Confesso di essere politicamente disimpegnato. E mi sta bene così. Mi piace pensare che sia una questione di principio. Ma forse sono solo pigro e molto bravo a trovare scuse. In ogni caso, ecco la mia motivazione…
Per me, l’impegno politico è come un cattivo uso del mio tempo, della mia attenzione e delle mie energie. Ho amici cari che non sono affatto d’accordo con me e mi dicono che, come minimo, votare con cognizione di causa è un modo importante per contribuire alla causa di Cristo nel nostro Paese. Solo che so che questi due amici votano per partiti opposti, convinti che il partito per cui votano sia quello che più si avvicina ai valori di Gesù. Quindi, dopo tutti i loro studi, le loro riflessioni, le discussioni e i dibattiti, i loro voti si annullano a vicenda.
Inoltre, sento che investire molto tempo (e per me sarebbe necessario) nella politica sarebbe tempo che non investirei nella mia nazione, la nazione di Gesù. Sento che investire così tanto tempo nella politica sarebbe un atto di fede nel regno sbagliato per realizzare la volontà di Dio.
Mi tengo un po’ aggiornato sulla politica attuale perché voglio capire il mondo che mi circonda nella misura in cui un ambasciatore di uno stato deve comprendere le condizioni culturali di base della nazione in cui è inviato. Voglio conoscere abbastanza la cultura, la politica, l’arte e l’intrattenimento per poter essere un ambasciatore efficace a nome del Re e del Regno che rappresento.
Non mi identifico realmente con il mio luogo di origine come mia patria, ma come lo stato in cui sono stato inviato da Dio come ambasciatore della mia vera nazione: il Regno di Cristo, la nazione di Gesù, il Regno dei cieli sulla terra. Sebbene l’apostolo Paolo potesse sottolineare la sua cittadinanza romana per scopi specifici (Atti 16:37; 22:25), teologicamente i primi cristiani si consideravano “stranieri ed esuli” nella loro stessa patria (1 Pietro 2:11).
Ho abbracciato un punto di vista classicamente anabattista su questo argomento. Vorrei dedicare un momento per spiegarne le ragioni. Lo faccio essendo consapevole che sia una posizione minoritaria nella chiesa odierna e che la maggior parte di noi non è cresciuta imparando tale punto di vista. Ho anche molti cari amici e sorelle e fratelli cristiani che sostengono la prospettiva cristiana più comune (descritta di seguito come “teologia del dominio”). Si tratta di persone brave e devote che vedono la politica come un mezzo in più a nostra disposizione per fare la differenza a favore del Regno di Cristo, sia dall’interno del sistema come politici o addetti di quel mondo, sia dalla prospettiva di cittadini impegnati, informati, coinvolti e votanti della nostra nazione terrena.
Vorrei spendere qualche parola per aiutare tutti noi a considerare un po’ più da vicino la prospettiva anabattista perché 1) è la mia prospettiva e questo è il mio blog, 2) essendo una prospettiva minoritaria, probabilmente c’è meno consapevolezza di questa tradizione di pensiero nella chiesa cristiana, anche se 3) ritengo che detta visione rappresenti più accuratamente il punto di vista delle prime generazioni di cristiani fino alla svolta costantiniana (vedi questo studio per ulteriori informazioni al riguardo).
L’anabattismo abbraccia la “teologia del Regno” invece di quella che gli studiosi chiamano la “teologia del dominio”.
La teologia del regno Chi abbraccia questa teologia crede, prega e agisce affinché il Regno di Dio venga e la volontà di Dio sia fatta attraverso i mezzi di Gesù: lavaggio dei piedi, atteggiamento di servitore, porgere l’altra guancia, fare il secondo miglio, abbracciare i nemici, amore incondizionato. La teologia del Regno opera per un cambiamento “dal basso verso l’alto” ed evita il coinvolgimento in tutte le istituzioni che potrebbero esercitare un potere coercitivo, come la politica, la polizia e il potere legislativo. Al di là del pagamento delle tasse (insegnato da Gesù e Paolo come il limite da non superare), si dovrebbe pregare per il governo e rispettarlo, ma non ricercarlo per ottenere posizioni di potere. (Il voto è una questione di coscienza all’interno della comunità anabattista). Una versione estrema di detta visione è espressa dagli anabattisti tradizionali, tra cui gli Amish, gli Hutteriti e i Mennoniti dell’Ordine Antico.
La teologia del dominio Chi aderisce a questa visione crede che Dio possa usare i cristiani per aiutare il suo Regno a venire “dall’alto verso il basso”, attraverso il potere politico e i cambiamenti legali. Si ispirano a personaggi biblici come Giuseppe, Daniele, Debora e Davide. Mettere al potere la persona giusta e far approvare le leggi giuste è un’espressione importante della teologia del dominio. In America, lavorare per eleggere un presidente “cristiano”, rendere obbligatoria la preghiera nelle scuole e esporre i dieci comandamenti nei tribunali rientrano in tale modo di pensare. Una versione della teologia del dominio è oggi opinione indiscussa nella maggior parte dei circoli cristiani e nella storia della chiesa. Di solito si associa alla teologia della guerra giusta (l’idea che i cristiani possano e debbano partecipare alla guerra e ad altre forme di violenza giusta in alcune circostanze). Una versione estrema della teologia del dominio è espressa dal nazionalismo cristiano.
REGNO evitare di partecipare a tutte le istituzioni di potere coercitivo
Pagare le tasse ü
Impegnarsi nella cultura ü
Essere buoni vicini ü
Candidarsi alle cariche pubbliche X
Votare ?
DOMINIO influenzare attraverso la politica, la legge e l’ordine
Da discutere: quale prospettiva avete sentito più spesso? Quale descrive meglio le vostre attuali convinzioni?
Sebbene entrambe le prospettive desiderino vedere l’influenza del regno di Dio sulla terra, la teologia del regno si concentra sulla trasformazione attraverso il servizio e l’amore, mentre la teologia del dominio, pur includendo i mezzi della teologia del regno, lavora anche per stabilire un governo cristiano attraverso strutture sociali associate al potere.
Come ho già detto, io sono totalmente dalla parte della teologia del Regno.
Ricordiamo l’insegnamento di Gesù ai suoi discepoli quando erano fissati sul potere:
Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». ~ GESÙ (Marco 10:42-45)
Fra voi però non è così. Lasciate che queste parole risuonino.
Gesù ci mostra un modo per lavorare per il cambiamento che rifiuta i metodi del potere coercitivo.
L’insegnamento di Gesù sul regno mi porta a credere che il suo regno sia destinato a venire attraverso il cambiamento del cuore e non attraverso istituzioni visibili (Luca 17:20-21), attraverso l’invito piuttosto che la coercizione (Matteo 13:3-9; 22:1-14), e che si espanderà lentamente e dolcemente, come un seme che cresce fino a diventare un albero o il lievito che agisce nell’impasto (Matteo 13:31-33).
Ottenere che i giusti leader politici, giudici o poliziotti legiferino e applichino i principi del Regno sembra più simile alle tattiche dell’Antico Testamento che a quelle del Nuovo.
L’ideale anabattista della “separazione tra chiesa e stato” non è tanto un modo per dire “giù le mani” o “non osate dirci cosa dobbiamo fare” allo stato. No, l’ideale della “separazione tra chiesa e stato” è principalmente un modo per dire alla chiesa “giù le mani”. Non cediamo alla tentazione di usare il potere coercitivo per realizzare gli ideali del regno di Gesù. Deponiamo le armi. Rimaniamo separati, perché, sorelle e fratelli, abbiamo un compito diverso da svolgere e un modo diverso di farlo.
La mia opinione è che, in quanto cittadino di una nazione diversa, la nazione di Gesù, e anche ambasciatore di quella nazione nello stato terreno in cui risiedo, non partecipo ad alcune delle attività riservate ai cittadini. Ad esempio, non mi arruolo nell’esercito e non voto. Non sono distaccato dalla gente o dalla cultura, ma il mio ambito di coinvolgimento è più simile a quello di un ambasciatore all’interno di quello stato piuttosto che a quello di un cittadino di quella nazione.
E che dire del pagamento delle tasse? Quando paghiamo le tasse ai nostri governi terreni, non sosteniamo forse, anche indirettamente, un sistema di potere coercitivo? Porre questa domanda dimostra che siamo sulla strada giusta, poiché è proprio la domanda che si ponevano le persone ai tempi di Gesù che si scontravano con il suo insegnamento apolitico. È vero che in un mondo imperfetto non ci sarà mai un modo perfetto per tracciare una linea perfetta che ci permetta di rimanere impegnati nel mondo ma liberi da qualsiasi coinvolgimento indiretto. Quindi pagare le tasse è il punto in cui Gesù e la chiesa primitiva la delimitavano. Ciò sembra essere il pensiero della chiesa primitiva.
Dopo aver sottolineato che l’immagine di Cesare era incisa sulle monete, Gesù dice:
Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. ~ GESÙ (Matteo 22:21)
Dopo una lunga discussione sui diversi ruoli della chiesa e dello stato in Romani 12 e 13, l’apostolo Paolo conclude con una parola pratica di orientamento:
Per questo dunque dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto. ~ L’apostolo Paolo (Romani 13:6-7)
Perciò, è qui che si fissa il confine della nostra partecipazione nei governi terreni: paghiamo le tasse, offriamo rispetto e preghiamo per i nostri leader.
Tu dunque, figlio mio, attingi sempre forza nella grazia che è in Cristo Gesù e le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri.
Insieme con me prendi anche tu la tua parte di sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù. Nessuno però, quando presta servizio militare, s’intralcia nelle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che l’ha arruolato. ~ L’apostolo Paolo (1 Timoteo 2:1-4)
È da notare che preghiamo per la pace perché, tra le altre cose, i periodi di pace consentono al Vangelo di progredire meglio rispetto ai periodi di guerra. Questo è il pensiero di Paolo sull’argomento, ragiona come un cittadino strategico, un soldato e un ambasciatore del Regno di Cristo.
Quando fu interrogato da Pilato, Gesù disse:
Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù. ~ GESÙ (Giovanni 18:36)
Il Regno di Cristo non è di questo mondo, non proviene da questo mondo, non è prodotto da questo mondo e non prende spunto da questo mondo. Il Regno di Cristo però è vissuto in questo mondo e preghiamo ogni giorno affinché il regno di Dio continui a venire. Gesù rifiutò la via del potere coercitivo, anche quando gli fu offerta (Matteo 4:8-10; Giovanni 6:15). Quando gli fu chiesto della sua fedeltà politica (Marco 12:17), Gesù non si schierò con nessuna fazione politica, ma riformulò la questione per riportare l’attenzione su Dio.
Questa visione dovrebbe offrirci più pace, indipendentemente da chi è al potere, da chi è eletto o da chi governa il mondo che ci circonda. Sappiamo qual è il nostro ruolo e sappiamo chi è che alla fine comanda.
Quando Pilato cercò di intimidire Gesù con il suo potere, Gesù disse:
Tu non avresti alcun potere su di me se non ti fosse dato dall’alto. ~ GESÙ (Giovanni 19:11)
In altre parole, Dio si prende cura delle cose che riguardano i governi secolari e usa i loro leader, anche quelli cattivi, per realizzare la sua volontà nella storia. Nel suo incredibile sermone all’Areopago di Atene, l’apostolo Paolo dice:
Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, 27 perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. ~ L’apostolo Paolo (Atti 17:26-27)
Che sollievo! Dio sta guidando la storia politica in modo che le persone siano incoraggiate al massimo a cercarlo. Possiamo lasciare il governo dei regni terreni nelle mani di Dio e concentrarci sul nostro ruolo di cittadini, soldati e ambasciatori del Regno dei cieli sulla terra.
Almeno per me, questa prospettiva porta un senso di pace interiore e una generale mancanza di agitazione riguardo al vortice di panico politico che spesso viene presentato nei telegiornali serali.
Suddetta visione ha certamente i suoi detrattori (tra cui molti di voi che state leggendo questo articolo, lo so bene). Esaminiamo alcune obiezioni comuni. Non risponderò qui, ma invito tutti a riflettere e a discutere su come risponderebbe un anabattista (e, a mio avviso, un cristiano dei primi tempi).
- La Bibbia è piena di esempi di uomini e donne devoti che hanno partecipato al potere coercitivo per realizzare la giusta volontà di Dio. Pensiamo a Giuseppe, Daniele, Davide e Debora. Dobbiamo seguire tutta la Bibbia.
- La nostra nazione è stata fondata su principi cristiani (o “viviamo in una nazione cristiana”), quindi i cristiani dovrebbero contribuire a mantenere tali principi a livello politico.
- Se le persone buone non si impegnano in politica, lasciano l’intera impresa nelle mani delle persone cattive.
- Certo, i primi cristiani non si impegnavano in politica, ma questo perché non vivevano in una democrazia (erano nell’Israele occupato). La nostra situazione è diversa e dovremmo agire di conseguenza.
- Chi non vota, non può poi lamentarsi di chi viene eletto o delle politiche che attua.
- Gesù rispose a Pilato che non avrebbe avuto autorità se non gli fosse stata conferita “dall’alto” (Giovanni 19:11), e l’apostolo Paolo scrisse che Dio opera attraverso il governo per realizzare la sua giustizia. Quindi Dio vuole che ci impegniamo! È tutto scritto in Romani 13.
- Gesù non disse forse ai suoi seguaci di comprare delle spade? (Vedi Luca 22:36). Doveva aver intenzione che fossero usate. Il potere coercitivo non è una cosa negativa quando è usato per una causa giusta.
- Anche se i credenti non votavano ai tempi della Bibbia (Israele era una monarchia), essi partecipavano alla leadership politica e all’esercito. Insomma, avete letto l’Antico Testamento?
- Se non ci coinvolgiamo nella politica, nella polizia e nella guerra, siamo troppo passivi e permettiamo al male di diffondersi. Non è amorevole stare lì seduti senza fare nulla.
- [Inserite qui la vostra argomentazione migliore. Sentitevi liberi di usare i commenti].
Da discutere: come già detto, prendetevi il tempo necessario per discutere quale potrebbe essere la risposta anabattista a ciascuna obiezione.
(Ho incollato le mie brevi risposte alle obiezioni di cui sopra alla fine di questo articolo).
Sebbene non sia impegnato politicamente (e non mi interessi esserlo), desidero essere impegnato culturalmente. La cultura è un potere che plasma l’anima e che si muove misteriosamente intorno a noi e attraverso di noi. La riceviamo e la trasmettiamo, nel bene e nel male. Il grande filosofo Dallas Willard scrisse a proposito della cultura:
“La cultura si manifesta in ciò che le persone fanno senza pensarci, ciò che è ”naturale” per loro e quindi non richiede spiegazioni o giustificazioni. Tutti hanno una cultura, o meglio, culture multidimensionali di vari livelli. Le culture strutturano la vita. Naturalmente, la maggior parte della cultura di ognuno è giusta, buona ed essenziale, ma non tutta. La cultura è il terreno in cui il male si fa collettivo, allo stesso modo in cui la carne, intrinsecamente buona e retta, è il luogo d’insediamento della malvagità individuale. Preghiamo dunque il nostro Padre di dissolvere le dinamiche malvagie di livello più elevato e tra le altre cose, di aiutarci a riconoscere le trame in cui siamo implicati. Chiediamogli di sostenerci affinché non aderiamo agli schemi del male, di svelarli e di intervenire con efficacia per eliminarli”. ~ Dallas Willard (Divine Conspiracy)
Come tutti i regni, tutti gli stati, tutte le nazioni, tutte le società e tutti i gruppi di persone, anche il Regno di Cristo ha una cultura. La cultura del regno è radicata nella grazia, nella misericordia e nella pace; i tre valori che riassumono l’ethos del movimento del regno del I secolo.
Un modo comune di salutare o di congedarsi per i cristiani del I secolo era “grazia, misericordia e pace” (1 Timoteo 1:2; 2 Timoteo 1:2; 2 Giovanni 1:3). A volte veniva abbreviato in “grazia e pace”, dove la misericordia è implicita nella grazia, ma comunque fosse espresso, i tre valori riassumevano ciò che era centrale nel movimento del regno di Cristo agli inizi.
- Grazia: ottenere (e dare) ciò che non si merita. Si tratta di generosità.
- Misericordia: non ottenere (e non dare) ciò che meritiamo. Ciò è perdono.
- Pace: la riconciliazione, la restaurazione e la completezza che derivano quando una comunità pratica la grazia e la misericordia. Questo è shalom.
La via della grazia, della misericordia e della pace è la via di Gesù; è il nostro “marchio” e la nostra cultura del Regno.
Per ulteriori informazioni sulla cultura del Regno di Cristo, vedere i frutti dello Spirito in Galati 5:22-23, nonché la descrizione dell’amore secondo Paolo in 1 Corinzi 13:4-8 e della saggezza celeste di Giacomo in Giacomo 3:17-18. (Un elenco più dettagliato delle qualità della cultura del Regno e dei riferimenti scritturali è riportato nel Passaporto del Regno).
Da discutere: confrontando la cultura del regno di Cristo con la nostra cultura contemporanea, quali sono alcuni aspetti che presentano forti contrasti e che richiedono coraggio per vivere in modo controcorrente?
Ho un’altra confessione da fare. Confesso che non vedo l’ora di regnare con Cristo. Sembra proprio una brama di potere, vero? Ma ascoltatemi.
Effettivamente, la Bibbia parla di credenti che un giorno regneranno con Cristo. Per gran parte della mia vita l’idea mi ha lasciato perplesso. Su cosa o su chi regneremmo? Non implicherebbe l’esistenza di inutili strutture di potere nell’aldilà? Se i cristiani governassero per sempre, chi sarebbero i poveri disgraziati che verrebbero governati per sempre? E perché il potere dovrebbe essere una motivazione così importante per i seguaci di Colui che ha rinunciato al proprio potere in un atto di amore sacrificale?
Recentemente ho iniziato a vedere alcuni pezzi del puzzle andare al loro posto e ora sono molto entusiasta all’idea di regnare un giorno con Cristo.
Gesù insegna e offre un modello diverso di potere.
Nel Libro dell’Apocalisse, l’apostolo Giovanni ha una visione del paradiso in cui esseri spirituali circondano l’Agnello di Dio e cantano:
Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra. ~ L’apostolo Giovanni (Apocalisse 5:9-10)
Poi, nell’ultimo capitolo della Bibbia, l’apostolo Giovanni scrive:
Non vi sarà più la notte e non avranno bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli. ~ L’apostolo Giovanni (Apocalisse 22:5; vedi anche 2 Timoteo 2:12)
Detta promessa completa la bibbia! Ricordiamo come la Genesi ha iniziato la nostra storia umana: siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio per «dominare» sul creato (Genesi 1:26-27). Il riferimento al dominio non deve essere inteso in termini mondani, come potere di sfruttamento, ma come Gesù ha dimostrato, servendo e amministrando il creato. Noi siamo i custodi della terra, creati per «servire e proteggere» tutto il creato (vedi Genesi 2:15) e ciò include prendersi cura gli uni degli altri.
Noi dominiamo il creato e siamo parte di esso.
Immaginiamo cosa significherebbe avere effettiva sovranità sul proprio io, in quanto riscattato e purificato da Dio. L’autogoverno è più che “il mio corpo, la mia scelta”, perché tutti facciamo continuamente scelte terribili riguardo al nostro corpo. Pecchiamo con ciò che facciamo e con ciò che non facciamo, anche quando sappiamo e desideriamo fare meglio. Cosa succederebbe se conoscessimo e volessimo fare la scelta giusta e anzitutto facessimo davvero la scelta giusta ogni singola volta?
E se la nostra volontà e le nostre azioni fossero sempre in armonia con l’amore? Sto immaginando il compimento della promessa di Gesù nella mia vita. E non vedo l’ora.
Come sarà il giorno in cui decideremo di amare qualcuno in modo pratico, fedele, leale, e lo faremo? Pigrizia, libidine e viltà non si metteranno di mezzo. O decideremo di mangiare bene e allenarci di più, e lo faremo. Le scuse di tempo non saranno un ostacolo. O decideremo di pensare solo cose belle e positive verso gli altri, e lo faremo. O decideremo di accogliere solo sentimenti positivi, e lo faremo. Pensieri tossici e cattivi umori non ci fermeranno. Che giorno glorioso! Quel giorno, regneremo sulla creazione, iniziando dalla nostra stessa volontà, dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni.
Quando preghiamo “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”, stiamo plasmando attivamente il nostro stesso domani. Anticipiamo e accogliamo le nostre versioni future e collaboriamo con Dio per manifestare tutto ciò dal nostro avvenire direttamente nel nostro presente.
Questo è ciò che siamo. Non siamo definiti dal nostro passato, né dai nostri più grandi fallimenti o dai nostri più grandi successi. Non siamo dei falliti e non siamo vittime; siamo definiti da Gesù e da ciò che Lui sta facendo di noi. L’unica cosa che conta del nostro passato è ciò che Gesù ha fatto per noi circa 2000 anni fa, togliendo i nostri peccati e offrendoci il potere purificatore e rigenerante dello Spirito Santo.
Noi cittadini del Regno non siamo il prodotto del nostro passato, ma il prodotto del nostro futuro. Stiamo vivendo il nostro futuro. Non prendiamo spunto da come è il mondo, ma da dove sta andando sotto il governo di Dio. Proprio questa attenzione al futuro ci rende vivi nel presente in modi nuovi, creativi e amorevoli.
Dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso le cose che stanno davanti, proseguo il corso verso la mèta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù. ~ L’apostolo Paolo (Filippesi 3:13-14)
CONCLUSIONE
(Un ultimo pensiero)
Il Discorso della Montagna è spesso considerato la costituzione del regno dei cieli sulla terra; i diritti e doveri per ogni cittadino del Regno di Cristo.
Il presente studio è più importante di quanto potremmo pensare. Ogni volta che la chiesa si è allontanata dalla centralità del Discorso della Montagna, essa ha ceduto all’influenza delle dinamiche di potere culturali ed è diventata una parodia brutta e violenta del Regno di Dio.
Coraggio, dunque. Il tempo che stiamo investendo in questa serie di studi non è soltanto un bene; è un dono di Dio, è intrinsecamente legato al Vangelo, e contiene le chiavi del Regno.
Ricordiamo solo che seguire Gesù è fonte di vita, ma non è facile. Alcuni ci derideranno, ci accuseranno e cercheranno di svergognarci. Tra questi ci saranno persone religiose, persino altri cristiani e altri che avremmo considerato amici. E’ proprio questa l’esperienza dei primi cristiani. Coloro che sposano il legalismo religioso e il potere istituzionale si sentiranno sempre minacciati da chiunque cerchi di seguire Gesù senza compromessi. Ci vorrà coraggio e incoraggiamento reciproco per camminare sulla via di Gesù. Nelle parole dei primi apostoli:
E’ necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio.~ Paolo e Barnaba (Atti 14:22)
Possa Dio riparare ciò che è rotto, rimuovere ciò che è sbagliato e trasformare ogni storia tragica in una storia di redenzione.
AL MONDO CHE SOGNIAMO. E A QUELLO IN CUI VIVIAMO ORA! HADESTOWN
Un brindisi tratto dal musical Hadestown che cattura l’esperienza presente e futura del Regno.
CONTEMPLAZIONE
(Passaggi delle Scritture che riguardano e approfondiscono la nostra comprensione di questo argomento)
Salmo 40 (in particolare il versetto 8); Efesini 2:19; 2 Corinzi 5:17-20; 10:3-5; 2 Timoteo 2:3-4
CONVERSAZIONE
(Parlate insieme, imparate insieme, crescete insieme)
- Cosa ti sta rivelando Dio su se stesso attraverso questo passo?
- Cosa ti sta mostrando Dio su te stesso attraverso questo passo?
- Nel musical Hadestown il cast brinda “Al mondo che sogniamo e a quello in cui viviamo ora”. In che modo ciò riflette la nostra preghiera per il Regno?
- Qual è una cosa che puoi pensare, credere o fare in modo diverso alla luce di ciò che stai imparando?
- Quali domande ti stai ancora ponendo su questo argomento?
CODA
(Epilogo o riflessione finale)
Gesù raccontò una storia sul fare la volontà di Dio che mi ha fatto riflettere sulla possibilità che a volte i non cristiani manifestino il Regno di Dio più dei cristiani. Eccola:
«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. ~ GESÙ (Matteo 21:28-31)
Notiamo che, secondo le loro parole, il primo figlio era in sintonia con il Padre e il secondo era disubbidiente. Ma secondo le loro azioni è vero il contrario. Gesù ci avverte che non basta identificarsi come seguaci della volontà del Padre e ci incoraggia anche a cercare coloro che già seguono Gesù, anche se non lo dicono a parole.
Voglio osservare attentamente come posso imparare ad essere più obbediente, più generoso e più amorevole da tutte le persone che mi stanno intorno e non solo da chi si riconosce cristiano. Il Regno dei cieli qui sulla terra forse è più vasto di quanto capiamo.
Al mondo che sogniamo e a quello in cui viviamo ora.
RISPOSTE BREVI ALLE OBIEZIONI…
- La Bibbia è piena di esempi di uomini e donne devoti che hanno esercitato il potere coercitivo per realizzare la giusta volontà di Dio. Pensiamo a Giuseppe, Daniele, Davide e Debora. Dobbiamo seguire tutta la Bibbia.
No. Dobbiamo amare e studiare la Bibbia perché ci conduca a Gesù, ma i cristiani seguono Cristo. Non osiamo ridurre Gesù a un semplice personaggio biblico. Gesù è il telos, il fine ultimo di tutto.
- Il nostro stato è stato fondato sui principi cristiani (o “viviamo in una nazione cristiana”), quindi i cristiani dovrebbero contribuire a mantenere questi principi a livello politico.
No. Non esistono stati cristiani, solo persone cristiane. La maggior parte delle nazioni considerate “cristiane” sono state fondate attraverso guerre, ribellioni e talvolta genocidi culturali, tutti principi non cristiani.
3. Se le persone buone non si impegnano in politica, l’intera impresa rimane nelle mani delle persone cattive.
No. Chi siamo noi per giudicare chi è una “persona buona” e chi ha un cuore abbastanza puro per guidare?
4. Certo, i primi cristiani non si occupavano di politica, ma questo perché non vivevano in una democrazia (erano nell’Israele occupato). La nostra situazione è diversa e dovremmo agire di conseguenza.
No. Gesù e i primi cristiani credevano che evitare il potere dall’alto fosse un valore importante per la chiesa. Evitavano la politica non solo perché non potevano occuparsene, ma perché facevano parte di un Regno che funzionava secondo principi diversi.
5. Se non voti, non puoi lamentarti di chi viene eletto o delle politiche che attua.
Non lo farò. Il mio obiettivo è altrove.
6. L’apostolo Paolo scrisse che Dio opera attraverso il governo per realizzare la sua giustizia. Quindi Dio vuole che noi ci impegniamo! È scritto chiaramente in Romani 13.
Consiglio da esperto: leggi prima Romani 12.
7. Gesù non disse ai suoi seguaci di comprare delle spade? (Vedi Luca 22:36.) Doveva aver intenzione che fossero usate. Il potere coercitivo non è una cosa negativa quando è usato per una causa giusta.
E qual è stata la reazione di Gesù quando uno dei suoi seguaci ha usato una di quelle spade? Ci deve essere qualcos’altro sotto, penso che tu possa capirlo. (Se non è chiaro, non esitare a chiedermi.)
8. Anche se i credenti non votavano ai tempi della Bibbia (Israele era una monarchia), sicuramente partecipavano alla vita militare. Voglio dire, hai letto l’Antico Testamento?
L’Antica Alleanza non è la nostra alleanza. (E se non siamo ebrei, non lo è mai stata.) Siamo stati adottati nella famiglia di fede di Dio sotto la Nuova Alleanza, che ha modi nuovi e migliori per fare la differenza in questo mondo.
9. Se non ci coinvolgiamo nella politica, nella polizia e nella guerra, siamo troppo passivi e permettiamo al male di diffondersi. Non è amorevole stare lì seduti senza fare nulla.
Questo mi fa proprio girare le scatole. Mi chiedo anche se questo tipo di domanda riveli quanto il pensiero della maggior parte dei cristiani sia intrecciato con il mondo della politica secolare, della violenza redentrice e del potere coercitivo. Semplicemente non riescono a concepire di poter fare una differenza significativa nel mondo se ciò non include l’impegno politico. Ma proprio il ritiro dalla pontificazione politica, dai complotti, dalle alleanze e dalle proteste, così come da tutta l’ansia che ne deriva, non dovrebbe lasciare coloro che sostengono questa visione in uno stato di passività disimpegnata. Abbiamo ancora un lavoro da fare. Spero che questo sia chiaro. (Se così non fosse, rileggete la sezione Commenti qui sopra).
10. [Inserite qui la vostra argomentazione migliore. Sentitevi liberi di usare i commenti. Potrebbe essere divertente].
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