«Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? E chi di voi può, con la propria ansietà, aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, si vestì come uno di loro. Ora se Dio veste in questa maniera l’erba dei campi che oggi è, e domani è gettata nel forno, non farà molto di più per voi, o gente di poca fede? Non siate dunque in ansia, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?” Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più. Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso.
Basta a ciascun giorno il suo affanno.
~ GESÙ (Matteo 6:25-34)
COMMENTO (Pensieri sul significato e sull’applicazione):
Il nostro rapporto con la semplicità dovrebbe includere la semplicità nel nostro rapporto con il tempo e con i beni materiali.
Sappiamo che il Vangelo (la Buona Novella del regno di grazia di Dio) ci libera dalla tirannia del nostro passato. Non abbiamo più bisogno di sentirci oppressi dal senso di colpa o dalla vergogna, né troviamo la nostra identità nell’orgoglio per i successi passati. Oggi siamo liberati dai sensi di colpa e dalle parate dell’orgoglio per vivere pienamente e liberamente.
E ora Gesù estende questa libertà al futuro.
La Via di Gesù per andare nel futuro è una sorta di pianificazione non ansiosa: prepararsi con eccellenza senza preoccuparsi dei risultati. Questa è semplicità, anche se non è semplice.
L’apostolo Giacomo cattura magnificamente il nostro rapporto semplificato con il futuro:
E ora due parole a voi che dite: «Oggi o domani andremo nella tal città o nella tal altra, vi resteremo un anno, faremo affari e guadagneremo molto». Che ne sapete voi di ciò che accadrà domani? La durata della nostra vita è incerta come la nebbia del mattino che appare per un momento, poi sparisce. Fareste meglio a dire: «Se vuole il Signore, vivremo e faremo questo o quello».
Ora, invece, vi vantate dei vostri progetti e questa arroganza è male.
~ Giacomo fratello di Gesù (Giacomo 4:13-16)
Quando troviamo la nostra stima nei nostri risultati, ci stiamo attaccando all’incertezza, che creerà ansia, anche se avremo successo per una stagione. Quindi facciamo del nostro meglio in ogni cosa, per l’amor di Dio, e vediamo i risultati. Dopotutto, “la nebbia che appare per un po’ e poi svanisce” ha ben poco di cui preoccuparsi. Soprattutto se dopo la sua scomparsa potrà trascorrere l’eternità con Dio.
Notate che, secondo James, continuiamo a pianificare, continuiamo a prepararci, continuiamo a lavorare per un futuro significativo. Ma ci muoviamo verso il futuro in un modo che è legato a Dio, non ai piani in sé.
Questa è semplicità temporale: semplicità nel nostro rapporto con il tempo.
“Gesù non ci chiama a essere negligenti riguardo a di che vivere,
ma a essere fiduciosi.” ~ Scot McKnight
Andando avanti, dovremmo affrontare il problema della teodicea con questo passaggio. (La teodicea è la teologia della sofferenza, che indaga e affronta l’annosa domanda: come può un Dio buono permettere così tanto male nel mondo?) Vedete il problema evidente qui?
Gesù sembra dire che non dobbiamo preoccuparci del futuro perché Dio sa di cosa abbiamo bisogno e provvederà. “Dio ha questo in controllo!” Solo che, beh, la storia non è d’accordo. Molti cristiani hanno vissuto senza cibo adeguato e acqua pulita, per non parlare di alloggi sicuri e circostanze sicure. Cavolo, i cristiani venivano bruciati vivi come torce umane nel giro di decenni da quando Gesù pronunciò queste parole incoraggianti. Sembra che spesso Dio NON ci dia tutto ciò di cui abbiamo bisogno quando ne abbiamo bisogno. Gesù sta forse scrivendo assegni che suo Padre non può incassare? Come la mettiamo? Gesù sta facendo una promessa che non può mantenere?
Ciò sembra in sintonia con l’osservazione apparentemente stonata di re Davide:
Non ho mai visto il giusto abbandonato,
né la sua discendenza mendicare il pane.
~ Re Davide (Salmo 37:25)
(Come accennato in uno studio precedente, quando leggo questo pensiero di Re Davide, tutto quello che riesco a pensare è: devi uscire di più.)
Ma ecco la prospettiva secondo gli occhi di Gesù…
Gesù vede Dio prendersi cura del suo popolo attraverso il suo popolo. Questa è sempre la via di Dio (ad esempio, vedere Matteo 10:9-14; Marco 10:29-30; Luca 12:33). La comunità cristiana possiede risorse sufficienti per ogni bisogno, ma non per ogni avidità. Se i bisogni di tutti non vengono soddisfatti, il problema è nostro, non di Dio.
Gesù dice che il domani ha già abbastanza problemi, quindi non promette una vita senza problemi. Gesù immagina invece che Dio si prenda cura dei nostri bisogni in due modi:
1.Il nostro duro lavoro.
2.La gentilezza della comunità di fede.
Iniziamo col tema del duro lavoro…
Gesù insegna contro la preoccupazione, non contro il lavoro. Sta dicendo che un modo in cui Dio si prende cura di noi è proprio offrendo opportunità di lavoro.
Nella chiesa primitiva, alcuni cristiani fraintesero questo insegnamento nel senso che non dovevano più lavorare: lascia semplicemente che Dio si prenda cura di noi mentre aspettiamo il ritorno di Gesù. E l’apostolo Paolo li rimproverò per questa falsa rappresentazione dell’insegnamento di Gesù (Efesini 4:28; 1 Timoteo 5:8; 1 Tessalonicesi 5:14; 2 Tessalonicesi 3:6-12).
In sostanza dicevano: “Ehi, guardate i fiori! Non devono faticare o lavorare, quindi non dovremmo farlo nemmeno noi!” E l’apostolo Paolo rispose: “Sì, ma guardate anche gli uccelli, idioti, e mettetevi al lavoro!”
Prova ne è che, mentre eravamo ancora lì da voi, vi abbiamo dato questa regola: «Chi non lavora non deve neppure mangiare».
Nonostante ciò, abbiamo saputo che alcuni di voi vivono in maniera sregolata: non vogliono lavorare e sprecano il loro tempo in sciocchezze.
~ L’apostolo Paolo (2 Tessalonicesi 6:10-11)
Dio si prende cura di noi attraverso mezzi naturali. Dal punto di vista di Gesù, anche il naturale è soprannaturale. Tutto è spirituale… Ora mettiti al lavoro!
Lavoriamo duro, perché ogni lavoro è adorazione:
Lavorate serenamente, qualunque sia il vostro lavoro, fatelo come se steste lavorando per il Signore, e non semplicemente per il vostro padrone, ricordando che è il Signore Gesù che vi darà la ricompensa.
In realtà è per lui che state lavorando
~ L’apostolo Paolo (Colossesi 3:23-24)
Il nostro duro lavoro – pianificazione, preparazione ed esecuzione – è una sorta di fine a sé stesso, indipendentemente dal fatto che otteniamo o meno risultati “di successo”. Perché in ultima analisi il nostro lavoro è tra noi e Cristo, ed Egli accoglie il nostro lavoro come adorazione. (Adorazione è un’antica parola inglese che significa “di valore”, attribuire valore a Dio.)
Dal punto di vista di Dio, nulla di ciò che facciamo va sprecato. Ogni sforzo ha significato e valore. E così possiamo ringraziare per l’opportunità di servire Dio attraverso la nostra opera. Anche quando abbiamo investito le nostre energie in un progetto che fallisce, non dobbiamo portarci la vergogna di pensare “Beh, è stata una perdita di tempo” No, non lo era, dice Dio. Era adorazione.
In secondo luogo, sulla gentilezza della comunità di fede…
Sappiamo che a volte le persone non possono lavorare, oppure il lavoro che svolgono semplicemente non paga le bollette. E quando ciò accade, Dio continua a provvedere.
Ricorda che il nostro testo non dice che non dovremmo preoccuparci se gli altri hanno abbastanza cibo e vestiti. Gesù sta solo affrontando la nostra preoccupazione per la nostra situazione.
L’insegnamento di Gesù non è mai antisociale, è solo anti-egoistico.
Gesù disse: «In verità vi dico che non vi è nessuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, a causa mia e a causa del vangelo, il quale ora, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto: case, fratelli, sorelle, madri, figli, campi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna.
~ GESÙ (Marco 10:29-30)
Gesù dice che, in questa vita, Dio si prenderà cura di noi attraverso la nostra famiglia spirituale allargata. Questa è la visione di Gesù per la sua chiesa futura. Un modello attraverso cui Gesù può continuare la sua opera è il corpo, la chiesa.
Ciò aiuta a spiegare una strana credenza della Chiesa primitiva: che fossero già “morti e andati in paradiso”, ma senza morire! L’autore della Lettera agli Ebrei scrive di noi che entriamo già nello splendore del cielo in questa vita:
Voi, invece, vi siete avvicinati al Monte Sion, alla città del Dio Vivente, la Gerusalemme del cielo. Vi siete accostati ad una miriade di angeli gioiosi, tutti riuniti in assemblea, composta dai primogeniti di Dio che hanno il proprio nome scritto nel cielo. Vi siete avvicinati a Dio che è giudice di tutti, agli spiriti degli uomini giusti finalmente portati alla perfezione. Vi siete avvicinati a Gesù stesso, che ci ha portato il suo nuovo patto meraviglioso; al suo sangue sparso che porta il perdono,
anziché gridare vendetta come quello di Abele.
~ Ebrei 12:22-24
Con la morte di Cristo è iniziata la Nuova Alleanza, così come la nostra vita eterna! In questa vita possiamo essere circondati dai santi, dagli angeli e da Gesù stesso. La Nuova Gerusalemme è qui e il Paradiso sta accadendo!
Quindi, quando investiamo le nostre energie e risorse nelle persone anziché nei beni materiali, non dobbiamo aspettare di morire per raccogliere la ricompensa. Il Regno dei Cieli è già iniziato e possiamo sperimentare il nostro “tesoro in cielo” proprio ora mentre stringiamo le braccia con concittadini, soldati e ambasciatori di questa comunità di compassione. Questo è il tesoro sepolto per il quale vale la pena rinunciare con gioia a tutto il resto. Questa è la perla dal prezzo eccezionale. (Vedi Matteo 13:44-46).
Qual è l’unico miracolo di Gesù registrato in tutti e quattro i vangeli? È Gesù che nutre le moltitudini usando il pranzo di un ragazzo come starter e i suoi discepoli come distributori. Nonostante al centro ci sia uno spettacolare miracolo soprannaturale che afferma il Messia, Gesù sta offrendo una lezione magistrale su come Dio usa il suo popolo per prendersi cura del suo popolo.
E ricordiamo un paio di studi fa in cui abbiamo esaminato il modo in cui la chiesa primitiva si prendeva cura l’uno dell’altro:
Tutti i credenti erano insieme e avevano tutto in comune. Vendevano proprietà e beni da dare a chiunque ne avesse bisogno.
~ Luca lo Storico (Atti 2:44–45)
La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli;
e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.
~ Luca lo storico (Atti 4:32-35)
Tra loro non c’era una sola persona con bisogni insoddisfatti. La visione di Gesù di prendersi cura attraverso la condivisione si è avverata! E Luca riteneva che questo radicale ri-orientamento verso le finanze, i beni materiali e il modo in cui la chiesa primitiva si prendeva cura l’uno dell’altro fosse così importante da meritare di essere riassunto due volte all’inizio del suo libro di storia della chiesa. Poi vediamo esempi di questo nuovo modo di vivere il Regno in tutto il resto del Nuovo Testamento. Ecco come Dio risponde alla preghiera.
“I bisogni dei cittadini del regno vengono soddisfatti attraverso il regno. È l’agenzia di distribuzione di Dio… Come è successo che non ci fosse una persona bisognosa tra loro. Erano stati creati miracolosamente più cibo, vestiti e riparo? No, ma era stato adottato un nuovo stile di vita.”
~ Clarence Jordan (Sermone della Montagna)
Certo, i cristiani continueranno ad ammalarsi, a vivere tragedie e a morire troppo giovani. Gesù lo sa, proprio come sa che i fiori e gli uccelli muoiono ancora. Sicuramente i cristiani saranno ancora potenzialmente destinatari di scortesia da parte dei critici e di duri giudizi, spesso da parte di altri cristiani. Ma accogliamo queste come opportunità per praticare l’insegnamento caratteristico di Gesù: pace nella tempesta e amore per i nostri nemici.
L’apostolo Paolo scrisse della mancanza di cibo e vestiti a volte a causa della persecuzione (2 Corinzi 11:27) e chiese a Timoteo di portare il suo mantello a Roma prima dell’arrivo dell’inverno (2 Timoteo 4:13, 21), quindi non viaggiò con nulla in più.
Ma anche se le difficoltà della vita colpiranno i cristiani come qualsiasi altro essere umano, ci si aspetta che la comunità di Gesù si mobiliti. Guardate come Giacomo, fratello di Gesù, descrive la sua aspettativa di fede in azione:
A cosa serve, fratelli e sorelle miei, se qualcuno afferma di avere fede ma non compie azioni? Può una tale fede salvarli? Supponiamo che un fratello o una sorella siano senza vestiti e senza cibo quotidiano. Se uno di voi dice loro: “Andate in pace; tenetevi al caldo e ben nutriti,” ma non fa nulla per i loro bisogni fisici, a cosa serve? Allo stesso modo,
la fede in sé, se non è accompagnata dall’azione, è morta.
~ L’apostolo Giacomo (Giacomo 5:14-17)
Quindi, nella comunità del Nuovo Testamento c’era ancora povertà, ma quando se ne resero conto, la chiesa si mobilitò.
I cristiani non dovrebbero vivere con ansia per le necessità fondamentali della vita, purché siano pienamente conosciute e collegate a un’espressione locale della chiesa e quella chiesa sia conosciuta dalla famiglia di fede più ampia e globale. Dio si prenderà cura di noi attraverso il suo popolo. E quando viviamo in questo tipo di comunità connessa, possiamo concentrarci di più sulla nostra vita in relazione a Dio e alle persone, piuttosto che spendere tutte le nostre energie per acquisire, proteggere e preoccuparci delle nostre cose.
So cosa significa essere nel bisogno e so cosa significa avere abbondanza. Ho imparato il segreto di accontentarmi in ogni situazione, che sia ben nutrito o affamato, che si viva nell’abbondanza o nel bisogno.
Posso fare tutto questo attraverso colui che mi dà forza.
~ L’apostolo Paolo (Filippesi 4:12-13)
Il segreto per accontentarsi in ogni situazione? Sembra il trucco di vita definitivo! Ti piacerebbe impararlo? Oppure, a dire il vero, ti mancherebbe il desiderio impellente di acquisire di più e avere le cose che desideri? Quando si tratta di ottenere le cose nuove che desideri, ti senti in sintonia con Sant’Agostino che pregava: “Signore, dammi castità e autocontrollo, ma non ancora” (Confessioni).
Ebbene, poco prima dell’affermazione di cui sopra, l’apostolo Paolo ci racconta il suo segreto:
Non preoccupatevi di nulla, ma in ogni situazione, con la preghiera e la petizione, con il ringraziamento, presentate le vostre richieste a Dio. E la pace di Dio, che trascende ogni comprensione, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. Infine, fratelli e sorelle, qualunque cosa sia vera, qualunque cosa sia nobile, qualunque cosa sia giusta, qualunque cosa sia pura, qualunque cosa sia adorabile, qualunque cosa sia ammirevole —se qualcosa è eccellente o lodevole— pensate a queste cose. Tutto ciò che avete imparato, ricevuto, sentito da me o visto in me—mettetelo in pratica. E il Dio della pace sarà con voi.
~ L’apostolo Paolo (Filippesi 4:6-9)
Paolo era in prigione a Roma quando scrisse questo. Quindi – tenetelo a mente.
Non agite spinti dall’amore per il denaro. Accontentatevi di ciò che avete, perché Dio stesso ha detto: «Io non ti lascerò, né ti abbandonerò mai».
~ (Ebrei 13:5)
Dio dice che la strada verso la contentezza è concentrarsi su ciò che ABBIAMO, che in definitiva è Dio stesso, ed essere grati.
CONFESSIONE (Riflessione personale):
Confesso che mi lascio troppo facilmente trascinare in una narrativa del tipo «povero me», dimenticando di vivere in sintonia con la realtà, che dovrebbe riempirmi di gratitudine e contentezza per tutto ciò che Dio mi ha dato.
So che alcune persone lottano con l’ansia come impostazione psicologica predefinita. N.T. Wright dice:
“Vivere totalmente senza preoccupazioni sembra, a molte persone, impossibile quanto vivere totalmente senza respirare. Alcune persone sono così dipendenti dall’ansia che se non hanno nulla di cui preoccuparsi,
si preoccupano di aver dimenticato qualcosa”.
~ N.T. Wright (Matthew for Everyone)
Non tendo ad essere una persona negativa per natura. (O forse lo sono, e semplicemente non me ne rendo conto?) Tuttavia, in diversi periodi della mia vita mi sono ritrovato immerso in questa mentalità per un certo periodo di tempo.
A volte non si manifesta come una preoccupazione angosciante, ma semplicemente come un’erosione della fede nel fatto che Dio si prende cura di me. La mia attenzione si sposta dal Regno di Dio al mio regno, dalla rettitudine alla lotta incessante. Raramente identifichiamo le persone di successo, motivate e intraprendenti come manifestazioni di mancanza di fede, ma so che a volte io sono stato così.
Ad esempio, ricordo quando un amico mi invitò a unirmi a lui in una società di marketing multilivello. Ne vidi il potenziale e ne fui attratto perché sentivo di “aver bisogno” di soldi extra (anche se all’epoca avevo un lavoro soddisfacente e ben retribuito). E, sapete, all’inizio mi è piaciuta molto l’esperienza. Mi ha aiutato a uscire dal mio guscio e ad avviare conversazioni con le persone per invitarle infine a partecipare alla nostra attività commerciale. Ma dopo un po’ sono emersi due segnali di allarme. (Era un mio problema, non dell’azienda).
In primo luogo, mi sono reso conto che stavo diventando più motivato a parlare con amici, familiari e persino sconosciuti di Amway che di Gesù. E questo mi dava fastidio.
In secondo luogo, il mio “upline” (supervisore) mi disse che dovevo dedicare ogni giorno del tempo a immaginare le cose che non avevo ma che avrei voluto avere. Dovevo praticare il “Dream Building” e/o il “Vision Boarding”. Questo mi avrebbe aiutato a motivarmi a progredire nell’attività. Quando chiesi se questo esercizio potesse creare insoddisfazione, la loro risposta fu agghiacciante: “La soddisfazione è nemica di questo business”.
Così ho lasciato.
Sapevo che dovevo scegliere tra “La soddisfazione è nemica” e “Sii soddisfatto di ciò che hai” (Ebrei 13:5). Poiché il mio amico d’affari era cristiano, ho potuto parlargli della mia lotta interiore. Gli spiegai che semplicemente non ero abbastanza forte per realizzare il loro sogno e allo stesso tempo praticare la semplice via della contentezza che Gesù aveva indicato nel suo discorso della montagna. Nessun giudizio, solo un’onesta autovalutazione.
Attualmente sono più povero che mai nella mia vita. Possiedo molto poco. (Non mi lamento, i miei bisogni sono soddisfatti e ne sono grato.) Quindi praticare la contentezza come esercizio spirituale quotidiano è diventato sempre più significativo per me. Penso a tutto ciò che ho, specialmente alle relazioni ricche e gratificanti, e lascio che il mio cuore si riempia di gratitudine. Mantenere questo atteggiamento positivo non è facile per una persona depressa. Ma la terapia, i farmaci e Gesù mi stanno aiutando. E l’aiuto che ricevo da Gesù di solito arriva attraverso le persone che lo seguono.
È mancanza di fede assumere farmaci? No, è fede nel fatto che Dio opera attraverso ogni canale disponibile: le persone, la scienza e la natura. Ricordate, il nostro Padre celeste nutre gli uccelli. Il soprannaturale opera attraverso il naturale.
Recentemente ho incontrato un amico per un caffè e dei biscotti. Abbiamo parlato delle mie difficoltà finanziarie e lui è stato implacabilmente positivo, non lasciandomi cadere nell’autocommiserazione. Non mi ha dato false speranze basate sui miti che raccontiamo a noi stessi sul futuro (“Non preoccuparti, guadagnerai tutti i tuoi soldi, “tutto tornerà nell’abbondanza un giorno” o “Non preoccuparti, so che qualcosa di grande ti aspetta proprio dietro l’angolo”). No.
Invece, mi ha aiutato a ricordare di essere contento di ciò che ho. Mi ha detto: “Se devi essere povero, sii grato a Dio di vivere in uno dei migliori paesi al mondo in cui essere poveri. E poi, sei circondato da persone che ti vogliono bene. Sei ricco in ciò che conta”. Ed era proprio quello che avevo bisogno di sentire.
Poi ha notato il biscotto che stavo conservando per dopo e ha aggiunto: “E hai un biscotto. Cos’altro ti serve?”.
Che prospettiva fantastica. Una prospettiva da regno. Ho amici premurosi E un biscotto. Cos’altro mi serve davvero?
Che prospettiva meravigliosa. Una prospettiva regale. Ho amici premurosi e un biscotto. Cos’altro mi serve, in effetti? Quando ero giovane, un pastore mi ha aiutato a mettere tutto questo in prospettiva con questa illustrazione che sono felice di trasmettervi. È l’approccio mentale di accettare lo scenario peggiore e riformularlo come una vita buona, perché … Dio. Piuttosto che calmare le mie paure con “La cosa che mi preoccupa probabilmente non accadrà comunque”, mi dico: “La cosa che mi preoccupa potrebbe accadere, e va bene così”. Ci penso ogni volta che sono tentato di imboccare quella strada di preoccupazioni e ansie (e in questi giorni succede spesso).
All’inizio, questo esercizio mentale dello scenario peggiore può sembrare banale o apatico, o forse sciocco e sensazionalistico, o addirittura offensivo per alcuni. E forse non fa per te. Tutto quello che posso dire è che mi è stato detto con il massimo amore, sincerità e convinzione. E da allora mi ha aiutato.
Supponiamo che io o tu siamo preoccupati per qualcosa di semplice, come perdere l’autobus. E corriamo il rischio di cadere in una spirale di preoccupazioni. Inizia il dialogo mentale. Analizziamolo insieme…
Oh no! Perderemo l’autobus!
Non importa, ne arriverà un altro.
Ma potremmo arrivare in ritardo al lavoro.
Non importa, perché la vita andrà comunque avanti. E alla luce dell’eternità, non è una cosa grave.
Ma potremmo perdere il lavoro.
Va bene, perché Dio si prenderà cura di noi.
Ma potremmo non riuscire a trovare facilmente un altro lavoro.
Va bene, perché la comunità di fede può aiutarci, e questa potrebbe essere un’opportunità vivificante per praticare la vulnerabilità e la semplicità. Ma potremmo dover vendere i nostri beni o trasferirci dalla nostra casa per sopravvivere.
Va bene così, siamo molto più dei nostri beni materiali. Questa sarà un’opportunità per vivere come molti santi nella storia della Chiesa. Ma cosa succede se tutto lo stress crea sintomi mentali e fisici che minacciano di rovinare la nostra qualità di vita?
Va bene così, perché abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca storica in cui l’aiuto psicologico e medico è più facilmente accessibile che mai. Ma che dire di quell’appuntamento dal medico che si avvicina? E se scoprissimo che i nostri sintomi sono in realtà dovuti al cancro?
Va bene così, perché abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca storica in cui l’assistenza medica è più avanzata che mai.
Ma cosa succederebbe se il cancro fosse troppo aggressivo e non potesse essere fermato?
Va bene così, perché anche se sarà triste lasciare i nostri cari, li rivedremo presto.
Ma se la nostra morte causasse sofferenza agli amici e alla famiglia?
Va bene, perché nel corso della storia abbiamo visto che le persone si avvicinano a Gesù quando vedono un cristiano morire bene. E il Regno è la cosa più importante.
Ma se la paura di morire cominciasse a prendere il sopravvento verso la fine? Va bene così, Dio sa che siamo solo esseri umani. Inoltre, molto probabilmente entreremo in sintonia con una realtà superiore man mano che il velo si assottiglia e inizieremo a percepire il paradiso prima di arrivarci.
Ma cosa succede se morire è un processo doloroso e difficile?
Va bene così, perché abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca storica in cui il processo di morte è migliore che mai. Abbiamo un aiuto per il nostro dolore e, se diventa troppo forte, quando siamo vicini alla fine, possiamo letteralmente sballarci fino alla morte. E quando sarà finita, saremo integri, guariti, felici e faccia a faccia con l’Amore puro.
Ma se non sapessi come morire bene?
Va bene, Gesù ci mostra come fare! Basta pregare: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”.
Ora smettila di preoccuparti di perdere quell’autobus e muoviti.
Mi sembra che questo sia il processo che Gesù segue con i suoi discepoli quando dice loro:
Vi ho detto queste cose affinché in me abbiate pace. In questo mondo avrete tribolazioni. Ma fatevi coraggio! Io ho vinto il mondo!
~ GESÙ (Giovanni 16:33)
Potresti trovare questo modo di pensare, che accetta lo scenario peggiore, un po’ macabro, ma io lo trovo un improbabile trampolino di lancio verso una gioia resiliente. Ogni volta che sento che la preoccupazione o l’ansia stanno soffocando i miei pensieri, accetto semplicemente la morte come il peggior risultato possibile. E se questo va bene, allora sono pronto a tutto.
In un mondo segnato dal peccato e dalla sofferenza, le difficoltà sono inevitabili per tutti, e in particolare per coloro che cercano di vivere per Dio. Dopo tutto, seguiamo un Messia crocifisso e non possiamo aspettarci una vita facile. Non ci è mai stata promessa.
~ Michael Green (Il messaggio di Matteo)
Gettate su di lui ogni vostra ansietà, perché egli ha cura di voi.
~ L’apostolo Pietro (1 Pietro 5:7)
CONCLUSIONE (Un ultimo pensiero):
La semplicità è un dono, non una maledizione. Avere poco, aver bisogno di poco, desiderare poco ed essere preoccupati di poco è una forma di libertà. Ci permette di spostare la nostra attenzione da coloro che hanno di più a coloro che hanno di meno.
Sarebbe allettante liquidare questo insegnamento su una vita senza preoccupazioni come banale e cliché, se non fosse per la fonte:
“Se qualcuno ci dicesse semplicemente di non essere ansiosi, di fidarci di Dio e di goderci gli uccelli e i gigli, potremmo provare disgusto. Ma Gesù non era solo l’uomo della gioia e della felicità; era anche l’uomo dei dolori, il Dio che si è immerso nella nostra oscurità più profonda, colui che cammina con noi attraverso il nostro dolore e la nostra sofferenza, colui che è stato crocifisso tra due peccatori, colui che è rimasto accanto al suo amico Pietro durante il suo fallimento personale più schiacciante. Lui è per noi ed è con noi. Ci mostra il cuore del Padre. Ha vissuto in unione amorevole, gioiosa e piena di fiducia con il Padre. E nei nostri momenti più bui e ansiosi, ci invita a confidare anche nel suo Padre”.
~ Matt Woodley (Il Vangelo di Matteo: Dio con noi)
CONTEMPLAZIONE (Passaggi delle Scritture che riguardano e approfondiscono la nostra comprensione di questo argomento):
Marco 10:29-30; Giovanni 16:33; Colossesi 3:23-24; Giacomo 1:9-11; 4:13- 16; 1 Pietro 5:7
CONVERSAZIONE (Parlate insieme, imparate insieme, crescete insieme):
- Cosa vi sta rivelando Dio su sé stesso attraverso questo passo?
- Cosa vi sta mostrando Dio su voi stessi attraverso questo passo?
- Cosa vi preoccupa di più in questo periodo?
- Qual è una cosa che potete pensare, credere o fare in modo diverso alla luce di ciò che state imparando?
- Quali domande state ancora elaborando su questo argomento?
INVITO ALL’AZIONE (Idee per trasformare le parole in azioni):
- Confessa la tua difficoltà a un’altra persona. Se hai un problema con le spese o l’accumulo di oggetti, chiedi aiuto/responsabilità a questa persona. Ad esempio, stabilite un giorno in cui portare insieme le cose alla discarica o in beneficenza, oppure impegnatevi per un mese a dirvi a vicenda quali acquisti extra fate mentre cercate di ridurre le spese.
- Dai dei soldi a qualcuno che ne ha bisogno. Potrebbe essere un ente di beneficenza ufficiale o qualcuno che conosci che ha difficoltà finanziarie. Dona un po’ più di quanto faresti normalmente. Lascia che questo ti metta alla prova. E presta attenzione a come ti fa sentire.
- Parla con un amico di ciò che ti preoccupa di più in questo periodo. Lascia che condivida il tuo fardello con te (Galati 6:2).
4. Ascolta questa canzone su YouTube. Invita Dio a parlare al tuo cuore e parla o scrivi ciò che senti che ti sta dicendo. Matthew 6 – Look at the Birds – by Project of Love
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