SdM #35: Tesori in Cielo
– prima parte

Non accumulatevi tesori sulla terra, dove i tarli e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; ma accumulatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano.
Perché dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore.
~ GESÙ (Matteo 6:19-21)
- Tutto il capitolo 6 di Matteo è legato al tema di volgere lo sguardo a Dio per la nostra ricompensa, il nostro tesoro e la nostra sicurezza.
- Il resto del capitolo si concentrerà su: I Due Tesori (6:19-21), I Due Occhi (6:22-23), I Due Maestri (6:24) e Le Due Snsie (6:25-34).
- Gesù non dice solo che sarà il nostro cuore a dirigere le nostre azioni, ma anche il contrario: saranno le nostre abitudini a plasmare i nostri cuori. Il luogo in cui dirigiamo la nostra attenzione, col tempo, plasmerà chi diventeremo.
- I tesori in cielo sono in definitiva le persone e le relazioni che porteremo con noi.
- I primi cristiani, alcune forme di espressione cattolica e protestante e gli anabattisti hanno praticato la semplicità intenzionale come un valore elevato per il discepolato cristiano.
- Verranno discussi suggerimenti pratici nei passaggi successivi.
NUCLEO: (Il cuore del messaggio)
Diventare discepoli di Gesù significherà rivalutare il nostro rapporto con il denaro e il materialismo. Nella nostra società capitalista, dove l’avidità spesso alimenta il nostro modo di vivere, pochi argomenti richiederanno un maggiore impegno a vivere in modo contro/culturale.
CONTESTO: (Cosa succede prima e dopo questo passaggio)
Il nostro brano, Matteo 6:19-21, ha un duplice scopo: conclude la prima metà del capitolo 6 e contemporaneamente introduce la seconda metà. Questo doppio ruolo rende questo paragrafo particolarmente significativo. Come osserva il teologo Jonathan T. Pennington: “Con questo passo del vangelo stiamo scendendo dall’altra parte del Sermone della Montagna, avendo raggiunto l’apice con la Preghiera”
Stiamo ora entrando in una sezione estesa del sermone – il resto del capitolo 6 – che copre quello che sembra essere un argomento molto importante per Gesù: l’importanza delle persone rispetto ai beni materiali, delle relazioni rispetto alle risorse.
Dire che le persone sono più importanti delle cose sembra assiomatico, come se la nostra risposta dovesse essere “Uh, duh, Gesù. E chi non lo sa?” Ma la verità è che la maggior parte di noi non vive così per la maggior parte del tempo. Chiediamo a gran voce sempre più cose e spesso per ottenerle calpestiamo o ignoriamo le persone. Ciò in cui diciamo di credere e il modo in cui viviamo non sono allineati. E Gesù vuole aiutarci a diventare il nostro vero sé, il sé che vogliamo veramente essere.
“Gesù insegnava più sulla ricchezza che su qualsiasi altra questione sociale, più del matrimonio, della politica, del lavoro, del sesso o del potere. Il suo insegnamento sul denaro si colloca in una discussione
sul discepolato e sulla lealtà a Dio.”
~ Daniel M. Doriani (Commento espositivo riformato)
Useremo quindi i prossimi tre studi per trattare le varianti di questo argomento, che si estende al resto del capitolo 6 di Matteo.
Gesù ha finito di insegnare le pratiche spirituali segrete e di evitare di usare la nostra fede per nutrire il nostro ego. Un tema chiave in questa discussione sul dare, pregare e digiunare è stata l’idea di “ricompensa”, ovvero cercare la nostra ricompensa nel Padre piuttosto che in altre persone.
Prima di ciò Gesù ha parlato di “ricompensa” riferendosi alle persecuzioni (Matteo 5:12) e dell’amare i nostri nemici (Matteo 5:46). Ora Gesù ritorna su questo tema, passando dall’immagine della ricompensa a quella del tesoro e dal nostro rapporto con il Padre al nostro rapporto con il mondo che ci circonda.
Poi, dopo questo passaggio, Gesù continuerà a parlare di come superare l’ansia attraverso la dipendenza da Dio. Sottolineerà che spesso la nostra preoccupazione e ansia sono esacerbate dalle cose che possediamo e che abbiamo paura di perdere.
Quindi tutto il capitolo 6 di Matteo è tenuto insieme da un tema generale: ricevere una ricompensa reale e trovare un vero tesoro. L’intero capitolo è incentrato sul volgere i nostri cuori lontano dal temporale e verso l’eterno.
Potremmo mappare il resto di Matteo 6 in questo modo:
A. I Due Tesori (6:19-21)
B. I Due Occhi (6:22-23)
C. I Due Maestri (6:24)
D. Le Due Ansie (6:25-34)
La maggior parte del resto di Matteo 6 è trattato anche in alcuni punti diversi del Vangelo di Luca (ad esempio, Luca 11:34-36; 12:15-34; 16:13), quindi possiamo anche confrontarci con il vangelo di Luca per una doppia chiarezza su questi punti, quando necessario.
Più avanti nel Vangelo di Matteo, Gesù porrà la domanda:
“Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo,
perde poi l’anima sua?“ ~ GESÙ (vangelo di Matteo 16:26).
Poi dirà a un giovane ricco di vendere tutto ciò che ha e di darlo ai poveri e avrà un “tesoro in cielo” (Matteo 19:16-26). E Luca racconta che quando fa visita a Zaccheo, l’esattore delle tasse, Gesù gli dichiara la salvezza quando vede Zaccheo cambiare il suo atteggiamento verso il denaro, i beni e le persone (Luca 19:1-9).
Apprendiamo anche che, qualunque siano state le altre ragioni in gioco, l’avidità è un fattore motivante significativo nel tradimento di Gesù da parte di Giuda. Quando si avvicina ai capi sacerdoti, Giuda ha una domanda: “Cosa siete disposti a darmi se ve lo consegno?” (Matteo 26:15; vedi anche Giovanni 12:6).
Il nostro atteggiamento nei confronti della ricchezza materiale non è una cosa marginale per Gesù. Piuttosto, è un aspetto centrale del modo in cui viviamo come cittadini, soldati e ambasciatori del Regno.
“Si può sostenere che il materialismo sia il principale concorrente del cristianesimo autentico per i cuori e le anime di milioni di persone
nel nostro mondo odierno.” ~ Craig Blomberg
Gesù pronunciò la salvezza su Zaccheo basandosi su una prova: il suo mutato rapporto con il denaro.
CONSIDERA: (Osservazioni sul passaggio)
Non. Questo divieto è al presente. Gesù non ci sta solo mettendo in guardia da qualcosa che potremmo fare, ci sta dicendo di fermare qualcosa che sa che stiamo già facendo. Gesù ci conosce intimamente. L’impulso a riporre la nostra fiducia nell’accumulo di cose sembra essere una tendenza umana universale. Gesù non si rivolge solo alle persone ricche o accumulatrici, ma a tutti noi.
Accumulatevi. Gesù sta sfidando la Chiesa nel suo insieme (accumulatevi è un verbo al plurale), dicendoci di concentrarci sulle persone più che sui beni materiali. Gesù sta dicendo: non idolatrate i vostri tesori, non date toppo valore ai vostri oggetti di valore. “Accumulatevi” suggerisce che i beni materiali non sono di per se sbagliati, ma possono diventare sbagliati se perseguiti per accrescere il nostro ego. Ciò può accadere a persone di qualsiasi reddito. Qualcuno potrebbe essere ricco, vivere in una bella casa e guidare una bella macchina, ed essere comunque molto generoso nel dare passaggi alle persone e nell’ospitare visitatori a casa propria. E qualcun altro può essere povero, ma avaro con tutto ciò che possiede. Questo non è solo un rimprovero per i ricchi, ma per tutti noi quando le nostre priorità sono disallineate. Gesù parla del valore che diamo alle cose, non del loro valore in sé. Diamo un valore inappropriato delle cose temporali quando lasciamo che qualsiasi cosa possediamo o vogliamo possedere interferisca con la nostra abbondante generosità. Questi tesori terreni possono essere preziosi agli occhi del mondo, oppure possono esserlo per noi solo per motivi di status e sicurezza.
Tesori sulla terra. Un riferimento a tutto ciò a cui diamo valore in questa vita che ha solo un significato temporaneo e temporale. Ciò includerebbe possedimenti, denaro e beni materiali. Ma include anche cose come la nostra reputazione, istruzione, status, aspetto, livello di forma fisica e senso della moda. Nessuna di queste cose è negativa, semplicemente non sono da idolizzare. Esiste una tensione tra l’enfasi posta da Gesù sulla Nuova Alleanza e quella posta da Mosè sulla Vecchia Alleanza. Leggi Deuteronomio 28, ad esempio, e avrai la netta impressione che l’obbedienza a Dio porterà prosperità materiale, fisica e di reputazione. Quindi, essere benedetti negli affari, nella famiglia, nella salute e nella sicurezza sembrerebbe un segno dell’approvazione di Dio della nostra etica personale. Ma Gesù sfida questa narrazione della prosperità, spostando la nostra comprensione della vera benedizione dall’abbondanza materiale a una prosperità spirituale e a una ricchezza relazionale, che sono cose più profonde e durature. Alla luce di ciò, a volte i tesori sulla terra sono più una maledizione che una benedizione.
“La prosperità unisce un uomo al mondo.
Sente che sta trovando il suo posto in esso, mentre in realtà
è il mondo che sta trovando il suo posto in lui.” ~ CS Lewis
Tarli, ruggine e ladri. Gesù usa tre esempi per sottolineare un punto: la volatilità di tutto ciò che accumuliamo in questa vita. Quando si parla di “cose”, niente ha davvero importanza duratura. Quando si parla di “relazioni”, tutto conta. Le cose di questo mondo non durano. Le relazioni sono eterne. La parola greca per “tarlo o falena” potrebbe riferirsi a un insetto che mangia indumenti o libri o legno. Le loro larve erano i topi di biblioteca originali. La parola greca per “divorare” (brósis) significa letteralmente mangiare o consumare. In questo contesto, la parola si riferisce semplicemente a tutto ciò che divora qualcos’altro. Potrebbe trattarsi della ruggine del metallo o della muffa sui raccolti, oppure di topi che masticano il cibo immagazzinato o di termiti che mangiano le fondamenta delle nostre case. Le falene e i parassiti divoratori (ruggine, marciume o parassiti) “distruggono” le nostre cose. Tra falene che mangiano i nostri vestiti o i libri (la distruzione della natura), topi, marciume o ruggine che divorano i nostri beni e ladri che rubano il resto, Gesù usa immagini vivide per descrivere la precarietà, l’insicurezza e la relativa irrilevanza dei beni. E ammettiamolo, potremmo aggiungere tante altre cose a questa lista di ladri di ricchezza. Come una spesa sconsiderata e impulsiva e autoindulgente. Possiamo bruciare la nostra ricchezza troppo in fretta quando facciamo acquisti d’impulso e utilizziamo lo shopping come terapia antistress. Prima che ce ne rendiamo conto, il nostro tesoro è minuscolo e il nostro debito è enorme, e la colpa è solo nostra.
Chi ama il denaro non ne ha mai abbastanza; chi ama la ricchezza non è mai soddisfatto dei propri averi. Anche questo è vanità. Man mano che i beni aumentano, aumentano anche quelli che li mangiano.
~ Re Salomone il Saggio (Ecclesiaste 5:10-11)
Tesori in cielo. Gesù ci chiama a riorientare il nostro rapporto con il mondo che ci circonda. Questo non è un compito da poco, ma è assolutamente liberatorio. Ricordiamo che nella maggior parte dei casi nel Discorso della Montagna, quando si parla di “cielo”, la parola è in realtà al plurale, soprattutto se collegata all’idea del “Regno di Dio”, come in “Regno dei Cieli”. Ciò significa che il Regno di Dio è ovunque e tutt’intorno a noi e penetra in ogni dimensione della nostra vita. Ma qui abbiamo una delle cinque eccezioni del Discorso della Montagna in cui “cielo” è singolare, riferendosi a un luogo o dimensione specifica, cioè la nostra vita con Dio dopo la morte. In questa vita, quando investiamo in ciò che è più importante, in qualche modo creiamo un tesoro eterno che ci aspetterà nella nostra vita dopo la morte. Mantenere la nostra mente sveglia, consapevole e attenta a questa verità infonderà eternità in ogni momento e in ogni decisione che prendiamo. E per aggiungere ancora più buone notizie, sebbene tipicamente il valore dei beni materiali diminuisca con l’uso, il valore del tesoro spirituale aumenta con l’uso.
Il tuo tesoro / Il tuo cuore. Qui accade qualcosa di interessante nel testo greco: il “tuo” passa dal plurale al singolare. Finora Gesù ha parlato di una realtà collettiva, incoraggiando la Chiesa nel suo insieme a dare più valore alle persone che alle cose. Ora si rivolge a tutti noi come individui e ci insegna un principio importante per la salute personale del nostro cuore. Nella Bibbia, il “cuore” (greco, kardia) è il centro della nostra personalità e identità. Il nostro cuore è il luogo in cui risiedono i nostri veri pensieri, atteggiamenti, emozioni e volontà. (Questo viene spesso contrapposto alla “carne”, dove una falsa versione di queste cose ci tenta a essere qualcuno diverso dal nostro vero io.) Ci saremmo aspettati che Gesù dicesse qualcosa di più simile a “Ovunque sia concentrato il tuo cuore, è lì che costruirai il tuo tesoro” (simile a quando più avanti dirà che possiamo riconoscere un albero dai suoi frutti). Ci saremmo aspettati che ciò che siamo nel nostro cuore venga prima di tutto, e questo influenzerebbe il luogo in cui riponiamo il nostro tesoro. Sembrerebbe una buona idea. Solo che qui Gesù dice esattamente il contrario: scegli dove accumulare il tuo tesoro e il tuo cuore ti seguirà. Ciò sembra quasi contro/intuitivo: ci aspetteremmo che l’orientamento del nostro cuore preceda le nostre azioni. Eppure Gesù dice il contrario: scegli dove accumulare il tuo tesoro e il tuo cuore ti seguirà. Non si tratta di compiere azioni non autentiche, non è un’etica del “fingi-di-farlo-finché-non-lo-fai”, ma del profondo potere formativo delle nostre scelte. Gesù ci incoraggia ad agire nel modo che sappiamo essere giusto, confidando che la nostra passione, gioia e volontà eventualmente si allineeranno.
Come afferma Daniel L. Akin nel suo commento al Sermone della Montagna: “La vita è una serie di decisioni e scelte. Queste decisioni plasmano il nostro carattere e guidano il nostro destino.
“Gli psicologi chiamano questo fenomeno: -Attivazione Comportamentale-“: usare i nostri comportamenti per modellare le nostre emozioni, i nostri pensieri e i nostri desideri. Sì, il nostro carattere influenza le nostre decisioni, ma funziona anche al contrario. Le nostre anime non sono mai statiche. Siamo sempre in cambiamento ed evoluzione, ci muoviamo in una direzione. Siamo e diventiamo noi stessi con ogni scelta che facciamo e ogni passo che facciamo. E ciò a cui diamo veramente valore rivela chi siamo, o almeno chi stiamo diventando.
Quando investiamo il nostro tempo e le nostre energie in tesori eterni, vedremo il nostro cuore piegarsi in quella direzione in modo più naturale. Invece di aspettare che i nostri cuori, le nostre emozioni, i nostri orientamenti, i nostri desideri, le nostre delizie e le nostre devozioni si pieghino verso ciò che sappiamo essere giusto (“Pregherò di più finché non proverò davvero amore per quella persona prima di andare a parlarle” o “Mediterò finché non sentirò il perdono, quindi quando perdonerò davvero quella persona, verrà dal mio cuore”), Una cosa che possiamo fare subito è iniziare a dedicare il nostro tempo, i nostri talenti, i nostri doni e la nostra forza a ciò che sappiamo essere da Gesù: amare le persone che Dio ama (che, attenzione spoiler, Dio ama tutti). A volte dobbiamo vivere più per dovere che per desiderio, finché il nostro desiderio non raggiunge il dovere, producendo gioia. Gesù sottolinea il potere formativo del nostro impegno: ciò a cui ci dedichiamo plasma chi diventiamo. Mosè avverte Israele della stessa cosa prima di entrare nella Terra Promessa, dicendo loro di seguire tutto ciò che Dio comanda, altrimenti “il vostro cuore diventerà orgoglioso” (Deuteronomio 8:11-14; vedi tuttavia 30:17). Sì, le nostre parole e le nostre azioni rivelano i nostri cuori, ma li plasmano anche. Le pratiche che perseguiamo con abituale regolarità finiranno per affondare nelle nostre anime e forgiare la nostra identità. Diventiamo come ci comportiamo. Con ogni briciolo di denaro, tempo, energia e attenzione che investiamo in una direzione o nell’altra, stiamo formando la nostra fedeltà cardiaca.
E ora alcune citazioni di James AK. Smith che scrive meravigliosamente su questo argomento:
“L’orientamento del cuore avviene dal basso verso l’alto, attraverso la formazione delle nostre abitudini di desiderio. Imparare ad amare (Dio) richiede pratica.
…
Non entro consapevolmente nel consumismo. Piuttosto, mi arruolo segretamente in uno stile di vita perché vengo formato da pratiche culturali che non sono altro che liturgie secolari. Le mie affezioni sono state automatizzate da rituali che non sapevo nemmeno fossero liturgie. Queste pratiche tangibili, viscerali e ripetute portano con sé una narrativa sulla prosperità umana che apprendiamo in modi inconsci. Queste pratiche sono cariche di un loro orientamento teleologico verso una particolare visione della bella vita, una versione rivale del regno, e immergendoci in esse ci viene insegnato —anche se inconsapevolmente— cosa e come amare.
…
Potremmo dire che il discepolato è un modo per curare il tuo cuore, per rimanere attento e intenzionale nei confronti di ciò che ami.
…
L’adorazione è l’arena in cui Dio ricalibra i nostri cuori, riforma i nostri desideri e riadatta i nostri amori. L’adorazione non è solo qualcosa che facciamo; è il luogo in cui Dio ci fa qualcosa. L’adorazione è il cuore del discepolato perché è il ginnasio in cui Dio riqualifica i nostri cuori.
…
Impariamo quindi ad amare non principalmente acquisendo informazioni su ciò che dovremmo amare, ma piuttosto attraverso pratiche che formano le abitudini di come amiamo.”
~ James KA Smith (Sei ciò che ami: il potere spirituale dell’abitudine)
…
“Gesù non sta dicendo che accumulare ricchezze terrene sia sbagliato solo se cattura il tuo affetto. Sta dicendo che costruirle è sbagliato
proprio perché catturerà il tuo affetto.”
~ Robert H. Gundry (Commento al Nuovo Testamento)
COMMENTO: (Pensieri sul significato e sull’applicazione)
Cosa sono i “tesori in cielo”?
Matteo non identifica cosa significhi accumulare tesori in cielo in questo contesto immediato, ma Luca lo collega al dare ai poveri:
Non temere, piccolo gregge; perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno. Vendete i vostri beni, e dateli in elemosina; fatevi delle borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nel cielo, dove ladro non si avvicina e tignola non rode. Perché dov’è il vostro tesoro,
lì sarà anche il vostro cuore. ~ GESÙ (Luca 12:32-34)
Più avanti in Luca (capitolo 16), Gesù elabora questa idea nella sua Parabola dell’amministratore infedele. In breve, un gestore finanziario scopre che sta per perdere il lavoro (la sua vita, così come la conosce, sta per essere stroncata dal suo padrone). Quindi offre ai clienti che avevano ricevuto dei prestiti enormi, dei forti sconti su ciò che devono, il che crea legami di gratitudine (sta utilizzando tutte le risorse su cui ha il controllo per aiutare i poveri). Ciò significa che quando il manager perderà il lavoro, non gli mancheranno gli amici che lo accoglieranno (sta investendo nelle relazioni più che nelle ricchezze).
Gesù conclude la parabola con questa potente affermazione:
Vi dico, usate la ricchezza mondana per guadagnarvi degli amici, così che quando la ricchezza non ci sarà più, sarete accolti in dimore eterne. ~ GESÙ (Luca 16:9)
Quando investiamo i nostri soldi nelle persone, soprattutto nei poveri e nei bisognosi, trasformiamo qualcosa di temporaneo in qualcosa di eterno. Sono le persone che benediciamo attraverso la nostra generosità che diventano il nostro tesoro in cielo.
“Quanto è più glorioso servire molti che vivere sontuosamente! Quanto è più saggio spendere soldi per gli esseri umani che per gioielli e oro! Quanto è più prezioso acquisire amici che delle cose senza vita!”
~ Clemente di Alessandria
“Quanto è più prezioso acquisire amici che cose senza vita!”
Il tesoro supremo è il Regno stesso. Gesù lo dice attraverso due brevi parabole in Matteo 13:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo. «Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; e, trovata una perla di gran valore, se n’è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l’ha comprata.
~ GESÙ (Matteo 13:44-46)
Quindi, quando investiamo le nostre energie e risorse nelle persone anziché nei beni materiali, non dobbiamo aspettare di morire per raccogliere la ricompensa. Il Regno dei Cieli è già iniziato e ora possiamo vivere come cittadini, soldati e ambasciatori di una comunità compassionevole. Questo è il tesoro sepolto per cui vale la pena rinunciare a tutto il resto. Questa è la perla dal prezzo eccezionale.
L’autore della Lettera agli Ebrei scrive di noi che entriamo già nello splendore del cielo in questa vita:
Voi, invece, vi siete avvicinati al Monte Sion, alla città del Dio Vivente, la Gerusalemme del cielo. Vi siete accostati ad una miriade di angeli gioiosi, tutti riuniti in assemblea, composta dai primogeniti di Dio che hanno il proprio nome scritto nel cielo. Vi siete avvicinati a Dio che è giudice di tutti, agli spiriti degli uomini giusti finalmente portati alla perfezione. Vi siete avvicinati a Gesù stesso, che ci ha portato il suo nuovo patto meraviglioso; al suo sangue sparso che porta il perdono, anziché gridare vendetta come quello di Abele.
~ L’apostolo Paolo (Ebrei 12:22-24)
Con la morte di Cristo è iniziata la Nuova Alleanza, così come anche la nostra vita eterna! Quindi, i nostri “tesori in cielo” – pensati come le relazioni che forgiamo qui e ora – possono già iniziare a essere vissuti sin da adesso.
La chiesa primitiva prese a cuore tutti questi insegnamenti.
Tutti i credenti erano insieme e avevano tutto in comune. Vendevano proprietà e beni da dare a chiunque ne avesse bisogno. ~ Luca lo Storico (Atti 2:44–45)
Tutti i credenti erano una cosa sola nel cuore e nella mente. Nessuno sosteneva che i propri beni fossero loro, ma condividevano tutto ciò che avevano. Con grande potenza gli apostoli continuarono a testimoniare la risurrezione del Signore Gesù. E la grazia di Dio era così potentemente all’opera in tutti loro che non c’erano persone bisognose tra loro. Poiché di tanto in tanto coloro che possedevano terreni o case li vendevano, portavano il denaro dalle vendite e lo mettevano ai piedi degli apostoli’, e veniva distribuito a chiunque ne avesse bisogno.
~ Luca lo Storico (Atti 4:32-35)
Che modo di vivere! Nessuno considerava i propri beni come propri. Si consideravano amministratori, cioè gestori finanziari della ricchezza del Maestro. E il maestro ci ha detto che vuole che la sua ricchezza venga investita nelle persone.
Possiamo farlo? Possiamo sviluppare questa mentalità di essere i gestori del denaro di Dio? Forse possiamo farlo con l’aiuto reciproco e dello Spirito Santo.
Gli anabattisti hanno sempre saputo che il discepolato è uno sforzo comunitario. Semplicità e generosità non sono cose che dovremmo fare e iniziare a praticare da soli. Gli anabattisti incoraggiarono quindi dei gesti comunitari per aiutare ogni individuo a vivere secondo i principi di semplicità e generosità. Dai semplici abiti ai semplici spazi di culto, dai limiti alla tecnologia all’enfasi sulla responsabilità comunitaria, le loro pratiche comunitarie hanno aiutato tutti a investire in tesori celesti.
Tuttavia, come per tutte le cose belle, il legalismo alla fine si insinuò nel movimento anabattista. I principi radicati nell’amore divennero regole radicate nella religione. Ma ciò non significa che i principi stessi fossero un problema.
Tradizionalmente, gli spazi di culto anabattisti hanno pochi ornamenti, comprese le croci, per aiutare a ricordare alle persone che questo è solo uno spazio di incontro: sono le persone che sono la Chiesa, il tempio dello Spirito Santo.
Gli spazi di culto mennoniti del Vecchio Ordine sono volutamente scarsi.
Guardate il consiglio dell’apostolo Paolo ai nuovi convertiti alla via di Gesù:
Chi ha rubato non deve più rubare, ma deve lavorare, facendo qualcosa di utile con le proprie mani, in modo da avere qualcosa da condividere con chi ne ha bisogno. ~ L’apostolo Paolo (Efesini 4:28)
Il suo consiglio non è solo quello di smettere di rubare e trovare un lavoro onesto. In realtà chiama i convertiti a invertire la loro attenzione da sé agli altri. Quando qualcuno si unisce alla Via di Gesù, il motivo per cui guadagna cambia. Il tipico consiglio mondano sarebbe sulla falsariga di “Smetti di rubare e trova un buon lavoro in modo da poterti sistemare bene e goderti la vita che ti crei” Ma per i convertiti alla Via di Gesù, tutto riguarda il modo in cui possiamo benedire gli altri, sapendo che è così che saremo benedetti.
Come è stato detto prima in molti sermoni sul denaro e sul materialismo… Se fossi sotto processo perché cristiano, il pubblico ministero potrebbe usare il tuo conto bancario come prova per condannarti?
Viviamo circondati da distrazioni transitorie ed effimere. Allo stesso tempo, intorno a noi ci sono infinite opportunità per investire in ciò che è duraturo ed eterno. Ogni giorno abbiamo l’opportunità di praticare il discernimento nel modo in cui spendiamo il nostro tempo, le nostre energie e le nostre risorse.
Ogni momento di ogni giorno può trasformarsi in un’avventura che cambia il cuore ed edifica l’anima.
Gesù non solo mette in guardia dal porre la nostra fiducia investendo in ricchezze materiali, ma ci offre anche una contro/pratica intenzionale. I cristiani dovrebbero essere intenzionali nel “costruire attivamente per sé tesori in cielo”. Ma come possiamo farlo?
Cinque suggerimenti pratici per investire in un tesoro celeste:
1. Vivi al di sotto delle tue possibilità.
2. Sbarazzarsi dell’eccesso.
3. Dona ai poveri.
4. Investi nella missione del Regno di Dio.
5. Dai sempre la priorità alle persone rispetto ai beni materiali.
Tornando agli scritti di James Smith di cui sopra, non è opportuno provare a mettere in pratica questi suggerimenti in modo isolato. Dovremo impegnarci in comportamenti specifici e formare piccole abitudini con l’aiuto comunitario. Per esempio…
- Vuoi vivere al di sotto delle tue possibilità? Decidi di ordinarne la metà. Impegnati ad acquistare solo auto usate. Fai acquisti nei negozi dell’usato per tutte le esigenze di abbigliamento. Prendi in prestito piuttosto che acquistare quando possibile.
- Vuoi sbarazzarti dell’eccesso? Chiediti cosa non hai usato nell’ultimo anno? Oppure due anni. O addirittura cinque anni. Inizia da qualche parte. Se ti accorgi che lo conservi durante il cambio di stagione, anno dopo anno, donalo. Rifiuta il mito che ti racconterai – ah, ma ora che lo vedo, lo userò la prossima stagione. Mmm. Forse, ma probabilmente no. Immagazzinare le cose dicendo a te stesso: “e se un giorno ne avessi bisogno?” è proprio il motivo per cui accumuliamo. Metti da parte un fine settimana, leggi Matteo 6:19-21 per iniziare, poi mettiti al lavoro mentre lo Spirito guida ed energizza.
- Vuoi dare ai poveri? Impegnati a portare sempre con te denaro contante da cui sei disposto a separarti, così quando vedi qualcuno che ti implora, il tuo primo impulso è di rivolgerti a lui per dargli qualcosa piuttosto che evitarlo.
- Vuoi investire nella missione del Regno? Quando senti parlare di un’esigenza ministeriale che ritieni valida, stabilisci una politica personale: chiediti: “Quanto dovrei dare?” piuttosto che “Dovrei dare?”
- Vuoi dare priorità alle persone rispetto ai beni materiali? Prendi la ferma abitudine di interagire sempre con le persone durante un pasto prima di mangiare. Non dare mai il primo morso. Stabilisci sempre un contatto visivo e fai domande. Allenati a considerare il mangiare come secondario rispetto alla connessione amorevole, anche e soprattutto durante i pasti.
Questi sono solo alcuni esempi che mi vengono in mente. Quali sono i tuoi?
“Quando Dio dona le ricchezze del mondo a una persona, le affida un ministero di aiuto caritatevole [1 Corinzi 12:28]. Vuole che usino la loro generosità per risollevare chi è caduto, per alleviare i fardelli degli oppressi. Non c’è scelta; Dio si aspetta che condividiamo con i bisognosi,
e più abbiamo, più dobbiamo condividere.”
~ Grant R. Osborne (Commento esegetico al Nuovo Testamento)
“Ciò che il 99 percento dei nordamericani ha bisogno di sentirsi dire il 99 percento delle volte è questo: ‘Date a chiunque vi implori’ e ‘vendete i vostri beni'” ~ Ron Sider (Cristiani ricchi in un’epoca di fame)
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