– seconda parte

La lampada del corpo è l’occhio. Se dunque il tuo occhio è limpido,

tutto il tuo corpo sarà illuminato; ma se il tuo occhio è malvagio,

tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre.

Se dunque la luce che è in te è tenebre, quanto grandi saranno le tenebre!
Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro,

o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro.

Voi non potete servire Dio e Mammona.

~ GESÙ (Matteo 6:22-24)

CONFESSIONE: (Riflessione personale)

Confesso che a volte mi sento maledetto. No, non mi sento maledetto dal malocchio.

Ho la sensazione che l’universo sia pieno di energie malvagie che sanno dove trovarmi. Sento che le maledizioni sono reali ed io sono una calamita per le maledizioni. Mi sento come se fossi stato maledetto, se non dal malocchio, almeno dal male di tutto. (Benvenuti a un altro episodio di Pensieri Incoraggianti di Bruxy.)

Quando mi sento così, una metafora del Vangelo mi conforta. La Bibbia parla del nostro peccato che ci fa cadere addosso una maledizione (non è questa la parte confortante). Usando questa metafora, ascoltate cosa dice l’apostolo Paolo riguardo a cosa dovremmo pensare quando riflettiamo su Gesù che muore sulla croce:

Poiché tutti coloro che si affidano alle opere della legge sono sotto una maledizione, come sta scritto: “Maledetto chiunque non continua a fare tutto ciò che è scritto nel Libro della Legge.” Chiaramente nessuno che si affida alla legge è giustificato davanti a Dio, perché “i giusti vivranno per fede.” La legge non si basa sulla fede; al contrario, dice: “Chi fa queste cose vivrà secondo esse.” Cristo ci ha redenti dalla maledizione della legge diventando una maledizione per noi, perché sta scritto: “Maledetto chiunque è appeso al legno.” Egli ci ha redenti affinché la benedizione data ad Abramo giungesse ai Gentili per mezzo di Cristo Gesù, affinché mediante la fede ricevessimo la promessa dello Spirito.

~ L’apostolo Paolo (Galati 3:10-14)

Gesù ci toglie la maledizione!

Qui l’apostolo Paolo delinea due percorsi chiaramente divergenti tra cui tutti dobbiamo scegliere: Legge/Contro/Amore, Carne/Contro/Fede, Religione/Contro/Relazione e Maledizione/Contro/ Libertà. Scegli il tuo sistema di salvezza!

Un modo di farlo è cercando di essere abbastanza buoni, cioè abbastanza rispettosi della legge e delle regole religiose, per rimuovere la maledizione e ricevere la benedizione di Dio. E Paul dice che nessuno è abbastanza perfetto per farlo!

L’altro modo è ammettere che non possiamo farlo e gettarci alla mercé della Corte. Chiediamo grazia e confidiamo/crediamo nella gentilezza di Dio di perdonarci e darci seconde possibilità e settanta volte sette possibilità. Lasciamo che Gesù, l’unico ad essere perfetto, tolga la maledizione e tutta la preoccupazione religiosa e l’ansia basata sulle prestazioni che ne derivano. E andiamo avanti con fiducia nel nostro status di figli di Dio liberi da maledizioni e pienamente perdonati.

Ancora una volta, queste sono le due opzioni:

  1. La Via della LEGGE = vivere vite eccellenti, guadagnarsi la salvezza e (si spera) schivare la maledizione.
  2. La Via dell’AMORE = Ammetti la sconfitta, ricevi il dono della grazia e vivi libero dalla maledizione.

Legge o Grazia. Scegli la tua strada.

Entrambi i metodi possono portare a una buona vita, ma il primo può generare ansia basata sulle prestazioni e/o un sentenzialismo, mentre il secondo dovrebbe portare a un’umile gratitudine come base della nostra vita.

Ho scelto la via della grazia non perché sia particolarmente bravo a percorrerla, ma perché sono dolorosamente consapevole di quanto ne ho bisogno. Fortunatamente sono circondato da persone buone e gentili che mi ricordano regolarmente della grazia, la misericordia e la pace di Dio. Alcune di quelle persone le incontro di persona ogni settimana. Da altri invece imparo attraverso i loro scritti. Per esempio…

Nel suo perspicace libro sul conflitto e la riconciliazione, Betty Pries scrive:

“Ripensiamoci un attimo: c’è un posto dentro di noi che non porta con sé nessuna delle singolari caratteristiche che associamo alla nostra individualità. In quel luogo non siamo definiti dall’entità del nostro reddito o dalle dimensioni del nostro corpo; non siamo le nostre abilità sociali o le nostre capacità atletiche. Non siamo nessuna delle cose imbarazzanti, sconsiderate o dannose che abbiamo fatto nella nostra vita; non siamo nemmeno nessuno dei nostri grandi successi o dei nostri picchi di gloria. Semplicemente “siamo”. Siamo respiro. O, più precisamente, siamo portatori del respiro divino che scorre attraverso di noi.”

~ Betty Pries

Pries prosegue distinguendo tra il nostro sé “più profondo” e il nostro sé “descrittivo”, quest’ultimo è quella manifestazione di noi che le persone vedono e sperimentano. Penso alle parole dell’apostolo Paolo sull’argomento:

Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù

~ L’apostolo Paolo (Galati 3:28)

Nel nostro attuale clima culturale di categorizzazione del nostro sé descrittivo in base al genere, alla nostra generazione, all’etnia, all’economia e ai gruppi di potere, il promemoria della Bibbia di guardare oltre tutto questo per valorizzare l’anima umana, ci offre la guarigione di cui abbiamo così disperatamente bisogno.

Anche Dio ha un sé descrittivo, per lo più creato non da lui ma per lui dall’umanità, nel tentativo di capire Dio. Ma l’unico sé descrittivo che Dio offre come degno di essere riconosciuto da Dio è la vita, l’insegnamento e il carattere di Cristo.

Il nostro io descrittivo non è sbagliato, è solo tristemente incompleto e inadeguato. Pries consiglia quindi di trovare modi e momenti per percepire la realtà del nostro sé più profondo, lasciando che il nostro sé descrittivo passi in secondo piano. Poi, quando ci sentiamo in sintonia con il nostro io più profondo, lasciamo che Dio ci ami.

Un abisso chiama un altro abisso al fragore delle tue cascate;

tutte le tue onde e i tuoi flutti sono passati su di me.

~ I figli di Cora (Salmo 42:7)

A volte mi siedo e immagino il vero me, lo spirito più profondo, non definito dalla mia storia, dalle mie circostanze, dal mio aspetto o dai miei beni. Il vero me che vivrà per l’eternità. Spirito puro a immagine di Dio, al di là di ciò che chiunque altro al mondo sa di me. Non il mio genere, il mio status, le mie cose o la mia storia. Immagino il me che va oltre il mio fallimento, un semplice riflesso di Dio e portatore della sua immagine e somiglianza. E mi ricordo che Dio ama questo me vero, eterno, puro e che tutto il resto è ombra e polvere.

E con questa consapevolezza, riesco a superare un altro giorno.

CONCLUSIONE: (Un ultimo pensiero)

Forse un buon modo per concludere questo studio è darci lo spazio per fare un esame della vista. Cerchiamo di essere brutalmente onesti nel porci due domande:

Domanda n. 1: In che modo siamo più tentati di riporre la nostra fiducia nei beni materiali, nel perseguire la sicurezza attraverso il denaro e la sicurezza attraverso le cose e la gioia attraverso l’acquisizione di ricchezza ed esperienze? Pensa/parla di esempi specifici.

Domanda n. 2: Qual è una cosa che possiamo fare subito per uscire da questo schema di fiducia mal riposta? Quale atto significativo di generosità radicale percepiamo che lo Spirito Santo ci sta  spingendo a compiere?

“Gli obiettivi di una persona sono infatti molto spesso gli dei di una persona. La frase dell’Antico Testamento “Non avrai altri dèi prima di me” viene portata da Gesù sullo stipite di casa nostra: “Non avrai altri obiettivi prima di me” Chiedi gli obiettivi di una persona e troverai gli dei di una persona.” ~ Frederick Dale Bruner

Ho quasi finito… davvero.

CONTEMPLARE: (Passaggi della Scrittura che si riferiscono e approfondiscono la nostra comprensione di questo argomento)

Aggeo 1:6; Matteo 19:16-26; Romani 6:16; 2 Corinzi 9:6-11; 1 Timoteo 6:6-19; Filippesi 4:11-13; Colossesi 3:1-3; Ebrei 13:5

CONVERSAZIONE: (Parlare insieme, imparare insieme, crescere insieme)

  1. Cosa ti rivela Dio di sé stesso attraverso questo versetto?
  2. Cosa ti mostra Dio di te stesso attraverso questo studio?
  3. In che modo il tuo uso del denaro è radicalmente diverso da quello del tuo vicino non cristiano? (Suggerimento: in caso contrario, potrebbe essere necessario aprire gli occhi.)
  4. Qual è una cosa che puoi pensare, credere o fare diversamente alla luce di ciò che stai imparando?
  5. Quali domande stai ancora elaborando su questo argomento?

INVITO ALL’AZIONE: (Idee per trasformare il parlare in camminare)

  1. Prova a trascorrere un giorno intero senza usare il telefono o il computer per fare compere (anche solo ipotetiche). Fai attenzione a come ti fa sentire.
  2. Elimina una cosa dalla tua lista dei desideri o dal carrello di Amazon. Lasciala andare.
  3. Leggi la saggezza di Giovanni Battista in Luca 3:11: “Chi ha due camicie dovrebbe condividerne una con chi non ne ha, e chi ha cibo dovrebbe fare lo stesso” Medita su questo per qualche minuto e vedi cosa Dio ti fa venire in mente di fare.
  4. Pianifica una “seduta silenziosa”… Prenditi 10 minuti per immaginare il tuo vero sé, il tuo sé più profondo piuttosto che quello descrittivo, il “te” respirato dallo Spirito, al di là delle tue qualità e circostanze temporanee, e pensa a Dio che ti conosce davvero e ti ama pienamente. Non si tratta solo di un esercizio di immaginazione, ma di rallentare abbastanza da prendere coscienza della realtà.