Testimoniare nel Mondo
Ambasciatori di un Regno in cammino
C’è un’immagine che i Fratelli in Cristo amano molto: quella di un Dio che non se ne sta seduto su un trono lontano, ma che è costantemente in cammino verso di noi. La storia della Bibbia, in fondo, è la storia di un Dio che “invia”. Chiama Abramo, manda Mosè, ispira i profeti e, alla fine, manda Suo Figlio Gesù. Questa catena di amore non si è mai fermata; oggi, quel testimone è passato nelle nostre mani. Testimoniare, però, non è un dovere pesante, come studiare per un esame difficile. È più simile a quello che succede quando ricevi una notizia meravigliosa: non vedi l’ora di dirlo a qualcuno.
Pensate al cieco guarito da Gesù: quando i religiosi lo tempestarono di domande difficili, lui rispose con una semplicità disarmante: «Una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo» (Giovanni 9:25). La nostra testimonianza inizia proprio qui: dal renderci conto di quanto siamo fortunati ad aver incontrato la grazia di Dio. Se il nostro cuore trabocca, le parole usciranno da sole. Non serve essere grandi oratori; basta essere dei “mendicanti” che hanno trovato il pane e dicono agli altri dove possono trovarlo anche loro.
Uscire dalla saliera per incontrare l’altro
Spesso camminiamo accanto alle persone vedendo solo la loro “etichetta”: il vicino, l’avvocato, la cassiera. Ma testimoniare significa iniziare a vederli con gli occhi di Gesù, che «vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore» (Matteo 9:36). Quando capiamo che ogni persona è qualcuno per cui Cristo ha dato la vita, il nostro modo di salutarli cambia.
Il sale è utilissimo, ma non serve a nulla se resta chiuso nel suo barattolo; per dare sapore, deve mescolarsi al cibo. Così siamo noi: non possiamo testimoniare se restiamo chiusi nelle nostre chiese. Gesù era sempre a cena con persone “poco religiose” e con chi era ai margini. La nostra vita deve avere un profumo di perdono e di pace che spinga gli altri a chiederci: “Ma come fai?”. Tutto questo inizia “sulle ginocchia”: la preghiera è il motore segreto che apre i nostri occhi sul momento giusto per agire.
Cittadini del Cielo: Ambasciatori, non funzionari
Molti si chiedono quale sia il nostro ruolo verso lo Stato. La nostra convinzione è che la nostra cittadinanza non appartenga a una nazione fisica, ma al Regno di Cristo. Non ci chiediamo: “Come posso essere un buon cittadino?”, ma piuttosto: “Come posso essere un buon ambasciatore?”. Un ambasciatore abita in una terra straniera, ne paga le tasse e ne rispetta le leggi, ma rappresenta una cultura e una politica totalmente diverse: quelle del Cielo.
Per questo motivo, molti di noi scelgono di non votare o di non lavorare nel governo, per non mettere la fede in un sistema terreno o rischiare di compromettere la propria vocazione alla pace attraverso compiti violenti. Siamo chiamati a far innamorare i cuori con la bellezza del Vangelo, senza coercizione o forza bruta. Quando la chiesa si “ubriaca” di potere politico, inizia la sua discesa. Preferiamo la via di Gesù, che guida dal basso e serve.
Gesù al centro delle Scritture: La prova del fuoco
Essere testimoni della “Terza Via” significa mantenere Gesù al centro di tutto, anche quando leggiamo la Bibbia. A volte i discepoli sbagliavano perché prendevano come riferimento modelli del passato invece di ascoltare Cristo. Un esempio emblematico accadde quando Giacomo e Giovanni, di fronte al rifiuto di un villaggio samaritano, chiesero a Gesù: «Signore, vuoi che diciamo che scenda fuoco dal cielo e li consumi, come fece anche Elia?» (Luca 9:54).
I discepoli volevano usare il potere di Dio per difendersi e distruggere i nemici, citando un precedente biblico. Ma Gesù li sgridò: «Voi non sapete di quale spirito siete; poiché il Figlio dell’uomo non è venuto per distruggere le anime degli uomini, ma per salvarle». Se non manteniamo Gesù come filtro per leggere tutta la Bibbia, rischiamo di usarla per giustificare la nostra violenza. Il vero amore, quello che siamo chiamati a testimoniare, sacrifica se stesso per il nemico, non sacrifica il nemico per se stesso.
Una scelta personale e consapevole: Il Battesimo
Questa testimonianza nel mondo richiede una scelta consapevole. Ecco perché crediamo nel battesimo degli adulti. Anche se rispettiamo la tradizione del battesimo dei neonati come una bellissima espressione della speranza dei genitori, nel Nuovo Testamento il battesimo segue sempre la fede personale.
Pensiamo al carceriere di Filippi: Paolo e Sila gli annunciarono la Parola e «subito fu battezzato lui con tutti i suoi» perché «aveva creduto in Dio» (Atti 16:33-34). Tutta la famiglia fu battezzata perché tutta la famiglia aveva ascoltato e risposto con fede. Testimoniare significa dire “Sì” a Gesù con la propria voce, immergendosi nel Suo corpo per diventare, insieme ai fratelli, un riflesso vivo del Suo amore nel mondo.
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