci.
Il teologo anabattista Scot McKnight spiega che quando gli esseri umani leggono una storia o un romanzo, tendiamo a identificarci con la prospettiva dell’autore perché questa è la prospettiva che ci viene data in modi convincenti. E quando leggiamo la Bibbia, comprendiamo la prospettiva di Dio. Il problema sorge quando tendiamo a identificarci con la prospettiva di Dio al punto da vederci nella sua posizione. Ciò crea la tragedia ironica: le persone religiose tendono ad essere più giudicanti del resto del mondo. Vogliamo giudicare dal trono come il Padre, capovolgere i tavoli come Gesù e colpire ogni peccatore/Anania e Safira come lo Spirito Santo. Ma questo tipo di cosplay divino non è la nostra vocazione.
“Gli esseri umani hanno una propensione a giudicare, e hanno questa propensione soprattutto se conoscono la volontà di Dio per la società e hanno zelo per la gloria di Dio. Ma Gesù ci esorta a presentarci come cittadini del regno di Dio, non come Dio.” ~ Scot McKnight
Fin dai primi giorni della Chiesa, ci è voluto molto sforzo per applicare questo insegnamento di Gesù:
Fratelli, non criticate e non parlate male gli uni degli altri. Se lo fate, vi metterete contro la legge di Dio che vi ordina d’amarvi a vicenda: sarebbe come se la giudicaste sbagliata. Ma non sta a voi decidere se questa legge è giusta o sbagliata, voi dovete soltanto osservarla. Soltanto colui che ha fatto questa legge può giudicare giustamente. Colui che il potere di salvare e distruggere. Ma chi sei tu che giudichi il tuo prossimo?
~ Giacomo fratello di Gesù (Giacomo 4:11-12)
Gesù è l’unico degno di giudicare, perché solo Gesù conosce i nostri cuori (Marco 2:8; Luca 5:22). L’apostolo Paolo era ovviamente radicato nell’insegnamento di Gesù. Lo vediamo nei suoi scritti, ad esempio:
«Ma», direte voi, «stai parlando proprio di gentaccia!» Aspettate un momento. Quando dite che queste persone, di cui parlo, sono malvagie e meritano una punizione, condannate voi stessi, perché anche voi fate esattamente le stesse cose. Voi non siete diversi. Noi sappiamo che Dio, nella sua giustizia punirà chiunque faccia cose del genere. O pensate, forse, che Dio giudichi e condanni gli altri, che agiscono così, e risparmi voi, che fate altrettanto? Ma non capite quanto sia paziente il Signore verso di voi? O forse non ve ne importa? Non v’accorgete che egli ha aspettato tutto questo tempo, senza punirvi, per darvi modo di pentirvi dei vostri peccati? La sua pazienza vuole portarvi al pentimento.
~ L’apostolo Paolo (Romani 2:1-4)
La gentilezza, la grazia e la misericordia di Dio dovrebbero cambiare i nostri cuori e rimuovere il nostro giudizio verso gli altri. Se questo cambiamento verso l’umiltà e l’allontanamento dal giudicare gli altri non avviene, qualcosa è profondamente sbagliato nei nostri cuori e Dio ci riterrà responsabili, come chiarisce Gesù nella Parabola del Servo Spietato:
Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?» E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Perciò il regno dei cieli può essere paragonato a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti. E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato. Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: “Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto”. Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: “Paga quello che devi!” Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava, dicendo: “Abbi pazienza con me e ti pagherò”. Ma l’altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito.
I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto. Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu avere pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?” E il suo signore, adirato, lo diede in mano agli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva. Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello».
~ GESÙ, (vangelo di Matteo 18:21-35).
Dallas Willard ci ricorda che 1 Corinzi 13 – il “capitolo dell’amore” – ci dice che l’amore non si arrabbia facilmente (l’emozione associata al giudizio) e semplicemente rifiuta di tenere traccia dei torti. Infatti, l’amore “crede in ogni cosa, spera in ogni cosa” (1 Corinzi 13:7). In altre parole, quando si è incerti su qualcuno, l’amore dà il beneficio del dubbio anziché assumere un atteggiamento giudicante. (Immaginate quanto sarebbe diverso il nostro mondo, online e di persona, se le persone praticassero il vero amore!)
Alla luce di ciò, Willard sostiene che i seguaci di Cristo dovrebbero sempre sperare e credere nel meglio degli altri, a meno che non si trovino di fronte a prove concrete del contrario. Egli scrive:
“Se non c’è chiarezza sul fatto che il peccato sia avvenuto, dobbiamo supporre che non sia avvenuto. Dovremmo perlomeno, non iniziare a correggere.” ~ Dallas Willard
Ma anche se, oppure quando dovessimo scoprire che qualcuno che amiamo ha peccato gravemente, non dovremmo giudicarne le motivazioni o il carattere, ma dovremmo dare per scontato che si sia trattato di un momento di confusione, ribellione, difficoltà mentale o altri motivi che possano generare compassione e speranza. Quindi, se e quando ci confronteremo con questo comportamento, non giudicheremo il cuore. Si tratta di un vivere di agapé, come espresso in 1 Corinzi 13 e nella Regola d’Oro che Gesù insegnerà come sintesi di questo argomento fra pochi versetti. (Ne parleremo più approfonditamente nel nostro prossimo studio sul processo Trave-Pagliuzza.)
CONFESSIONE (Riflessione personale):
Confesso che amo giudicare. È una bella sensazione. Sembra vivificante. Forse perché mi distrae dalle mie inadeguatezze e dai miei fallimenti. O forse perché amo semplicemente mangiare dall’albero della conoscenza del bene e del male, cioè dall’albero del giudizio. Forse, come Adamo ed Eva, voglio solo essere come Dio in tutti i modi sbagliati.
Forse è per questo che molti di noi amano giudicare. È semplicemente una bella sensazione, persino divina. E questo è parte di ciò di cui Gesù parla in questi versetti. Giudicare qualcuno è idolatria, e il giudizio diventa l’idolo che prende il posto di Dio.
Ma voglio imparare a fare ciò che insegna Gesù: valutare, identificare e affrontare i cattivi comportamenti senza condannare un’anima umana. E devo imparare a farlo sia con me stesso che con gli altri.
Di recente ho avuto un’affascinante conversazione con uno dei miei amici terapisti (sì, sono circondato da terapisti). Abbiamo discusso il ruolo di un terapeuta nell’identificare pensieri e comportamenti malsani, persino immorali, senza giudicare la persona stessa. Sembra che questa sia la chiamata di Cristo per ogni cristiano.
Questo terapeuta aveva lavorato all’interno del sistema carcerario. In quel contesto potrebbero dovere offrire supporto per la salute mentale a un ladro, uno stupratore, un assassino o un pedofilo. Eppure, se volevano essere d’aiuto, dovevano vedere la persona di fronte a loro prima di tutto come una persona. La società si occupava della questione della giustizia, così il mio amico poteva concentrarsi sulla salute, sulla guarigione e sulla completezza.
Mentre loro descrivevano le loro esperienze come terapeuti, avevano la sensazione di aver frequentato una sorta di campo di addestramento per discepoli nella scuola di Gesù, cosa che il resto di noi si era perso. Avevano imparato, attraverso la formazione e molta pratica, come giudicare (valutare) pensieri, atteggiamenti e azioni senza giudicare (condannare, rifiutare, respingere) la persona. Questo è l’approccio che Gesù vuole per tutti i suoi seguaci.
C’è un’ulteriore sfida nella nostra cultura in cui l’indignazione e il disprezzo stanno diventando i modi accettabili e necessari per esprimere disapprovazione per qualsiasi comportamento. Stiamo perdendo la capacità di dire “questo è sbagliato e io sono contrario” senza dire qualcosa del tipo “Sono inorridito e disgustato! Quella persona è un mostro!” Se qualcuno identifica un malfatto ma mostra un minimo di compassione per il trasgressore, le persone tendono a criticare persino chi sta cercando di esprimere un po’ di compassione.
Ecco un classico botta e risposta contemporaneo sui social media:
Persona A: “Tutti i pedofili dovrebbero essere fucilati!”
Persona B: “Sono contrario a chiunque agisca in base alle proprie attrazioni inappropriate, ma molte persone che lottano contro la pedofilia sono persone che hanno bisogno del nostro aiuto e non della nostra condanna”
Persona A (e altre cento): “Oh, quindi ora sei a favore della pedofilia?! E i bambini! Mi fai schifo!”
Come società stiamo perdendo la capacità di ascoltare/comprendere/ la disapprovazione di qualcuno finché non sentiamo indignazione, disgusto e disprezzo nella sua voce o nelle sue parole. E questo incoraggia sempre più di noi a esprimere indignazione morale per essere visti come uno dei buoni. E così prosegue la spirale discendente, che ci allontana violentemente dall’amore di Cristo come insegnato nel Discorso della Montagna.
Gesù e noi come popolo di Gesù non apporteremo nulla di unico all’equazione se ci uniamo al coro culturale di condanna e disprezzo per i peccatori. Qualsiasi società decentemente sana, con o senza Gesù, si preoccupa delle vittime mentre al tempo stesso condanna chi è nell’errore. Ciò che Gesù porta sul tavolo e che non possiamo trovare da nessun’altra parte è una genuina cura per tutte le persone: vittima e carnefice, oppresso e oppressore o, nel suo contesto, ebreo e romano.
Il Vangelo non riguarda solo la ricerca di giustizia per gli emarginati. Si tratta di redimere, non di rifiutare, coloro che stanno emarginando.
Ho usato l’esempio della pedofilia di cui sopra per un motivo. Ricordo che anni fa incontrai i leader di un ministero cristiano chiamato “Circoli di sostegno e responsabilità” o “CoSA” (https://www.cosacanada.com/). Aiutano le persone condannate per crimini sessuali, spesso violenza sessuale su minori, al momento del loro rilascio dal carcere “aiutando le persone che hanno commesso reati sessuali a condurre una vita responsabile, costruttiva e responsabile nelle loro comunità”
Ricordo di aver notato la mia reazione interiore mentre questi straordinari leader parlavano del loro lavoro saturo di Vangelo. Internamente ero allo stesso tempo incoraggiato e turbato. Ho percepito il mio conflitto interiore. Qualcosa dentro di me voleva credere che queste persone che stavano aiutando dovessero semplicemente scomparire, deperire in prigione o morire, per non essere mai più ricordati. Nel mio cuore non avevo una categoria emotiva in cui collocare la loro redenzione. Ero titubante nel sostenere questo ministero perché ero stato condizionato culturalmente a essere così incentrato sulle vittime che facevo fatica a essere incentrato sul Vangelo. Parlare della cura, della compassione e della gentile responsabilità offerte a un pedofilo condannato mi sembrava sbagliato, o almeno mi sembrava… Non lo so, come se non provassi alcuna sensazione a riguardo. Mi sembrava che il mio schedario emotivo interno semplicemente non avesse una scheda per la “redenzione dei colpevoli”. Ero troppo abituato a registrare solo il mio disgusto, dimenticavo che dietro il crimine e il criminale c’è un prezioso portatore dell’immagine di Dio.
Il punto è questo: il Vangelo si compiace nell’aiutare le vittime E nel redimere i carnefici. E Gesù non si accontenterà di niente di meno. Sono così – non conosco la parola giusta: orgoglioso? privilegiato? grato? meravigliato? – di far parte del Movimento Gesù. Non c’è nessuno come Gesù, e non c’è niente come il Movimento che ha iniziato e che guida ancora oggi.
Questo mondo ha bisogno di più Gesù!
Ai tempi di Gesù c’era molto da giudicare. I romani avevano sottomesso gli ebrei. Gli uomini denigravano le donne. Gli adulti emarginavano i bambini. I ricchi opprimevano i poveri. I leader religiosi condannavano i “peccatori”. E tutti escludevano ed evitavano i lebbrosi. Gesù è stato l’unico a poter denunciare questi esempi di atteggiamenti e azioni offensive, insegnando e dimostrando allo stesso tempo il valore infinito di tutte le persone e la chiamata di Dio a esprimere amore universale verso tutti.
L’obiettivo di Gesù era creare una nuova comunità, una nuova società, dove l’amore, non la legge, fosse la risposta a tutto ciò che ci divide. La chiamò Chiesa e si supponeva che fosse un assaggio del paradiso in terra.
Parte di come Gesù intendeva rendere la Chiesa diversa dalla società circostante era attraverso un nostro impegno radicale nel trasformare i nemici in amici. Iniziò con i suoi stessi discepoli, riunendo un fanatico politico e un esattore delle tasse e chiamandoli fratelli. Poi insegnò loro come offrire lo stesso amore ai loro oppressori romani per dare loro ogni possibilità di entrare a far parte di questa nuova famiglia di fede. Tutto ciò che facciamo che va contro questa visione della Chiesa anziché verso di essa non è in sintonia con il cuore di Cristo.
CONCLUSIONE (Un ultimo pensiero):
Se tutto questo parlare di NON giudicare le persone ha innescato i tuoi “Ma che dire…?” (Ma che dire delle vittime? Ma che dire della sicurezza delle persone? Ma che dire della giustizia? Ma che dire di…?) allora chiediti perché.
Perché su questo argomento adottiamo subito un atteggiamento difensivo anziché un’obbedienza gioiosa? E perché dubitiamo che la via dell’amore che Gesù ci propone possa fare entrambe le cose: mostrare compassione per i peccatori E cura e preoccupazione per coloro contro cui potenzialmente o effettivamente abbiamo o altri peccato?
Nelle parole di Gesù: Oh voi di poca fede!
Immaginate una comunità spirituale plasmata da questo unico comando di Cristo. Una comunità di redenzione per tutti. Che bel sapore del paradiso in terra! Questa è la visione che Gesù intendeva per la Chiesa.
Quindi ogni volta che siamo tentati di giudicare qualcuno severamente, dovremmo ricordare…
i) Non siamo onniscienti, quindi non abbiamo tutte le informazioni.
ii) Non siamo obiettivi, quindi i nostri interessi personali ci influenzano.
iii) Non siamo moralmente perfetti, quindi il nostro giudizio è ipocrita.
Gesù ci ricorda di smettere di giocare a fare Dio, perché non siamo bravi a farlo e la posizione è già occupata. Gesù ci assicura che Dio si prenderà cura del giudizio, così potremo concentrarci sul perdono.
CONVERSAZIONE (Parlare insieme, imparare insieme, crescere insieme):
- Cosa ti rivela Dio di sé stesso attraverso questo brano?
- Cosa ti mostra Dio di te stesso attraverso questo passaggio?
- Qual è la TUA teoria: perché pensi che troviamo quasi impossibile amare bene le persone disapprovando allo stesso tempo il loro peccato?
- Qual è una cosa che puoi pensare, credere o fare diversamente alla luce di ciò che stai imparando?
- Quali domande stai ancora elaborando su questo argomento?
INVITO ALL’AZIONE (Idee per trasformare il parlare in camminare):
- Decidere di rifiutare il capro espiatorio. Gesù ci chiama a un impegno così contro-culturale su questo argomento che avremo bisogno di una ferma determinazione e di una cerchia sociale altrettanto impegnata per aiutarci a contrastare questa tendenza e a liberarci dall’abitudine di giudicare. Impegnatevi gli uni con gli altri nei vostri gruppi di Chiesa Semplice 1820 ad aiutarvi a vicenda a sostituire la rabbia con il dolore, l’indignazione con il lutto e il giudizio con la preghiera per coloro che hanno fallito. Insieme possiamo promuovere e alimentare una cultura diversa, una cultura del regno, che lavora attivamente contro lo spirito di condanna contemporaneo che divide e distrugge.
- Pratica su personaggi pubblici. La prossima volta che senti parlare di un politico, di una star del cinema o di un altro personaggio pubblico che fallisce moralmente, rifiutati di unirti alla mentalità di condanna della massa. Prega invece per loro e per chi li circonda. Sintonizzati sulle emozioni della tristezza e del lutto, piuttosto che sulla rabbia, l’indignazione e il disprezzo. Ciò ti aiuterà a essere meglio allenato e preparato quando qualcuno a noi, più vicino te, fallisce in modo significativo.
- Chiedi prima di agire. Quando qualcuno all’interno della tua cerchia sociale fallisce moralmente, chiediti: sono abbastanza vicino a questa persona da affrontarla o incoraggiarla personalmente? Se è così, fallo. In caso contrario, prega e stai zitto.
- Tieni Gesù al centro. Continua a studiare il Sermone della Montagna e ad applicare ciò che impari all’interno di un gruppo di sorelle e fratelli che la pensano allo stesso modo. Si tratta di un atto di proporzioni monumentali che definisce la fede. Il Discorso della Montagna non è solo una parte della Scrittura: è il bersaglio dell’insegnamento della Bibbia. Immergerci nelle “parole di Gesù” è più importante che mai perché, per abbracciare il martelletto del giudizio, un cristiano, una chiesa o una denominazione devono prima trovare il modo di emarginare gli insegnamenti di Gesù, spesso sostituendo l’etica di Gesù con un approccio da Antico Testamento. Fate attenzione ogni volta che una chiesa non segue prima gli insegnamenti di Gesù quando decide come agire e opponetevi a questa stessa abitudine in voi stessi. Fate attenzione a teologi, pastori, insegnanti della Bibbia e altre voci cristiane che sembrano mettere gli insegnamenti di Gesù fuori dal centro della nostra fede e ai margini della nostra etica. Quando ciò accadrà, noterete che coloro che vorranno seguire Gesù sulla via della grazia, della misericordia e della pace saranno derisi come semplicistici o giustificati come ingenui. Non dovrebbe sorprenderci: la Chiesa lo fa da secoli. Ma c’è sempre stato un movimento di resistenza. C’è sempre speranza.
- Ascolta e rifletti. Ecco una canzone che ci aiuta a far cadere le pietre, a deporre i martelletti e a trovare la pace.
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