Pregare – prima parte

Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. 

Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta,

rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto;

e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.
Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno,

prima che gliele chiediate.

~ GESÙ (Matteo 6:5-8)

RIASSUNTO: Leggi questo e salta il resto (se vuoi)

  • La preghiera è la nostra risposta a Dio; è lui che ha parlato per primo. Quindi, il primo passo della preghiera è l’ascolto, cioè prestare attenzione a come Dio sia già stato attivo nella nostra vita.
  • La preghiera collettiva (la preghiera in gruppo con gli altri) è più potente quando tutti si incontrano dopo aver già avuto, individualmente, dei momenti privati con Dio.
  • Matteo pone l’insegnamento di Gesù sulla preghiera al centro del Discorso della Montagna, e non è un caso. La preghiera è il fulcro della nostra vita spirituale segreta. Al centro della preghiera del Signore c’è il tema del ricevere e offrire il perdono – perché la grazia, la misericordia e la pace (riconciliazione) sono al centro del Cammino di Gesù.
  • Gesù incoraggia preghiere semplici che non diventano esibizioni di parole forbite, frasi ripetitive o voluminose citazioni delle Scritture.
  • Tutte le esperienze ed espressioni spirituali possono essere inquinate e imprigionate all’interno delle istituzioni religiose. Quando questo accade, la salute spirituale si confonderà con la preservazione istituzionale. Gesù getta all’aria l’intero sistema.
  • Quattro suggerimenti sono offerti per aiutarci ad avere migliori momenti di preghiera privata: pregare intenzionalmente, pregare ad alta voce, pregare in conversazione, pregare la preghiera del Signore.

NUCLEO: (Il cuore del messaggio)

Gesù è Emmanuele, “Dio con noi”. Attraverso la preghiera diventiamo “noi con Dio”.

In breve, la preghiera è una risposta a Dio, che per primo ci ha parlato.

CONTESTO: (Cosa succede prima e dopo questo passo)

Cominciando dal vangelo di Matteo al capitolo 6, Gesù entra in una nuova sezione del suo sermone, istruendo i suoi discepoli su come sviluppare una vita spirituale personale, privata, nascosta e segreta. Ha iniziato dicendo:

State attenti a non fare pubblicamente le vostre buone azioni per essere ammirati, altrimenti perderete la ricompensa

dal Padre vostro che è in cielo.

~ GESÙ (Matteo 6:1)

Poi ci offre tre esempi:

  • dare in segreto (relazione giusta verso gli altri)
  • preghiera segreta (relazione giusta verso Dio)
  • digiuno segreto (relazione giusta verso noi stessi)

In ciascun caso, Gesù sottolinea l’importanza di coltivare una vita spirituale segreta che ci protegga dal cercare il nostro valore e significato da chiunque altro che non sia Dio.

Stiamo affrontando questi tre esempi di spiritualità segreta non con lo stesso ordine in cui le menziona Gesù: abbiamo parlato prima del dare, poi del digiunare, e adesso della preghiera. L’argomento della preghiera è molto più articolato, quindi lo affronteremo in molteplici studi, a cominciare da questo.

Ebrei e cristiani sono sempre stati un popolo di preghiera. Mentre alcune religioni enfatizzano la meditazione (che fa comunque parte del credo biblico), ebrei e cristiani danno priorità alla preghiera, che è una sorta di meditazione conversativa.

Gli ebrei al tempo di Gesù pregavano almeno tre volte al giorno, come anche faceva la prima generazione di cristiani.

Mentre i cristiani recitavano la preghiera del Signore tre volte al giorno come leggiamo nella Didaché:

E neppure pregate come gli ipocriti, ma come comandò il Signore nel suo vangelo, così pregate: Padre nostro che sei nel cielo, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi il nostro debito, come anche noi lo rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male; perché tua è la potenza e la gloria

nei secoli. Pregate così tre volte al giorno.

~ Chiesa Primitiva (La Didaché 8:3)

gli ebrei pregavano le Diciotto Benedizioni di fronte al Tempio a Gerusalemme durante il pomeriggio e quando andavano a letto. In buona sostanza: la fede biblica è una fede che prega!

Al tempo di Gesù, alcuni religiosi potrebbero essere andati intenzionalmente nei luoghi più visibili intorno all’ora delle preghiere pomeridiane per essere visti dagli altri. (“Oh è già ora di pregare nel pomeriggio? Immagino allora che dovrò fermarmi qui al mercato e pregare in mezzo a tutto il trambusto.”) Gesù dice che hanno la loro ricompensa, e quella ricompensa non è intimità con Dio.

Gli ebrei religiosi di solito pregavano in piedi con le braccia tese in avanti. Non c’è alcuna testimonianza che Gesù seguisse rigorosamente gli schemi ebraici di preghiera, ma egli diede la priorità alla preghiera privata personale nella sua vita quotidiana.

Il mattino seguente, Gesù si alzò molto prima dell’alba

e si recò in un posto deserto a pregare.

~ l’apostolo Marco (Marco 1:35)

Dovremmo notare qualcosa su dove Matteo, nel suo vangelo, pone questo insegnamento sulla preghiera, inclusa la Preghiera del Signore e la sua enfasi sul perdonare gli altri. Strutturalmente, gli studiosi sottolineano che questa sezione costituisce il centro del sermone, come a sottolineare l’importanza della nostra connessione con Dio e gli altri, e soprattutto l’importanza della pratica del perdono. Questo non è probabilmente una coincidenza, dal momento che Matteo è metodico. Secondo Matteo, Gesù pone il perdono – il ricevere e offrire perdono – al centro di tutto quello che Gesù vuole insegnarci.

Considerare: (Osservazioni su questo passo)

Quando pregate. Gesù non dice “se pregate” o “dovete pregare”, ma per ben tre volte dice: “quando pregate“. La preghiera è parlare con Dio, e Gesù presume che i suoi discepoli vorranno parlare con colui che ci ama di più chiunque altro al mondo.

“Credo che la descrizione più adeguata della preghiera sia semplicemente ‘Parlare con Dio di ciò che stiamo facendo insieme.'”

~ Dallas Willard (Divine Conspiracy)

Ipocriti. hupokrités greco. Significa “attori”, coloro che si esibiscono su un palcoscenico, persone che si comportano per essere viste, che pongono l’accento sull’esteriore, che fanno finta. Gesù sta parlando della tendenza religiosa umana di esternare un sentenzialismo teatrale, di accusare gli altri in modo plateale. Come dice il teologo anabattista Scott McKnight, nella sua essenza, l’ipocrisia è “la nutrizione dell’immagine.”

Ipocriti! Di voi profetizzò bene Isaia, quando disse
“Costoro dicono di onorarmi, ma i loro cuori sono lontani.
La loro adorazione non ha valore, perché insegnano

comandamenti fatti dall’uomo, anziché quelli di Dio!”.

~ GESÙ (Matteo 15:7-9; citando Isaia 29:13)

Essere ipocrita secondo Gesù è indossare una maschera.

Per essere visti dagli uomini. Gesù non dice che è sbagliato pregare mentre si è visti, ma pregare per essere visti, per fare dell’ammirazione della gente il fulcro della nostra preghiera. Gesù pregava semplici preghiere in pubblico (Matteo 11:25-26; 14:19; 15:36; Luca 24:30) e ci sono molti esempi di cristiani della prima chiesa che pregavano insieme (per esempio, Matteo 18:19-20; Atti 1:14, 24; 2:42; 3:1; 4:23-31; Giacomo 5:16). Ma questi momenti di preghiera insieme dovrebbero essere un’espressione di gruppo di ciò che stiamo tutti sperimentando privatamente, una esternazione della nostra spiritualità segreta. Se scopriamo che preghiamo solo quando siamo con altre persone, dobbiamo prestare molta attenzione a questo insegnamento di Gesù.

Io vi dico in verità. Questa frase, che greco originale è “Amen”, è semplicemente un’affermazione di qualcosa detto. Proprio come oggi, ai tempi di Gesù “Amen” era solitamente detto alla fine di una preghiera o di una dichiarazione, come un modo per dire “Sì!” o “Sono d’accordo!” oppure “è Giusto!” Quindi Gesù sta facendo qualcosa di insolito per il suo tempo, iniziando frasi importanti con “Amen ti dico”. È  come se dicesse “Quello che sto per dirti è così vero, faresti meglio a prestare attenzione.”

Nel pregare non usate troppe parole. La parola greca usata qui (battalogeó) significa usare parole vane o inutili. Potrebbe riferirsi a: – i) un uso eccessivo di ripetizioni, oppure – ii) l’uso di parole infiocchettate che sembrano intelligenti ma non hanno sostanza, – iii) l’uso di speciali parole “religiose” come fossero formule magiche per ottenere il favore degli dei gli dei, una sorta di versione in preghiera di “Abracadabra!” I pagani, ai giorni di Gesù, pregavano diverse divinità e ogni dio poteva avere più titoli o nomi che potevano essere utilizzati e non c’era alcuna garanzia che il dio in questione stesse ascoltando o, se ascoltava, si interessasse abbastanza da aiutare. Così le preghiere pagane spesso suonavano più come il lamentio di bambini piccoli che infastidivano i loro genitori per ottenere ciò che volevano. Mendicare, barattare e adulare con preghiere lunghe e complesse nate dall’insicurezza e dalla paura di non essere ascoltati. Gesù è qui per assicurarci che non dobbiamo usare ripetizioni o formule magiche per ottenere l’attenzione di Dio. Dio non è mai troppo occupato per noi – siamo noi che spesso siamo troppo occupati per Dio. Usare troppe parole per esprimere un’idea semplice sembra essere al centro della preoccupazione di Gesù qui, poiché spiega che sono i pagani a pensare che le loro preghiere saranno più persuasive a causa delle loro “molte parole” (es.: 1 Re 18; Atti 19:34). Gesù sostiene un approccio alla preghiera basato sulla semplicità di espressione, contrastando intenzionalmente la dipendenza religiosa di pregare fino all’eccesso con frasi lunghe e pompose. Questo non è l’unico luogo in cui Gesù identifica la preghiera lunga come un sintomo di religione malsana (per esempio, Marco 12:38-40; Luca 12:46-47). Secondo Gesù, la brevità nella preghiera può essere un segno di fede. Forse la prossima volta che qualcuno ci chiede “in che modo preghi?” possiamo rispondere “brevemente”. Eppure c’è sotto qualcosa di più. La brevità di per sé non è l’obiettivo. Gesù a volte pregava per un’ora o più (Matteo 26:39-40) e si aspettava che i suoi discepoli potessero fare lo stesso (Matteo 26:40-41), e talvolta pregava anche tutta la notte (Luca 6:12). Gesù ha anche raccontato storie di perseveranza nella preghiera (Luca 11:5-8; 18:1-8). Quindi Gesù come la mettiamo? I nostri tempi di preghiera dovrebbero essere lunghi o brevi? Sembra che ci sia una deliziosa ironia nella visione di Gesù sulla preghiera. Gesù sa che quando comprendiamo di non dover pregare con molte parole per far sì che Dio ci ascolti, desidereremo di pregare di più perché la preghiera è il nostro tempo di conversazione con Colui che ci ama di più al mondo. Ma ora un avvertimento: piuttosto che usare questo insegnamento come una mazza per giudicare gli altri (“Ehi quello è il modo di pregare dei cattolici che ripetono il loro rosario più e più volte!” Oppure “Ehi, è come quei pentecostali che blaterano in lingue!” oppure ancora “Ehi, è come Sorella Marta che cerca sempre di impressionare gli altri citando un mucchio di Scritture nelle sue preghiere!” ecc…), dovremmo invece seguire l’insegnamento di Gesù controllando prima i nostri cuori. Usiamo le parole per esprimere il nostro cuore a Dio o per essere notati dagli altri?

“Non ci servono cinque pagine quando bastano cinque parole.”

~ Amy-Jill Levine (Sermone sul monte)

“Riguardo alla preghiera: non è necessario il molto parlare,

ma il pregare molto.” ~ Sant’Agostino (354-430 AD)

Non essere precipitoso nel parlare e il tuo cuore non si affretti a proferir parola davanti a Dio; perché Dio è in cielo e tu sei sulla terra;

le tue parole siano dunque poche

~ Re Salomone (Ecclesiaste 5:2)

Perciò, avviciniamoci con piena fiducia al trono di Dio, per ottenere la sua piena misericordia e trovare la grazia

che ci aiuti nel momento del bisogno.

~ l’apostolo Paolo (Ebrei 4:16)

La semplice preghiera di Elia ha compiuto più delle lunghe, vigorose e insicure preghiere dei profeti di Baal. (Vedi 1 Re 18.)

Come fanno i pagani. Notate che Gesù non esita a mettere chiaramente in contrasto la sua spiritualità con altre religioni del mondo. I pagani (greco, ethnos; una traduzione dell’ebraico goyim) sono qualsiasi popolo al di fuori della famiglia di Dio e di solito si riferisce a chiunque non sia ebreo. Sono questi “pagani” che Gesù ci chiama a diventare discepoli nella Grande Commissione (Matteo 28:19). Gesù ci ha già detto di non pregare come (alcuni) ebrei, e ora dice che non dovremmo neanche pregare come (alcuni) gentili. Egli sta forgiando una nuova via. Questo dovrebbe darci il coraggio di dire la verità in amore riguardo alla realtà di Gesù rispetto ad altri sistemi di credo. Possiamo sempre amare e onorare le persone pur dichiarando chiaramente la superiorità e unicità di Gesù e della sua Via. In definitiva, aiutare gli altri a scoprire la Via di Gesù è la cosa più amorevole che possiamo fare per loro.

entra nella tua cameretta. Uno spazio privato e appartato. In una casa ebraica del primo secolo, questa “cameretta” era usata per lo stoccaggio e sarebbe stata l’unica stanza con una porta. Gesù sta raccomandando una completa privacy per rimuovere qualsiasi distrazione o pressione performativa. La “cameretta” di ognuno può essere diversa, ma trovare quel tempo e quello spazio di solitudine con il nostro Padre è fondamentale. La nostra stanza interna non deve essere uno spazio religioso o un luogo pio, ma qualsiasi semplice luogo che consenta la segretezza. (Per molti di noi, la nostra stanza interna dovrà includere, come minimo, mettere il nostro telefono cellulare in modalità silenziosa.) Notate che qui stiamo incontrando un’altra innovazione irreligiosa portata a noi da Gesù (più su questo nella sezione dei commenti). Quando troveremo la nostra gioia nella sincerità rispetto alla ostentazione, sperimenteremo quanto Dio ci ama e conosceremo anche chi siamo veramente man mano che abbasseremo le maschere.

Segreto. La parola per “segreto” è kruptos, da cui otteniamo la nostra parola “criptico”. Si riferisce a qualcosa che è nascosto. Di nuovo, non c’è niente di sbagliato nella preghiera di gruppo – Gesù si partecipò ai momenti di adorazione nella sinagoga, cosa che includeva molte preghiere comunitarie e i primi cristiani pregavano insieme. Ma Gesù ha una visione realistica, onesta, e compassionevole della debolezza umana. Se preghiamo solo con altre persone, potremmo tendere a distrarci dagli aspetti performativi della preghiera. Nel capitolo precedente abbiamo visto che Gesù insegnò che se la nostra mano ci tenta al peccato, dovremmo tagliarla – una metafora per il principio della separazione radicale dalla tentazione – Quindi i credenti che pregano in pubblico, devono pregare ancora di più in privato per assicurarsi di non scivolare in una performance religiosa. E quando ci riuniremo per un incontro di preghiera di gruppo, sarà ancora più autentico e potente se veniamo come persone che hanno già praticato la preghiera segreta. Ogni preghiera pubblica dovrebbe essere più di quanto appare – dovrebbe essere la punta di un iceberg di preghiera segreta.

Ogni preghiera pubblica dovrebbe essere

la punta dell’ iceberg della preghiera segreta.

~ Bruxy Cavey

il Padre tuo, che vede nel segreto. In questo sermone, Gesù chiama Dio nostro “Padre” (greco patér) un totale di 17 volte e 10 di quelle volte sono in questa sezione (Matteo 6:1-18). Questa  super concentrazione di immagini del Padre ha lo scopo di impregnare tutto questo insegnamento in un senso di cura protettiva e amorevole di Dio. L’Antico Testamento parla di chiuderci in una stanza interna come fa qui Gesù, ma la ragione è diversa: nascondersi dall’ira punitiva di Dio (Isaia 26:20). Qui Gesù non dice che stiamo fuggendo da qualcosa, ma correndo verso Qualcuno. La porta chiusa della nostra stanza interna è progettata per tenere fuori tutti tranne il nostro Padre.

Premio/ricompensa. Le due parole tradotte “premio” e “ricompensa” in questo passaggio sono diverse in greco (vale la pena di sottolinearlo dal momento che alcune traduzioni usano la sola parola “ricompensa”) Il primo (“questo è il premio che ne hanno”) è la classica parola per salario, e tende ad essere usato in contesti economici. Nel complesso, il racconto di Gesù in Matteo sembra dire: vale la pena investire nella nostra relazione con Dio. I risultati sono reali. Ignorare la nostra relazione segreta con Dio diminuirà il nostro benessere. Stiamo veramente derubandoci di qualcosa di valore se ignoriamo i nostri momenti segreti con Dio. Apparentemente, la vita cristiana non dovrebbe essere così altruista da sentirsi in dovere di dire “non ne ricavo nulla”, ma piuttosto il nostro obiettivo è ottenere il giusto beneficio nel modo giusto dalla giusta Fonte. Dio è sempre con noi. Gesù è Emmanuel (Dio con noi). Dio ci dà sempre la sua attenzione. Ma il nostro tempo e l’attenzione non sono sempre rivolti verso Dio. Se possiamo cambiare questo e trovare il tempo per essere veramente con Dio, per rivolgere la nostra attenzione verso Dio, cominceremo a vedere quanto Dio si prende cura di noi, ci presta attenzione, e vuole ciò che è meglio per noi.

Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi;

~ GESÙ (Giovanni 14:3)

Poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. Come possiamo avere una conversazione significativa con un Essere onnisciente? Perché parlare con qualcuno che sa già quello che stiamo per dire? Questa domanda presuppone che lo scopo della preghiera sia quello di trasmettere informazioni o trovare la formula giusta per attingere potere. Ma Gesù sta ridefinendo la nostra comprensione della preghiera come connessione relazionale piuttosto che baratto transazionale o magia manipolativa (per esempio, se diciamo le parole giuste possiamo ottenere da Dio quello che vogliamo). La preghiera, secondo Gesù, è parlare con Dio durante la nostra giornata (anche se lui l’ha già condivisa con noi) e ricordarci del suo amore e della sua cura in ogni momento. Nota che Gesù dice che Dio sa già di cosa abbiamo bisogno, non cosa stiamo per dire. Gesù non ci sta dando un puzzle filosofico ma una parola di incoraggiamento. Non sta dicendo che Dio predice le nostre parole prima che le diciamo, sta dicendo che Dio è con noi ogni momento di ogni giorno e si preoccupa per ogni dettaglio della nostra vita. Inoltre, se non sappiamo cosa dire, possiamo pregare: “Padre, io non so che dire, ma so che tu conosci il mio cuore, e questo è sufficiente (vedi Romani 8:26-27).

Preghiamo per essere vicini a Dio e per discutere il giorno che abbiamo trascorso con Dio, non per informarlo. Una persona che dice: “Perché dovrei pregare se Dio sa già tutto” è come un marito che dice: “Perché dovrei parlare con mia moglie? Viviamo nella stessa casa e lei conosce già le basi della mia vita comunque.” Noi preghiamo, non per raggiungere un obiettivo, ma la preghiera è relazione e la relazione è l’obiettivo.

Nelle parole dello studioso anabattista Stanley Hauerwas,

la preghiera è un’attività perfetta,

perché non viene fatta per nessun altro scopo che per sé stessa

Poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno.

~ GESÙ (Matteo 6:32)

Nello stesso modo, anche lo Spirito Santo ci aiuta giorno per giorno nei nostri problemi e nelle nostre preghiere. Perché, in realtà, noi non sappiamo neppure per che cosa pregare, né pregare nel modo giusto, ma lo Spirito Santo prega per noi con tale sentimento, che non si può esprimere a parole. E il Padre, che conosce tutti i cuori, sa naturalmente ciò che lo Spirito desidera, mentre intercede per noi

in armonia con la volontà di Dio.

~ L’apostolo Paolo (Romani 8:26-27)

“Vivere in fretta significa fare molto ma con poca efficacia. Costruiamo più rapidamente col legno, fieno e stoppia che in oro, argento e pietre preziose; ma l’uno rimane, l’altro si deteriora. Se chi sente il mondo è troppo assordante, riuscisse a ricavarsi un po’ di spazio, e lasciare che la sua mente si stabilisca, come un’ape in un fiore, su qualche grande parola del suo Dio, e riposare su di essa, ponderando fino a quando riesce a penetrare e operare in lui, egli si troverà in un giardino fiorito. Egli incontrerà il Signore lì, e allora certamente molto presto

guarderà il mondo con gli occhi del suo Signore

~ Amy Carmichael (Oro al chiaro di luna)

Amy Carmichael (1867-1951) era una missionaria e attivista in India. Il suo lavoro si concentrava sul salvataggio di ragazze e giovani donne dalla prostituzione nei templi.